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When drama meets design: intervista a Rachel Freire

When drama meets design: intervista a Rachel Freire

Quando l’intima psicologia del teatro incontra l’estro della moda, è allora che si ha davanti qualcosa di grande. Ed è allora che si può decisamente assistere ad uno show.  A tal proposito l’artista che incontriamo quest’oggi, Rachel Freire, sa davvero come allestire un’opera d’arte completa, fondendo scenografia, dramma, design e teatro, collocandosi in una posizione completamente diversa, innovativa, oserei dire intellettuale all’interno dell’attuale fashion system. Bondage, rouches e biancheria intima coprono le modelle di un’opulenza sadomaso dal gusto spiccatamente teatrale, la cui scenicità evoca a tratti il compianto McQueen del quale, si dice, Rachel conosca i segreti del genio più profondo.

Le sue creazioni sono borderline, calcano la sottile linea rossa che separa gli abiti dai costumi di scena, risolvendosi in pezzi adatti a coprire una donna che la scena la vive, ed in prima persona. Non a caso Rachel Freire è stata scelta da regine del palcoscenico come Courtney Love, Christina Aguilera e Little Boots, ed oggi parla di sé e del suo lavoro a Naplestreetstyle tramite me, che sono rimasta ipnotizzata dal suo lookbook….

1. Ti sei diplomata presso la Central Saint Martins con un Bachelor of Arts in “Theatre Design”, dunque hai avuto un’esperienza a 360 gradi con l’arte. Cosa ha significato questo per il tuo sviluppo personale sia come artista che come persona?
Bhe, io ho sempre creato vestiti, per cui non vedevo alcuna ragione per studiare quel tipo di design. Porto avanti la mia azienda a modo mio, senza rifarmi ad un modello predefinito. Sono autodidatta e mi piace, quindi ho deciso di studiare ciò che mi interessava realmente. Amo l’idea di indagarla psicologia che si cela dietro ai vestiti, e capire che effetto questi hanno su chi li indossa e chi li guarda. Il teatro mi ha aiutata ad esplorare questo aspetto e ad approfondire la mia attenzione su come le cose esistono nel loro ambiente e le implicazioni di tutto ciò. Ora sto traducendo tutto in qualcosa di indossabile, certo, ma ciò significa, spero, che non perderò mai la mia vena drammatica.


2. Cosa pensi della fashion industry inglese?
C’è una fazione abbastanza definita che si basa più sull’arte che sul denaro, ed è ciò che amo. Le persone vanno alla settimana della moda di Londra per vedere l’innovazione, che apre le porte ad ogni tipo di opportunità per la sperimentazione. Non penso che ora farei questo, se non avessi cominciato qui.

3. Le modelle sulla tua passerella sembrano arrivare da una dimensione futuristica, come se fossero amazzoni post-moderne. Sono aggressive e femminili al tempo stesso. Qual è stato il processo creativo che ti ha condotto alla collezione finale?
Penso sia stato il prolungamento del mondo che ho nella mia testa. Io sono davvero un maschiaccio, ma i miei lavori sembrano uscire molto più femminili di quanto io stessa mi sia mai potuto aspettare! Sono piena di contraddizioni, ma in fondo chi non vorrebbe essere mascolina e femminile allo stesso tempo?

4. Quali sono le idee ed i dettagli che hai trovato più interessanti e che hanno catturato la tua attenzione guardando i  lavori dei tuoi colleghi stilisti? Hai qualche sogno segreto di collaborare con qualche brand o artista in particolare?
Mi piacciono i lavori intricati, per cui ora come ora designers come Iris Van Herpen catturano davvero la mia attenzione perché i suoi pezzi evocano mondi alieni. Uno dei miei stilisti preferiti da sempre è anche un mio amico. Il suo brand KmRii è pazzesco, anche se lui è in qualche modo un enigma! I suoi lavori ed il suo mondo mi ispirano davvero tanto. E poi sicuramente Mugler e McQueen sono i miei idoli, con i loro lavori e concetti teatrali.  Non so bene con chi collaborerei. Dipende dal mio stato d’animo.

Penso che purtroppo le persone che ammiro sono quelle più simili a me per ciò che concerne la loro scarsa inclinazione all’attuale assetto del mondo del fashion, per cui la prendo come una sorta di sfida…aspettate per vedere…

5. Possiamo decisamente dire che ce l’hai fatta. Hai qualche consiglio per i giovani stilisti?
Di tenere duro. E’ così semplice cadere all’ultimo ostacolo, e le cose possono richiedere più tempo e risorse di quanto avevate preventivato, soprattutto dal punto di vista finanziario. Tutti hanno i propri obiettivi e la propria strada, ma io credo che ciò che dia una marcia in più è rimanere fedeli alla propria ispirazione e a ciò che si ama, indipendentemente da ciò che succede.

6. Allora, cosa ti aspetta per il futuro?
Non ne ho idea! Bhe, ci sono molte cose, troppe da dire, quindi dovrete rimanere sintonizzati!


1. You graduated at Central Saint Martins with a BA in Theatre Design, so you’ve had a 360 degrees experience with art. What did it mean for your self-development as an artist and as a person?
Well I'll always make clothes so I saw no reason to study it. I'll take the industry on from my own angle rather than a pre-imposed one.. I'm self taught and like it that way so I decided to study what interested me. I love the idea of exploring the psychology behind clothes and how they affect the wearer and the viewer. Theatre helped me explore this and my spacial awareness of how things exist in their envorinment and the implications of that. Now i'm refining it into wearability as well, but it means I'll hopefully never lost my dramatic streak. 
2. What do you think about the English fashion industry?
There is a definite faction based on art rather than money and I love that. London Fashion Week is where people go to see innovation which opens up all sorts of opportunity for experimentation. I don't think I'd be doing this had I not started here.
3. The models on your runaways seem to come from a futuristic dimension,such as post-modern amazons. They are aggressive and feminine at the same time. Which has been the creative process that has taken you to the final collection?
I think its just an extension of the world in my head. I am very much a tomboy but my work seems to come out a lot more feminine than even I had expected! I love things to be durable as I break everything, but who doesn't want to be feminine at the same time???The pieces in my collections follow some sort of abstracted vein of a character in my head and what they would want to wear. As these things change so incrementally, the story itself is lost and the pieces develop and become their own. Once they're finished, I prefer people give them their own stories so I can't tell you.
4. Which are the most intersting ideas and details that draw your attention when you look at others designers’ works? Do you have secret dreams about  collaborations with some particular brands or artists?
I love intricate work, so currently designers like Iris Van Herpen really grab my attention as her pieces evoke alien worlds all of their own. One of my all time favourite designers is also a friend. His label KmRii ( HYPERLINK "http://www.kmrii.com" "_blank" www.kmrii.com) is just amazing, though he's something of an underground enigma! His work and its world really inspires me. And of course Mugler and McQueen are my idols with their theatrical work and concepts. ?I'm not sure who I'd want to collaborate with. it changes with my mood. I think unfortunately the people I admire most are similar to me in that they are mostly not inclined towards the existing world of fashion so I have set myself quite a challenge, but we like those around here.. You'll have to wait and see..
5. We can firmly say that “you did it”. Do you have any advice for young designers?
Stick at it. Its so easy to fall at the last hurdle, and things can take longer than you expect to pay off, especially financially. Everyone has their own goals and paths, but i think staying true to your inspiration and what you love no matter what happens is what brings you out on the other side.
6. So what’s next for you?
No clue! Well, there's many things, too many to mention, so you'll have to stay tuned

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