
"Lanterns" promette grandi cose per il DC Cinematic Universe La serie esce settimanalmente su HBO Max
Nonostante il clamoroso flop di Supergirl al cinema, l’era di ripresa della DC continua, stavolta in formato seriale. Il progetto designato è Lanterns, la prima produzione della nuova alba della società che riprende le figure degli agenti spaziali i quali, finora, avevano avuto un’occasione non del tutto soddisfacente nel 2011 con il film con protagonista Ryan Reynolds. Stavolta a dividere la scena sono in due. Il veterano Kyle Chandler, il quale veste i panni del noto Hal Jordan pur più grande rispetto a come lo si conosce dai fumetti, e la nuova leva sebbene ormai sempre più affermata Aaron Pierre, il Martin Luther King Jr della quarta stagione dell’antologica Genius e voce di Mufasa nel sequel live-action della Disney.
Di cosa parla Lanterns, la nuova serie DC
@hbomax No evil shall escape their sight. Watch the official trailer now. #Lanterns original sound - HBO Max
La coppia è l’arma principale della serie, un po’ come l’anello che Hal indossa per ricoprire il suo ruolo interspaziale. Ruvido e disilluso, l’uomo deve fare da maestro all’alunno solerte e assertivo interpretato da Pierre. Un duo che si fonda più su una convivenza forzata che per piacere. Finché Hal, infatti, sarà Lanterna verde, il suo giovane compagno non potrà sostituirlo, con questa tensione che stabilisce i toni della relazione tra i personaggi, in un clima a metà tra la diffidenza continua e la comicità che queste personalità conflittuali generano. Un rapporto che fa da base alla costruzione di un racconto che imbastisce l’indagine che li coinvolge, una sparatoria in un campo sportivo del profondo Nebraska dalle connotazioni vendicative e aliene.
Cosa sta accadendo in Lanterns dopo le prime puntate della serie è difficile dirlo, ma è sicuramente intrigante - il totale è di otto episodi in uscita settimanalmente su HBO Max. I personaggi sono insieme complessi e divertenti, il ritmo è sostenuto ma non superficiale e le informazioni arrivano diluite e puntuali, stabilendo presto il pericolo che potrebbe incombere sulla terra e di cui deve mantenere l’ordine l’agente appartenete al Corpo delle Lanterne verdi. Perché è anche e soprattutto in opere così, dove lo sci-fi occupa tutto lo spazio e la fantascienza la fa da padrona, che il tema è sempre del tutto umano. In questo caso è lo sconfinamento dei perimetri, il predominio di una razza su un’altra e il colonialismo di cui si avverte l’incombenza o, tante volte, la paranoia che la sua possibilità produce.
Lanterns tra western e sci-fi
Non mancano infatti in Lanterns cowboy e ranch, in un richiamo al western che da sempre si confronta con il tema della conquista e del confine. Il nemico, pur ancora indefinito, va a cavallo e decide di farsi giustizia da solo. Si prepara all’imminente, presunta invasione. Si fa ostile, guardingo, violento. La prevenzione è una risorsa detentiva e proteggere equivale a distruggere.
Il tutto inserito in codici investigativi dove ad aggiungersi è l’elemento supereroistico, in una equilibrata danza in cui non c’è un registro che supera l’altro e dove la trama riesce ad amalgamare le tante suggestioni con cui vuole lavorare senza che nessuna prevalga. Che è poi il punto della paura che porta alla bestialità degli individui, terresti o extra-terresti che siano: il terrore di venire schiacciati come formiche, essere privati della propria casa, che in Lanterns ha il plus di rendere l’argomento della pace intergalattico. C’è chi nello show ci ha rivisto qualcosa di True Detective, c’è a chi invece ricorda più le stagioni di Fargo. Ma, più avanza, più Lanterns ha il potenziale per definire la propria identità e diventare uno dei titoli da dover guardare del 2026.











































