
Questa stagione delle feste è il paradiso dei gamer "Zelda: Ocarina of Time" e "GTA VI" scommettono tutto sulla nostalgia
La prima scelta che un gamer deve fare nella vita è stabilire la propria console: i più cozy tendono a scegliere il sistema Nintendo, il nazionalpopolare ha dedicato la propria lealtà alle console Sony, i nostalgici restano fedeli all'Xbox anche in un momento storico in cui la competizione sembra essersi spenta, mentre i veri gamer costruiscono e potenziano i propri PC per inseguire un numero di FPS (fotogrammi al secondo) quasi più alto dell'occhio umano.
La seconda, invece, è giurare fedeltà a un titolo che, nonostante il passare del tempo, resterà forse una delle poche certezze della propria vita. Ed è inutile negare che ci siano videogiochi più attraenti per i fanatici rispetto ad altri: Zelda e GTA occupano sicuramente due posti sul podio del gaming. Proprio per questo, novembre 2026 sembra essere un mese immaginato dalla mente di un gamer, dato che dopo anni di attesa entrambe le saghe tornano con due dei titoli più attesi degli ultimi anni: il remake del classico di culto The Legend of Zelda: Ocarina of Time e (finalmente) GTA VI.
Quando i videogiochi diventano fenomeni culturali
Per comprendere la portata culturale di queste due uscite, basta pensare che a poche ore dal lancio di Ocarina of Time la categoria dedicata al titolo su Twitch ha superato i 50mila spettatori contemporanei. Il che è ancora più assurdo se si pensa che il gioco non è nuovo: Nintendo ha deciso di ricostruire da zero uno dei videogiochi più influenti della storia, uscito originariamente nel 1998 per Nintendo 64. Ne ha conservato la trama, aggiornando però grafica, controlli e dialoghi per adattarli alla nuova console del magnate giapponese, la Switch 2.
Il remake ha ottenuto 96 punti su 100 su Metacritic, diventando il videogioco con la valutazione più alta del 2026 e conquistando un posto tra i 30 titoli meglio recensiti di sempre. Un risultato ancora più significativo se si considera che l'originale del 1998 detiene tuttora il record assoluto della piattaforma, con un punteggio di 99/100.
GTA VI e il business che esiste oltre il videogioco
Se Nintendo ha costruito buona parte della propria strategia sulla valorizzazione della nostalgia, Rockstar ha trasformato l'attesa di GTA VI in un'operazione commerciale che coinvolge diversi settori dell'intrattenimento. Il nuovo capitolo arriverà il 19 novembre, tredici anni dopo GTA V, che nel frattempo ha venduto quasi 230 milioni di copie.
In vista dell'uscita, Rockstar ha annunciato una colonna sonora di 34 brani originali in collaborazione con Atlantic Records, con artisti come Travis Scott, PinkPantheress e Rauw Alejandro. Sony ha presentato due controller DualSense in edizione limitata e Nike e Cactus Jack hanno appena rilasciato l'anteprima di un paio di Air Force 1 Low in edizione limitata ispirate al gioco. Persino Miami, città da cui prende ispirazione Vice City, è coinvolta in un accordo pubblicitario da 3,9 milioni di dollari, che porterà l'estetica del videogioco dall'aeroporto agli spazi pubblici della contea.
Il gaming è davvero sopravvissuto all'attention economy?
filling out 1 job application and rewarding myself with 8 hours of gaming
— TooManySaplings (@faunaswag) April 29, 2026
C'è infine una questione che accomuna queste due uscite: il tempo. Da una parte un gioco del 1998, ricostruito quasi trent'anni dopo, dall'altra un sequel per il quale il pubblico ha aspettato tredici anni. Nell'epoca dell'attention economy, in cui film, serie televisive e musica devono competere con un flusso continuo di nuovi contenuti, la capacità dei videogiochi di mantenere vivo l'interesse per periodi così lunghi rappresenta un'eccezione interessante.
Anche il gaming è sottoposto alle logiche dell'attenzione, soprattutto considerando il successo dei giochi gratuiti e dei titoli aggiornati continuamente per trattenere gli utenti. Eppure, Zelda e GTA dimostrano che esiste ancora un pubblico disposto ad aspettare anni e dedicare centinaia di ore a una singola esperienza. Il dato più significativo riguarda proprio il modo in cui i videogiochi vengono consumati: il loro valore dipende anche dal tempo necessario per esplorarli, completarli e tornarci, spesso a distanza di anni. Ed è forse per questo che, mentre gran parte dell'intrattenimento cerca di adattarsi a una soglia di attenzione sempre più ridotta, i videogiochi continuano a essere tra i pochi prodotti culturali per i quali il pubblico è disposto a investire una quantità di tempo che altrove sembra diventata insostenibile.







