
La svolta surrealista dei tacchi di lusso Nell'ultimo fashion month si è parlato più di scarpe che di vestiti

A giudicare dalle collezioni presentate durante il fashion month appena concluso, per capire dove sta andando la moda non bisogna solo guardare il taglio delle giacche o la lunghezza delle gonne, ma concentrare l'attenzione soprattutto sulle calzature. Negli ultimi fashion show hanno calcato la passerella scarpe, in particolare col tacco, dal design singolare e dalle forme ricercate: alcune decisamente eccentriche, altre più concettuali, ma tutte capaci di rubare la scena a qualsiasi abito. Ma perché i brand di lusso stanno puntando in modo così deciso su un footwear più surrealista?
Meno norm-shoes, più freaky shoes
Secondo recenti analisi di Vogue Business, l'esplosione della domanda di freaky shoes risponde innanzitutto a una precisa dinamica economica: di fronte al calo delle vendite che sta colpendo il mercato delle borse di lusso, le scarpe rappresentano un punto d'accesso finanziariamente più accessibile, permettendo ai brand di riconquistare la preziosa fascia dei clienti aspirazionali. La calzatura finisce così per agire come un vero e proprio “dettaglio-manifesto” di una collezione: un singolo paio di scarpe consente all'acquirente di appropriarsi dell'immaginario e anche dello status di un marchio senza doverne acquistare l'intero guardaroba. Per le maison, inoltre, spingere sulla complessità di costruzione delle calzature significa esibire il proprio virtuosismo artigianale, trasformando un accessorio in un concentrato di pura maestria manifatturiera.
Tale scelta, al contempo, permette di erigere una barriera tecnica contro la contraffazione, rendendo questi modelli quasi impossibili da replicare per il mercato del fake. Oltre all'aspetto finanziario, si affianca una ragione puramente stilistica: un tacco estroso trasforma radicalmente e soprattutto “dà carattere" anche al look più essenziale e normcore, confermando come la formula “vestiti basici + scarpe pazze” funzioni ancora. Non va poi sottovalutata la natura strettamente mediatica del trend: all'interno di un panorama digitale ipersaturo, la calzatura stravagante funziona come un formidabile thumb-stopper, un contenuto ad alto impatto visivo che i brand sfruttano dedicando interi post e reel ai dettagli delle calzature viste in sfilata.
Tacchi whimsical e calzature storiche
Dentro l’universo dei tacchi surrealisti possiamo distinguere diversi filoni estetici. Il primo che si può osservare nelle ultime collezioni fa capo all’estetica whimsical dove i tacchi nascono da un immaginario fantastico, ludico e, a tratti, fiabesco. Dalle scarpe con tacco a farfalla o con punta a forma di coccinella di Thom Browne, fino alle décolleté della SS27 di Burberry con emoji pendenti, questi modelli fanno leva sul cosiddetto dopamine dressing: la tendenza dei brand nell’uso di forme, dettagli e colori audaci per stimolare il buonumore e suscitare emozioni positive in chi li indossa. In diversi casi, le fonti di ispirazione spaziano dal sacro al profano: Dolce&Gabbana, ad esempio, propone tacchi-rosario e stivali che sembrano modellati sulla struttura di una mitra papale mentre Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood realizza zeppe che riproducono le corna e la coda di un diavolo.
Restando su note ironiche e spensierate, Moschino porta in passerella décolleté impreziosite da fiocchi con un effetto "plastilina", mentre McQueen rispolvera una calzatura che ricorda parti dell'armatura di un cavaliere medievale. A tal proposito diversi brand si sono ispirati a calzature storiche: Acne Studios, ad esempio, punta su scarpe che sembrano esser state rubate dall’armadio di Maria Antonietta mentre Hodakova propone un ibrido tra una classica monk strap inglese e una calzatura dal tacco a rocchetto alla Luigi XIV. Da Valentino, Alessandro Michele manda in passerella mules dal gusto retrò, degne di una diva della vecchia Hollywood e Michael Rider per la SS27 di Celine rivisita le jazzy shoes zizi alla Gainsbourg, trasformandole in raffinate scarpe col tacco.
Surrealismo opulento
Sicuramente il ritorno dei tacchi surrealisti è da ricondurre al lavoro di Matthieu Blazy, che da quando ha preso le redini di Chanel si è decisamente sbizzarrito nelle proposte footwear: pensiamo alle scarpe bicolore presentate nella sua collezione di debutto e andate sold out all’istante, a quelle d’ispirazione fiabesca, quasi disneyana, delle sua più recente Couture, fino ad arrivare alla sua ultima collezione ready to wear dove troviamo tacchi dai fregi barocchi, talvolta ricoperti di bottoni sulla punta o decorati con simboli delle carte da gioco come picche e cuori.
Questo surrealismo opulento di cui Blazy è stato apripista ha influenzato altri creativi che hanno trasformato le loro calzature in veri e propri pezzi d’alta gioielleria: è il caso delle décolleté dal tacco a serpente dorato di Saint Laurent, delle scarpe in satin a punta impreziosite da gocce e brillanti di Ferragamo e degli stivali scultorei tempestati di strass e cristalli dell’ultimo fashion show di Rick Owens.
Pump heels e tacchi concettuali
Un altro chiaro segnale di questo rinnovato interesse per le freaky shoes è il ritorno dei tacchi con platform audaci: sulle passerelle le abbiamo viste in velluto o ricoperte di brillantini da The Attico, sotto forma di stripper heels rosa shocking da David Koma mentre Nicola Brognano, per la sua ultima da 7 For All Mankind, ha ridato appeal ai pump heels chiamati anche ironicamente scarpe "ammazza-caviglie".
Infine non passa inosservata la tendenza di alcuni brand nel proporre tacchi architettonici dal design più concettuale: basti pensare alle stiletto-cerniera dal tacco curvo di Givenchy, alle ultra-décolleté di Paloma Wool ispirate a Margot Tenenbaum o ai modelli firmati Victoria Beckham, la cui forma sembra imitare le gambe di raffinati tavoli in legno antico. Le sperimentazioni non mancano anche da Marni dove troviamo delle Mary Jane con calza integrata e, sulla stessa scia, Julie Kegels reinventa delle décolleté in vernice che si raccordano a un lungo cinturino posteriore per dare vita a una sorta di stivale scomposto.
Un oggetto da collezione
Guardare alla scarpa col tacco come a un oggetto di design sperimentale, pensato per ridefinire la silhouette e persino alterare la percezione del corpo umano, anziché rispondere a una funzione puramente pratica, non è di certo un’invenzione dell'ultima ora. Se guardiamo alla storia della moda, il prestigio di molte maison si è consolidato non tanto per gli abiti portati in passerella, quanto per le architetture che hanno messo ai piedi delle loro modelle. Il tacco è stato ed è per molti stilisti molto più di un semplice accessorio: è uno spazio attraverso il quale i designer provano a spingersi oltre il perimetro del possibile.
Lo testimoniano creazioni entrate nel mito per il loro design estremo e pericoloso: le super elevated gillie di Vivienne Westwood, le armadillo di Alexander McQueen e le bubble heels di John Galliano ne sono un esempio perfetto. In altri casi, più che di tacchi surrealisti, sarebbe meglio parlare di autentiche geometrie scultoree in equilibrio tra il fetish e il grottesco: pensiamo alle celebri ballerine da punta col tacco a spillo firmate da Christian Louboutin insieme a David Lynch, alle heel-less che sfidano la gravità di Noritaka Tatehana, fino a esempi più recenti come i kiss boots e i tacchi cantilever di Rick Owens.
Questi oggetti, perennemente sospesi tra tortura e seduzione, hanno travalicato la dimensione della passerella per trasformarsi in veri e propri reperti da museo all'interno dell'infinito archivio della storia del costume. Proprio per questo, tra i motivi principali di questo ritorno al surrealismo nel footwear di lusso c'è forse anche la scelta delle maison di alimentare il mercato del collezionismo. Negli ultimi anni, infatti, all'interno del mercato del resale d'alta gamma, è stato registrato un forte ritorno d'interesse per i tacchi scultorei e, in generale, per le scarpe d’archivio.
Questa tendenza è confermata anche dal Luxury Resale Market Report, il quale evidenzia come l'attrazione verso prodotti bizzarri, in edizione limitata, sia una colonna portante della crescita del mercato del resale di lusso, destinato a superare i 104 miliardi di dollari entro il 2035. In quest’ottica, i brand si stanno muovendo su un doppio binario temporale. Da un lato, assecondano i desideri immediati di una clientela che ricerca calzature sempre più eccentriche, dall’altro giocano d’anticipo proponendo sia riedizioni di modelli vintage sia scarpe dal design esclusivo. Queste ultime vengono concepite sin da subito come vere e proprie opere d'arte in miniatura, destinate ai fashion collector del presente e del futuro: pezzi unici da custodire nella propria cabina armadio, da monetizzare un domani su piattaforme come Vestiaire Collective o, nel caso delle décolleté più preziose, da aggiudicarsi alle aste di settore.