I 5 migliori show della Milano Fashion Week Women’s SS27 E non sono i soliti nomi

Questa stagione a Milano è stata tutto sommato gradevole: l’esigenza di essere commerciali ha spinto i designer verso un rinnovato senso di concretezza e dunque le collezioni erano più leggibili, più centrate, più solide anche se non sempre troppo eccitanti. Interessantissimo è stato vedere restringersi il terreno di separazione tra i grossi brand e gli indipendenti in termini di casting, location e naturalmente di qualità della produzione. La città è parsa dunque positivamente più viva ma, chiaramente, l’assenza di cadute è stata controbilanciata con un’assenza di esaltazioni: la normalità rassicura, ma può anche lasciare freddi.

Ma in ogni caso gli show notevoli della stagione non sono mancati, ed ecco dunque i 5 migliori show della Milano Fashion Week Women’s SS27

1. Ferragamo

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Un personal best per Maximilian Davis da Ferragamo che, questa stagione, ha dato davvero tutto con uno show ricco di idee, molto pragmatico ma anche solidamente concettuale, coerente. Molto interessante è stato giocare quasi tutti i look su una palette di colori terrosi e ocra, illuminati da sprazzi di bianchi e neri, di verde, blu e rosso. Una bravura che non è passata inosservata ma che, nel sistema più largo della moda, fa spesso sembrare Davis come la “fiamma sotto il moggio” del Vangelo. Inutile dire che, con i rumor dell’uscita di Vaccarello da Saint Laurent, molti hanno iniziato a dire che la fiamma del designer di Ferragamo splenderebbe di più sulla poltrona creativa del brand francese. E noi siamo d’accordo.

2. Bottega Veneta

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Bottega Veneta è un brand “facile”? Non perché lo sia il suo design (la sua intricatezza fa parte dell’identità del brand stesso) ma perché da Lee a Blazy fino all’attuale Trotter la sua identità è diventata sempre più legata a un approccio che predilige la materia e la sua manipolazione insieme a silhouette e volumi riconoscibili ma astratti. Nonostante Trotter sia da sempre bravissima, questa collezione era diretta con mano più sicura, con tratto più pulito ma soprattutto con un proliferare di interessanti dettagli che erano una vera meraviglia per gli occhi.

3. Institution by Galib Gassanoff

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Il suo lavoro può piacere o meno a seconda dei punti di vista, così come le valutazioni sul designer possono anche cambiare. Ma c’è da dirlo: Gassanoff è il designer che porta in passerella i lavori più complessi e architettonicamente studiati dell’intera città. Questa collezione, ispirata al tradizonale kelaghayi dell’ Azerbaijan, mostra come elementi di una certa cultura possano essere integrati in una collezione non come decorazione esteriore ma nella stessa cucitura e costruzione degli abiti. Gli abiti chiari decorati con orli colorati che hanno chiuso lo show erano stupendi, del tutto originali nella loro concezione e riuscivano a risultare sia quasi conservatori nella copertura integrale che garantivano al corpo che del tutto avant-garde nella loro assenza di rigidità.

4. Jil Sander

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Jil Sander, insieme forse a Prada, è il brand su cui tutti hanno sempre da dire qualcosa: è minimalismo o no? La verità è che il minimalismo è un campo da gioco ristretto e che, se vogliamo parlare di vestiti pratici per la vita, ci dovremmo limitare a cinque o sei pezzi classici e immutabili. Ma Bellotti questa stagione ha voluto far di più: alterando di relativamente poco l’altezza di un bottone o la costruzione di una giacca ha spostato del tutto la forma dell’abito stesso. È un cambiamento impercettibile finché non smette di esserlo, per così dire. L’idea di un volume “sbagliato” che deformando un capo noto ne espande il senso è stata esplorata con una sorta di quieta energia questa stagione. Ma sembra che Bellotti stia solo iniziando a divertirsi.

5. Francesco Murano

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Francesco Murano è l’esempio di una semplicità che non diventa mai stagnante. I suoi abiti sono ricchi ed elaborati ma mai al punto di scavallare oltre l’orizzonte del senso: il suo design è pulito, è chirurgico, sa cos’è e dove vuole arrivare. Serve una certa saldezza d’animo per non cedere alla tentazione di essere eccentrici. Pure il suo brand, come altri sia a Milano che nel mondo, è minimale ma ci vuole moltissima disciplina per essere minimali senza essere noiosi. Certo piacerebbe vederlo alla prova con il daywear e altre categorie ma è quasi calmante, in un’era di volumetrie esagerate, trend scopiazzati e reggiseni al vento, vedere un designer dal gusto così preciso e centrato.

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