«La competitività del Made in Italy non può giocarsi più su prezzo e velocità», intervista a Diana Studio "Rumori Quotidiani" è il primo evento fisico del progetto toscano che reinventa il know-how del Maglificio Diana

«La competitività del Made in Italy non può giocarsi più su prezzo e velocità», intervista a Diana Studio   Rumori Quotidiani è il primo evento fisico del progetto toscano che reinventa il know-how del Maglificio Diana

Immerso nel calore accecante di Milano, negli spazi riparati dello showroom di Areté, questo giugno Diana Studio ha dato vita al suo primo evento pubblico. Dagli step di produzione raccontati sulle pareti, presentati affianco ai filati originali, ai capi finali che decoravano il soffitto di Areté, "Rumori Quotidiani" ha offerto al pubblico milanese l'opportunità di esplorare l'universo di Diana Studio da vicino.  

Nato all'interno del Maglificio Diana, azienda tessile toscana con oltre cinquant'anni di storia specializzata nella produzione di maglieria per brand locali e internazionali, Diana Studio prende il savoir-faire del maglificio e lo trasforma in un progetto contemporaneo. L'idea alla base del progetto è radicale: creare un modello produttivo più consapevole, per collezioni contemporanee, accessibili, ma di alta qualità.

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L'evento ha celebrato la storia di Maglificio Diana e il suo futuro, racchiuso in Diana Studio, firmando un augurio per la manifattura italiana da parte di tutti gli artigiani del team, composto da generazioni distanti tra loro ma unite dallo stesso obiettivo: il Made in Italy non deve essere inaccessibile, affermano i rappresentanti di Diana Studio, ma deve anche rispettare gli standard altissimi che da sempre caratterizza la manifattura del Paese. 

In occasioni di Rumori Quotidiani, abbiamo fatto due chiacchiere con Gianmarco Alessandrone Gambardella e Chiara Errica, del team di Diana Studio. 

Come nasce Rumori Quotidiani? 

Essendo prima di tutto produttori, gran parte del nostro lavoro si svolge dietro le quinte: ricerca sui materiali, sviluppo prodotto, prove, macchine e processi produttivi. Sentivamo il bisogno di aprire questo mondo e condividerlo con le persone.

L'evento è stato anche un modo per capire se esistesse una community interessata ad andare oltre il prodotto finito, scoprendo dove nasce un capo, come viene realizzato e quale attenzione c'è dietro ogni scelta. La risposta è stata estremamente positiva. Abbiamo percepito un interesse autentico verso il fatto che Diana Studio non sia semplicemente un brand, ma un produttore che ha deciso di mettersi in prima persona. 

Maglificio Diana è un progetto con oltre 50 anni di storia. Quali sono le caratteristiche che hanno portato l’azienda a resistere alla prova del tempo?  

Con Diana Studio siamo soltanto alla terza collezione in meno di due anni e lo definiamo il nostro esercizio creativo, uno spazio in cui mettere a valore il patrimonio di competenze costruito dall'azienda nel tempo. Se il Maglificio Diana è riuscito rimanere sul mercato con il passare del tempo, è grazie alla capacità di evolversi continuamente, mettendo in discussione continuamente approcci e metodologie.

La continua ricerca e sviluppo su materiali e tecniche produttive, la diversificazione dei mercati e dei clienti e, soprattutto, il valore delle persone che ogni giorno contribuiscono al progetto hanno permesso all'azienda di affrontare il cambiamento come un'opportunità e non come un ostacolo. 

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Diana Studio opera principalmente tramite collaborazioni b2b. Perché avete scelto di presentare una collezione tutta vostra?

Lavorando quotidianamente per altri brand, abbiamo la possibilità di confrontarci con moltissime collezioni, ma sentivamo l'esigenza di creare qualcosa che rappresentasse pienamente la nostra visione. È il nostro esercizio e sfogo creativo: un luogo in cui sperimentare materiali, tecniche e fit con totale libertà, costruendo un guardaroba che rispecchia il gusto e la sensibilità del nostro team.

Questo processo genera valore anche per il nostro business B2B. La ricerca che sviluppiamo attraverso Diana Studio alimenta continuamente il nostro lavoro come produttori, arricchendo le proposte che realizziamo per i nostri partner.

Ma la sfida più importante è un'altra: instaurare un dialogo diretto con il consumatore finale. Volevamo confrontarci con un pubblico consapevole, capire come vengono percepiti il nostro lavoro e la nostra idea di prodotto. Crediamo che oggi esista uno spazio tra il fast fashion e il lusso tradizionale, occupato da persone che desiderano consumare meno, ma meglio. Il nostro progetto nasce anche per rispondere a questa esigenza, proponendo una maglieria contemporanea costruita su qualità, trasparenza e valore reale.

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Qual è la sfida più grande che state affrontando in questo momento? 

La sfida più grande è riuscire a costruire valore in un mercato sempre più condizionato da dinamiche di breve periodo. I continui cambiamenti geopolitici e la crescente pressione sul prezzo spingono molte aziende a ragionare principalmente sui margini, mentre crediamo che la vera sostenibilità non possa limitarsi alle certificazioni, ma debba includere anche la tutela delle persone e delle competenze che rendono possibile la produzione di un capo.

Per noi questo significa anche dare un futuro al distretto tessile e manifatturiero, valorizzando un patrimonio di conoscenze tecnico-artigianali unico e coinvolgendo nuove generazioni capaci di portare idee, energia e nuove prospettive.

Quale invece il traguardo di cui siete più orgogliosi? 

Vedere le persone indossare le nostre maglie, ricevere un tasso di riacquisto così elevato e leggere messaggi di apprezzamento sul prodotto e sul modo in cui lavoriamo sono segnali che ci confermano di essere sulla strada giusta. Per un progetto così giovane, è probabilmente la soddisfazione più grande.

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Operate a Prato, una zona che è stata al centro di grosse controversie negli ultimi anni. Qual è l’idea di Made in Italy che promuove Diana Studio, e secondo voi di cosa ha bisogno il settore manifatturiero italiano per risollevarsi?  

Esiste un Made in Italy e ne esistono molti modi di interpretarlo. L'etichetta, da sola, non è una garanzia di qualità o di etica. Per questo motivo, per noi è fondamentale parlare di un Made in responsabile, fondato sulla trasparenza, sul rispetto delle persone e sulla valorizzazione delle competenze. Ci interessa raccontare non solo cosa produciamo, ma anche come viene realizzato un capo e chi contribuisce a renderlo possibile. Questo approccio vale in Italia così come all'estero: ciò che conta è costruire filiere basate sullo scambio di conoscenze, sul rispetto reciproco e sulla responsabilità.

Per quanto riguarda il futuro del manifatturiero italiano, crediamo che la competitività non possa più giocarsi esclusivamente sul prezzo o sulla velocità. Su quel terreno esisteranno sempre paesi in grado di offrire condizioni più vantaggiose. Il vero valore dell'Italia risiede invece nel suo patrimonio culturale, creativo e manifatturiero: competenze che si sono formate nel tempo e che rappresentano ancora oggi un elemento distintivo a livello internazionale. Per questo è fondamentale continuare a investire nelle persone, nelle maestranze e nelle nuove generazioni, affinché questo patrimonio non venga disperso.

Solo creando prodotti con un reale valore qualitativo, culturale, tecnico ed emotivo possiamo incoraggiare un consumo più consapevole: acquistare meno, scegliere meglio e costruire un rapporto più duraturo con ciò che indossiamo. Per noi è da qui che nasce una sostenibilità autentica.

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