Julie Kegels studia la gravità per la collezione SS27 Lo show della designer ha aperto la Paris Fashion Week

Recentemente incoronata dal LVMH Prize, la designer belga Julie Kegels aveva l'onore di aprire la Fashion Week di Parigi per la stagione Primavera-Estate 2027. In un'edizione parigina decisamente più consapevole del mondo e del suo ambiente, la giovane designer ha presentato una collezione poetica e profondamente concettuale intitolata Apple of the Day. Riflessione sottile sulla gravità, sul peso delle imposizioni e sul lasciar andare, questa sfilata ha colpito per la sua leggerezza ingannevole e il suo acuto senso della decostruzione.

Sapere che tutti gli sguardi della moda internazionale si poseranno su di sé per aprire la settimana parigina è una responsabilità non da poco. Ma Julie Kegels sembra aver soppesato il peso di ogni parola e di ogni taglio. Con Apple of the Day , la designer non fa solo riferimento al rituale quotidiano della mela a cui è affezionata, ma evoca anche la mela di Isaac Newton per costruire una meditazione globale sulla gravità - in senso letterale come in senso figurato. Si parla di caduta, ma anche di pressione: quella che si subisce, e soprattutto quella che ci si impone. Per rispondervi, la designer alleggerisce le sue silhouette dal loro peso. Si intravedono spalle nude attraverso le maglie a giorno di un pullover, mentre le spalline, letteralmente rovesciate, pendono con nonchalance lungo le braccia. I giochi di trasparenza mettono in scena l'assenza e il corpo nudo in effetti ottici in cui i capi sembrano tenersi come per magia.

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Per tutta la durata di questa processione, domina un'impressione di metamorfosi permanente: gli abiti sembrano costruirsi e disfarsi direttamente sotto i nostri occhi. La camicia classica viene troncata per diventare un top minuscolo, abbinata a una gonna a tubino infilata alla bell'e meglio, o ornata di una bottonatura sfalsata. Il pantaloncino di jeans, sovradimensionato e dotato di risvolti, conserva un aspetto volutamente incompiuto. Questo lavoro sulle proporzioni si estende ai pantaloni e alle tele di jeans, dove il cavallo viene rielaborato fino a quasi scomparire. A metà tra gonna e pantalone, il capo ostacola il movimento: per avanzare sulla catwalk, la modella deve a volte afferrare il tessuto con entrambe le mani. L'attraversamento risulta tanto più sinuoso in quanto la passerella riserva la propria sorpresa: tra i gradini, il podio diventa una sorta di tela tesa su cui le silhouette sembrano rimbalzare, un esercizio di alta acrobazia sui tacchi a spillo. Questo disagio trova un'eco nostalgica nel trattamento dei collant, indossati molto bassi, con un cavallo esageratamente calante. Un chiaro riferimento ai ricordi d'infanzia, a quella sensazione familiare del collant che scivola per tutto il giorno e che bisogna rialzare in modo (spesso) tutt'altro che aggraziato.

La sfilata assume allora l'aria di una processione onirica, popolata di abiti usciti da un sogno - un sogno attraversato da « falsi raccordi ». I capi vi sono indossati al contrario, come nel caso di un top realizzato a partire da una giacca di jeans le cui cuciture verticali dorsali si ritrovano sul davanti. Più in basso, abiti e top bustier sono migrati sui fianchi per trasformarsi in gonne. Anche la biancheria intima subisce una metamorfosi. Si distinguono i resti di diversi reggiseni - questi « leftovers » evocati da Lara Violetta in un video di preparazione della sfilata - sovrapposti nello stesso punto. Avendo perso la loro funzione primaria di sostegno, diventano ornamenti indossati con orgoglio sopra i vestiti. È una critica in filigrana delle imposizioni fatte al corpo femminile, ma anche un'evocazione nostalgica del tempo che passa: questi frammenti tessili ricordano il peluche dell'infanzia, quell'oggetto feticcio a cui si rimane attaccati per tutta la vita. 

Julie Kegels non dimentica tuttavia i suoi elementi signature. La custodia da lavanderia in plastica, una sorta di motivo feticcio, viene qui reinventata in una versione sempre più glamour: ora dotata di un manico, si porta a spalla come una vera borsa. Allo stesso modo, le paillettes della sua collezione precedente riappaiono come i resti di una festa passata, questa volta imprigionate sotto l'organza trasparente di un abito. Al termine di 42 silhouette - un numero tutt'altro che casuale, carico di simbolismo matematico e tecnologico - Julie Kegels conferma di padroneggiare non solo l'arte del vestire, ma anche quella della narrazione. Trasformando i vincoli del corpo e il peso del mondo in uno spettacolo di leggerezza e poesia, la designer belga dimostra di meritare ampiamente il suo LVMH Prize e offre a questa Fashion Week parigina un'apertura memorabile. 

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