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hip hop catwalk

interview to Astrid Andersen

hip hop catwalk interview to Astrid Andersen

Astrid Andersen è una giovane stilista danese, laureata da poco e con tutti gli onori presso il Royal College of Art di Londra. Le sue collezioni sono fresche, giovani, ma soprattutto ricche di dettagli non convenzionali, soprattutto per lo sportswear che è la sua inclinazione principale. Insomma, una ventata di novità per la recente fashion week di Copenaghen, dove i suoi modelli in gran parte di colore hanno sfilato su note rigorosamente hip hop, il cui immaginario è fonte di ispirazione costante per la stilista. Nel rimandarvi alla gallery per gustarvi le sue creazioni, vi lasciamo dicendo che l’abbiamo intervistata, e questo è quanto ci ha detto…

ENGLISH VERSION 

1. Cos’è lo stile per te?
Personalità ed atteggiamento. Serve a creare l’espressione individuale che si esprime attraverso un modo di camminare, di sorridere, di parlare, ma anche attraverso i vestiti.

2. Tu vieni dalla Danimarca, ma ora lavori a Londra. Quali sono le differenze tra i fashion systems ed il senso estetico danese e quello inglese?
La scena londinese è molto più sperimentale e all’avanguardia rispetto a quanto accade in Danimarca. Non lo trovo giusto, ed è per questo che ho voluto sfilare a Copenhagen questa volta. La moda danese è troppo focalizzata sull’aspetto commerciale e spesso dimentica il lato divertente che può avere. Devi fare qualcosa di veramente oltraggioso per essere considerato “controverso” a Londra, e questo innalza di molto i confini della creatività.

3. Chi è stata la prima persona a dirti che avevi talento?
Mia mamma. La prima persona che ha creduto in me, invece, è stato Ike Rust, senior tutor del Royal College of Art.

4. Parlaci dell’uomo ideale che veste le tue creazioni. Chi è, da dove viene e dove va?
Innanzitutto è sicuro di sé. Si sente potente e virile, è allegro ma anche terribilmente serio. E’ un intrattenitore, ma al tempo stesso è cresciuto amando i suoi gioielli e il suo denaro. Ama le attenzioni, e ne ha bisogno.

 

5. Se dovessi trovare una parola per descrivere la tua collezione, direi “inaspettata”. Non mi aspetterei mai di trovare della pelliccia su un bomber, è strano, ma funziona! Normalmente crediamo che nell’abbigliamento sportivo “meno è meglio”, ma tu decisamente rompi questa regola. Cosa ne pensi?
Non penso che “più” sia meglio. Provo a infondere la mia estetica più che posso, col mio uomo in testa, ma cerco sempre di avere un equilibrio. Cerco di incorporare la funzionalità nei miei disegni e allo stesso tempo cerco di alimentarla al massimo. Voglio che l’uomo che vesto appaia forte, non ridicolo.

6. Ho letto che hai preso ispirazione dall’hip-hop e dai matador spagnoli, mondi così separati e lontani. Qual è stato il processo creativo dietro la collezione 2011?
Questa volta è stato l’universo del film di Spike Lee “Fa la cosa giusta” e degli artisti hip hop Public Enemy, al modo in cui loro combinano aggressività, humor e destrezza. Adoro la potenza che c’è nella scena degli anni ‘80.
Ho lavorato a stretto contatto con lo stilista danese Simon Rasmussen, che ha lasciato la sua impronta sulla collezione, ed averlo avuto bel mio processo ha dato alla collezione un imput maschile che l’ha reso super attuale.

7. In passato hai usato molto rosa, un colore molto femminile. Non hai mai pensato che potesse risultare strano vedere uomini muscolosi con pantaloncini e calzini rosa?
Questa volta, infatti, deliberatamente ho scelto di non usare il rosa. Adoro gli uomini muscolosi in rosa, per qualche ragione amo i cropped tank tops e i pantaloni trasparenti. E’ strano, e non è considerato virile, ma è ciò che amo, aggiungere un po’ di personalità così il look diventa virile e sexy allo stesso tempo.

8. E adesso un’adulazione personale: adoro la borsa con il pallone da basket nella catena dorata. Lo voglio! Grazie ancora, NSS ti supporta!
Grazie mille


 

ENGLISH VERSION 

1. What does “style” mean to you?
Personality and attitude. To create an individual expression which can done through a certain walk, smile or talk as well as through clothes.  

2. You are from Danmark, but you’re London based. Which are differences between Danish and Enghlish fashion system and esthetical sense?
The fashion scene in London is alot more experimental and avantgarde as apoosed to Danish fashion. which is a shame and also why I wanted to show in Copenhagen this time. Danish fashion is too focused on beeing only commercial that it forgets to have fun it seems. You really need to do somethig outragious in London to be considered controversial which only raises the bare for creativity.

3. Who has been the first person who told you that you were talented?
My mum. First person who made me belive it, was Ike Rust, seneor tutor from the Royal College of Art. 

4.Tell us about the ideal man who would wear your clothes. Who is he, where he comes from and where is he going to? 
He is confident, above all. He feels powerfull and masculine and is playfull but dead serious. He is most likely an intertainer but he is real and actually grownded at the same time as he loves his bling and swag. He loves the attention and he deserves it. 

5. If I should find a word to describe your creations, I would use “unexpected”. I could never expect to find some fur on a bomber, it’s kind of weird, but it works! We usually thinks that in sportswear “less is better”, but you clearly break this rule. What do you think about it?
I dont think more is better. I try and push my estetic as far as I can, with my man in mind, but for me its a balance as well. I try to incorparate funcktionalety into my designs and at the same time powerdressing him to the max. I always want him to look strong, and never looking silly.

6. I’ve red that you have taken inspiration from hip hop and Spanish matadors, such separate and far worlds. Which has been the creative process behind the 2011 collection?
This time it was the univers of spike lees movie ´do the right thing´ and the hip hop artists Puplic Enemy and how they combine aggrsiveness, humor and cleverness. I love how theres so much power within this scene around this time of the late 80s.
This time though I have been working very closely with Danish stylist Simon Rasmussen, who has had his fingerprint on the collection as well and he is exactly all of the above mentioned, so having him in my process has given the collection a male input which works super well actually. 

7. You have used a lot of pink, that is a very feminine color. Haven’t you thought that people could find it strange to see muscle men wearing pink trousers and socks?
This time i deliberatly did not use any pink at all. I love muscle men in pink, for the same reason I love cropped tank tops and seethroug trousers. It IS strange. And not considered masculine, but thats what I love, to add a certain amount of attitude so it becomes masculine and sexy at the same time.  

8. Now a personal flattery: I simply LOVE the chain bag. I want one NOW!
thanks x2 :) 

Thank you so much, Naplestreetstyle supports you!  

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