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Gli Oscar di nss magazine

Assegniamo i nostri personalissimi premi ai meglio vestiti della serata

Gli Oscar di nss magazine Assegniamo i nostri personalissimi premi ai meglio vestiti della serata

Non abbiamo fatto in tempo a sbellicarci davanti al monologo di Aubrey Plaza agli Indipendent Spirit Awards, che nel giro di ventiquattr’ore la crème de la crème del jet set di Hollywood ha chiamato un taxi e si è (letteralmente) spostata dalle spiagge di Santa Monica al Dolby Theatre di Los Angeles. Perché? Per scoprire, dopo un anno di fatiche e sacrifici, chi si è aggiudicato le statuette più ambite dal mondo del cinema. It’s Oscars time, bitches.

Gli Oscar sono da sempre i riconoscimenti cinematografici per eccellenza. È quasi poetico accorgersi allora che quest’anno i premi principali hanno esaltato film che sfidano la paura del diverso e celebrano l’integrazione, come l’Oscar a Green Book di Peter Farrelly, o il premio alla sceneggiatura non originale a BlacKkKlansman (che per la prima volta ha regalato una vittoria al genio di Spike Lee in una sezione competitiva); e soprattutto ad artisti e performer che americani non lo sono, come il Miglior Attore a Rami Malek, di origini egiziane, o l’Oscar a Olivia Colman (fantastica Regina Anna in The Favourite, di Yorgos Lanthimos), volto del cinema e della comicità british.

Si sa, la notte degli Oscar per lo star system genera più hype della release di un nuovo paio di Yeezy. La sfilata di stelle, stelline, starlette è sempre nell’occhio del ciclone e il pubblico è un amante lussurioso ed esigente. All the stars are closer! Ce lo dice anche Kendrick Lamar (il grande assente della serata), nel brano realizzato per la soundtrack di Black Panther (e in corsa all’Oscar per la Miglior Canzone originale). Divi e dive del cinema, insieme sul red carpet più ambito del mondo. Ma erano davvero tutti belli, belli, belli in modo assurdo? Tra gli abiti d’alta moda e le cascate luccicanti di gioielli inenarrabili (cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare), sotto le scintillanti flashing lights anche il brufolo più in erba può diventare un bubbone imperdonabile. È il momento di decidere, senza pietà: chi ha vinto la guerra di stile alla 91ª edizione degli Academy Awards?

Ecco la lista dei premi che abbiamo voluto consegnare noi di nss.

 

“GHENG” AWARD

A guadagnarsi il premio più succulento è Spike Lee, che oltre a vincere per la simpatia (l’abbraccio a Samuel L Jackson è già entrato negli annali dell’Academy) conquista il red carpet con passo deciso, in un completo viola (un omaggio a Prince) con tanto di berretto e tirapugni d’oro che recitano “Hate/Love”. Ma le vere protagoniste sono le scarpe: un paio di Air Jordan III “JTH”, con la tomaia in pelle d’oro e sul tallone la grafica della “40 Acres & a Mule Filmworks”, la sua casa di produzione cinematografica. Spettacolari oltre ogni limite.

 

“CUZ I SLAY” AWARD

Jennifer Lopez, ricoperta da un mosaico di specchi rotti che saranno costati 700 anni di sfortuna a Tom Ford. Ma per Jenny from the block è una sfiga che vale la pena scontare.

 

“I’M A DRAMA QUEEN” AWARD

Non è da meno Billy Porter: la sua entrata è teatrale, in un tuxedo firmato da Christian Siriano in velluto nero, reso ancora più regale da una gonna ampia ed elegantissima. Attenzione, però, a non fare confusione: non si tratta di una drag in costume, ma di un uomo in abito lungo. E anche stavolta, abbiamo sconfitto il gender.

 

“EXTREME MAKEOVER – DIOR EDITION” AWARD

Charlize Theron lascia tutti a bocca aperta, presentandosi senza Brad Pitt (che si vocifera essere ufficialmente il suo bae, tra Martini Dry e acque minerali), inaspettatamente mora e in un incredibile Dior Haute Couture arricchito dai gioielli di Bulgari.

 

BEST COUPLE AWARD (anche se con la suocera sono un trio)

Non potevano che essere loro: Bradley Cooper (in Tom Ford) e Irina Shayk (in Burberry), protagonisti su tutti i fronti. Il primo perché sale sul palco e canta Shallow con Lady Gaga, regalandoci il momento più romantico ed erotico di tutta la serata; la seconda perché applaude a quest’ambigua amicizia senza tradire la minima espressione di gelosia. Anzi, qualche minuto più tardi sfoggia un sorriso smagliante e abbraccia anche Gaga per congratularsi. Yas, Irina!

 

“TONIGHT I WANT TO MAKE A STATEMENT” AWARD

Lady Gaga, dal canto suo, non fa troppo parlare di sé. La delusione è nell’aria, i fan su Twitter non la perdonano. Il suo look è sobrio, un Alexander McQueen by Sarah Burton nero, elegante ma senz’arte né parte (sono lontani i tempi delle Armadillo o degli Alexander McQueen by Alexander McQueen), arricchito però da un gioiello d’eccezione: un diamante di Tiffany da 128 carati, indossato in 150 anni soltanto dalla socialite Mary Whitehouse, da Audrey Hepburn e – oggi – dalla nostra Stephanie Germanotta.

 

“TONIGHT I ACTUALLY MADE A STATEMENT” AWARD aka PREMIO “ESGHERE”

Mahershala Ali: un uomo, un sogno. La sua performance in Green Book era di per sé già indimenticabile, ma dopo ieri sera la sua figura entra a gamba tesa nell’Olimpo dei più grandi. E non perché si è portato a casa il secondo Oscar in due anni (peraltro, nella stessa categoria), ma perché il suo berretto in lana riesce nell’impresa che si era prefissata il diamante di Lady Gaga: lasciare un segno. Solo che Gaga ci prova con un gioiello del valore di più di 30 milioni di dollari, mentre Mahershala ci riesce con un beanie. Chapeau. What else?

 

BEST FOOTBALL FAN AWARD

Che gli vuoi dire a Viggo Mortensen? Al contrario del suo collega Ali, la statuetta per il Miglior Attore non se l’è portata a casa. Ma Viggo è un bonaccione e non sembra esserci rimasto troppo male. Anzi, sembra avere proprio altro per la testa: intervistato sul red carpet, sfoggia orgoglioso sotto la giacca, fermo sul cuore, lo scudo del San Lorenzo de Almagra (di cui si è appassionato durante gli anni in Argentina). Ma davvero, ma a Viggo Mortensen, che cos’altro gli puoi dire?

 

AELEGANTIAE AWARD

Ormai performer più che lanciato nel panorama cinematografico sia americano che europeo, Nicholas Hoult sorprende tutti in un completo di Dior fresco di runway, morbido, elegantissimo, in perfetto ton sur ton sulla finesse inglese che lo contraddistingue (prima di essere conosciuto come la Bestia nella saga di X-Men, ci piace ricordarlo come Tony Stonem di Skins – e chi dimentica è complice). Quanta strada per un delinquente di Bristol. Semplicemente stupendo.

 

IN MEMORIAM AWARD (R.I.P. KARL)

Parlando di eleganza, Tessa Thompson vince il premio alla sobrietà, omaggiando Karl Lagerfeld con un tubino nero di Chanel impreziosito da incredibili dettagli in oro. Che classe.

 

“IF I WAS A FRANCIS SCOTT FITZGERLALD CHARACTER…” AWARD

Ovviamente al tripudio di catenelle di Amanda Stenblerg, che forse non sappiamo bene chi sia, ma si guadagna la copertina di un sacco di editorials. E se la merita.

 

“C’MON BABY LIGHT MY FIRE” AWARD

Amy Adams, sempre sobria e sempre perfetta, ha dalla sua un asso nella manica: i capelli. Avvolta da un abito sirena di Atelier Versace, fa sfoggio orgoglioso della sua chioma infuocata e sul red carpet si porta l’accessorio più furbo di tutti: la madre e le due sorelle.

 

WONDER WOMAN AWARD

Indubbiamente a Melissa McCarthy, che obbedisce all’abbinamento cromatico della stagione ma ci stupisce con un mantello da supereroina. E tutti gli altri Captain in sala, muti (Chris Evans e Brie Larson, Chadwick Boseman, guardate e imparate).

 

“DO YOU WANT A PIECE OF ME?” AWARD

Regina King sa come si gioca. Ma non è soltanto merito della statuetta vinta per il suo ruolo in Se la strada potesse parlare; non è il discorso commovente e appassionato in cui ringrazia Dio; non è nemmeno la madre presente in sala, o la cavalleria di Chris Evans che l’accompagna come un vero gentlemen verso la scalinata dei suoi sogni. No, è lo spacco del suo Oscar de la Renta: semplicemente perfetto. E che stacco di coscia, signorina King!

 

FERRERO ROCHER AWARD

“Ambrogio, avverto un leggero languorino…” Madame Glenn Close, signore e signori.

 

“SH*T – I PICKED UP THE WRONG MOVIE (BUT HEY, I DON’T GIVE A F*CK)” AWARD

Sempre sia lodata, dai giorni de La Mummia all’Oscar per The Constant Gardener. Come prevedibile, Rachel Weisz non porta a casa la statuetta ma conquista il red carpet in Givenchy Haute Couture, abbinandolo a un cerchietto in diamanti che soltanto lei riesce a rendere così sobrio e appropriato sopra un abito… in lattice. Forse un po’ lontano dall’immaginario monarchico inglese che ha rappresentato in The Favourite, ma più virato verso la Dakota Johnson di Mater Suspiriorum e in generale il red carpet veneziano di Suspiria di Luca Guadagnino. Ma è bellissima e al suo fianco c’è il marito (Daniel Craig), quindi… who cares?

 

“I DON’T CARE” AWARD

Pharrell Williams, musa di Karl Lagerfeld, re del mondo, agli Oscars in shorts e Dr. Martens. Quando ti puoi permettere di fare assolutamente quel che ti pare. Su le mani.

 

“LOACKER CHE BONTÀ” AWARD

Emma Stone, c’è chi ti ama, c’è chi ti odia. O forse c’è molta più gente che ti ama – e questo ti permette spesso di fare scelte di stile discutibili. Non è il caso di ieri sera: l’abito era bello, nonostante sembrassi un wafer al cioccolato. Che ti sia concesso: brava!

 

CRISTIANO MALGIOGLIO AWARD

Chadwick Boseman voleva sorprendere i suoi fan: sicuramente ce l’ha fatta. Dopotutto è un re, no?

 

MARSHMALLOW AWARD

Ah, Sarah Paulson! Nonostante sembrassi una bomboniera, in quel Brandon Maxwell rosa shocking, lo sai che ti perdoniamo sempre tutto.

Infine, una una menzione speciale non può che essere riconosciuta a Sir Elton John e al compagno David Furnish (presenti agli Oscar come organizzatori di uno degli after party più ambiti dal jet set, l’AIDS Foundation Academy Awards Viewing Party di Elton John) per il merito di essere sempre esageratamente FIERCE.

Così come una menzione speciale deve premiare i tweet di Macaulay Culkin, il cui invito alla cerimonia dev’essere andato smarrito.

E a fine serata, l’occhio si chiude ma non c’è tempo per dormire, chi può rasserenarti meglio del sorriso più bello del mondo? Un’ultima, ma meritatissima menzione non speciale, di più, unica e insostituibile, al viso angelico di Julia Roberts, che dopo aver consegnato l’Oscar al Miglior Film ci augura la buonanotte e ci ringrazia per essere stati con l’Academy. Sogni d’oro, con Julia Roberts.

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Al prossimo anno.