"Not Suitable For Work" rappresenta davvero la Gen Z sul lavoro? La serie, disponibile su Disney+, non tratta benissimo il tema del lavoro

Il mondo del lavoro è cambiato e, perciò, anche la sua rappresentazione sullo schermo. Che sia piccolo o grande, in formato lungometraggio o seriale, tante sono le trasformazioni che ha attraversato e che possono diventare fonte di ispirazione per nuove storie da raccontare. C’è poi chi sa farlo meglio e chi invece non si impegna abbastanza, come accaduto all’inedita comedy per Disney+ ideata da Mindy Kaling, Not Suitable for Work. Dal titolo accattivante che dovrebbe già settare l’umore della serie, le puntate si concentrano su un gruppo di giovani che si ritrovano a vivere tutti sullo stesso pianerottolo e che condividono insieme gioie e dolori della vita precaria della Gen Z oggi.

"Not Suitable for Work": trama, episodi e personaggi

La stessa che il mondo del lavoro lo sta rivoluzionando: in meglio per chi non vuole fare più del mestiere la sua completa personalità, in peggio per la vecchia leva che trova nei giovani solo degli sfaticati perché non accettano di stare in piedi dodici ore al giorno per una paga a nero o un contratto a tempo determinato. Purtroppo però i personaggi di Not Suitable for Work sono solo un espediente per Kaling, un “tema caldo” che non riesce a rendere abbastanza incandescente proprio quando parla dei luoghi di lavoro in cui si muove il gruppo di amici.

Troppo piegati a logiche da commedia seriale classica e non cercando un’analisi della situazione socio-economico-politica, pur fintamente integrata al contesto. La quale viene subito meno quando gli interessi romantici subentrano con predominanza ricadendo in vecchi cliché proprio riguardo ai posti di lavoro. Innamorarsi della collega? Baciare il proprio capo? Può capitare, ma sono al contempo alcuni dei punti da cui più si discostano le nuove generazioni quando guardano al lavoro e che invece sono alcuni dei perni narrativi della serie, in cui lo stacanovismo, il nepotismo e il possibile burnout sono dietro l’angolo, ma sempre solamente di contorno.

Cosa non funziona di "Not Suitable for Work"?

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Almeno Office Romance, uscito quasi in contemporanea ma sulla piattaforma di Netflix, cercava di problematizzare ciò che Not Suitable for Work suggerisce solo. La commedia romantica con Jennifer Lopez e Brett Goldstein è improntata su ciò che non si deve fare in ufficio, ovvero intraprendere una relazione con un proprio collega. In più la diva è nientemeno che la CEO dell’azienda al centro del racconto, con un carico differente di responsabilità rispetto all’avvocato britannico atterrato direttamente da Shrinking e Ted Lasso. Un film dove non è di etica lavorativa che vogliono disquisire i protagonisti, come notabile subito da una scena in cui a una stretta di mano si risponde con un’erezione, ma almeno si cerca di dare un’impostazione al contesto in cui i personaggi si trovano, da cui fuggono con viaggi nella Repubblica Dominicana pur ritornando poi alle proprie scrivanie.

Ovviamente, proprio come Office Romance, l’obiettivo principale di Not Suitable for Work non era quello di riportare le statistiche sugli impieghi e le assunzioni delle nuove generazioni. Ma se il film con Lopez e Goldstein riesce a trovare un proprio tono, il problema della serie di Kaling è che si accoda ad un’attuale Adults qualunque, solo non essendo Adults (la quale si occupa anche dell’instabilità lavorativa dei giovani protagonisti). Un tipo di sitcom dove dovresti affezionarti e tifare per le avventure e disavventure dei protagonisti, ma talmente sciapa da non avere voglia di farlo. 

Tutti i film e serie TV che parlano della vita d'ufficio

E pensare che mischiare commedia e tematica del lavoro si può fare, anche discretamente bene: nel 2026, sempre in ambito seriale, lo ha dimostrato la decima stagione di Scrubs che, inaspettatamente quando si tratta di revival, è riuscita nel difficilissimo intento di essere all’altezza della fama (dimenticando volutamente la nona stagione). I corridoi del Sacro Cuore sono gli stessi, ma il modo in cui gli specializzandi venivano trattati non può essere più il medesimo: turni improponibili, mobbing giornaliero, completo annullamento della propria persona per soddisfare le esigenze della struttura. Qualcosa che risuona ancora oggi nella realtà dei corridoi ospedalieri, ma che teoricamente non dovrebbe essere più concesso e che quindi Scrubs 10 descrive sotto un punto di vista ideale, con comprensione per i colleghi più giovani, nessun offesa gratuita (nemmeno quando divertente come quelle del dottor Cox) e persino una pausa sonnellino per svolgere al meglio le restanti ore in reparto.

Se si vuole poi trovare la parte più cruda del lavoro, non c’è che da chiedere: all’inizio dell’anno, presentato in anteprima alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, il film No Other Choice mostrava cosa si è disposti a fare pur di mantenere il proprio posto di lavoro, a cui si vede legata la propria dignità. All’ingiustizia che subisce il protagonista quest’ultimo deve trovare una risposta la quale sarà, per forza di cose, violenta. La disperazione porta ad altra disperazione, ad atti scellerati giustificati solo dalla consapevolezza che ci sono luoghi della mente in cui il lavoro arriva e distrugge, finendo per far compiere delle tragedie nella vita reale, mentre al cinema ci pensa Park Chan-wook. A fare compagnia ad alcune esperienze di lavoro traumatico sul piccolo schermo c’è stata poi la perturbante Scissione, dove si ha addirittura una propria versione in ufficio ed una al di fuori, o la The Bear con lo stress e le sue ripercussioni profonde nel viaggio negli inferi nelle cucine della città di Chicago. Che le storie vogliano dirci che lavorare fa male? Non possiamo dirlo, ma che alcuni titoli sanno raccontare bene l’argomento mentre altri no è una certezza.   

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