
Perché in Italia i film sulla Palestina riempiono le sale Il successo di "NAZA" e l' interesse crescente per il cinema che affronta la questione palestinese
NAZA, documentario che descrive il sistema automatizzato con cui l’esercito israeliano ha ucciso decine di migliaia di civili palestinesi nella Striscia di Gaza, è andato talmente bene al box office italiano che ha contribuito ad attirare l’attenzione anche su altri film legati alla questione palestinese, in programma nelle stesse settimane. Tra questi c’è Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio, film di finzione ambientato durante la rivolta araba del 1936-1937, che ha incassato 390mila euro. Ha superato i 300mila euro anche il documentario The Bibi Files, dedicato al sistema di potere che contraddistingue il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e alle inchieste giudiziarie che lo coinvolgono.
Una possibile spiegazione del successo di NAZA è la vicinanza della sua uscita al 7 ottobre, anniversario dell’attacco del gruppo radicale Hamas che ha provocato l’invasione israeliana della Striscia di Gaza. La coincidenza temporale, tuttavia, non basta da sola a spiegare risultati al botteghino di questa portata. La generosa accoglienza di NAZA ha spinto il distributore italiano, I Wonder Pictures, a prolungare la sua presenza in sala. Inizialmente, infatti, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor era previsto in programmazione nelle sale italiane soltanto per tre giorni (il 28, 29 e 30 settembre), seguendo quindi la formula della cosiddetta "uscita evento". Questo modello viene generalmente adottato per produzioni che difficilmente attirerebbero un pubblico ampio, ma che possono contare su una platea ristretta e particolarmente affezionata a certi temi, come nel caso degli anime o dei film-concerto.
Perché NAZA è stato un successo
Fin dalla presentazione a Venezia, dove ha ricevuto il Premio speciale della giuria, NAZA ha attirato l’attenzione internazionale, diventando anche oggetto di forti polemiche in Israele. Eppure, il successo che ha registrato in Italia è comunque sorprendente e per certi versi unico. Nel Paese il documentario ha incassato circa 5 milioni di euro, una cifra molto elevata se si considera che era in programmazione insieme a film più ambiziosi e pubblicizzati, come Mammina o Digger - quest'ultimo ha superato di poco il milione di euro al box office, nonostante avesse come protagonista Tom Cruise. Per capire la portata del risultato di Naza, un altro film che quest’anno ha registrato guadagni per 5 milioni di euro al botteghino è The Drama, che però presenta nel cast due attori di grande richiamo come Zendaya e Robert Pattinson.
Gli incassi italiani di NAZA equivalgono a oltre la metà del totale raccolto dal documentario nel mondo. In Francia, nei primi due giorni di programmazione, il documentario ha incassato circa 700mila euro, mentre in Italia, nello stesso arco di tempo, ha superato il milione. In Spagna e negli Stati Uniti, dove è stato distribuito con una programmazione ordinaria e non attraverso una "uscita evento", gli incassi complessivi si sono attestati sugli stessi livelli di quelli francesi.
Come mai in Italia i documentari come NAZA sono così apprezzati
I documentari registrano generalmente incassi molto più contenuti rispetto ad altri generi cinematografici e raramente superano il milione di euro al botteghino. NAZA, tuttavia, non porta sullo schermo una ricostruzione di fatti già noti, come accade spesso nei documentari tradizionali, ma è la trasposizione cinematografica di un’inchiesta condotta dai due registi insieme al celebre giornale britannico The Guardian, che ha anche co-prodotto l'opera. Lo scorso anno anche il film La voce di Hind Rajab, che racconta la storia vera del tentativo di salvataggio di una bambina palestinese rimasta intrappolata in un’auto, dopo un attacco israeliano che aveva ucciso gli altri familiari – aveva ottenuto una buona accoglienza in Italia, e anche in quel caso si trattava di una trasposizione cinematografica di fatti realmente accaduti; il film aveva anche ricevuto un importante riconoscimento alla Mostra del cinema di Venezia.
Un altro documentario che nei cinema in cui è stato trasmesso ha generato lunghe code all'ingresso e ha spinto gli esercenti a riproporlo più volte è Gaza: Doctors Under Attack, trasmesso lo scorso anno dal canale britannico Channel 4. Diretto dal regista inglese Karim Shah, il film è un'indagine sugli attacchi dell'esercito israeliano contro gli ospedali e le strutture sanitarie della Striscia di Gaza.
L'attenzione del pubblico italiano verso la Palestina ha diverse ragioni. Nel Paese, da tempo collettivi e gruppi organizzano proteste per chiedere la fine dell’occupazione dei territori palestinesi e contestare la scelta del governo di Giorgia Meloni di mantenere i rapporti con Israele; la mobilitazione si è ampliata anche grazie all’attenzione suscitata lo scorso anno dalla Global Sumud Flotilla, la missione civile internazionale via mare diretta verso Gaza con l’obiettivo di portare aiuti umanitari e denunciare il blocco della Striscia, che ha coinvolto diversi italiani. A queste iniziative si sono avvicinate anche molte persone estranee ai movimenti organizzati, desiderose di esprimere la propria solidarietà alla popolazione palestinese e, in molti casi, il dissenso nei confronti della politica del governo italiano, che non ha preso quasi mai posizione per condannare le azioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e quando lo ha fatto è stato ben poco incisivo.