
The Row adesso vende vintage Yohji Yamamoto e l'High Fashion Twitter è indignato Su X si è riaccesa una discussione che va avanti da tempo
The Row prova da tempo a rimanere discreto, ma non ce la fa. Il brand fondato dalle gemelle Olsen nel 2006 negli ultimi due anni sta finendo puntualmente al centro della critica di moda: una volta quando le direttrici creative hanno iniziato a vietare i telefoni alle sfilate, un'altra quando decine di celebrity sono state paparazzate indossando la Margaux, e un'altra ancora quando il resto del mondo ha scoperto che quella borsa costa oltre 5mila euro. Questa settimana, The Row è finito al centro del dibattito poiché si è scoperto che nei suoi negozi non vende solo arredamento vintage, come fa da tempo attraverso il progetto (anche e-commerce) Galerie, ma anche abbigliamento. Tra le proposte, appaiono sul sito di The Row abiti firmati Yohji Yamamoto, una delle ispirazioni principali delle gemelle Olsen.
Per l'High Fashion Twitter, che da anni sostiene che The Row copi i lavori di Yamamoto e di Jil Sander, la scelta di vendere abiti vintage del designer giapponese è disdicevole.
Il sito di The Row specifica che la selezione di abbigliamento vintage fa parte di una collaborazione con Desert Vintage, uno degli store più celebri ed esclusivi di Manhattan. Il prezzo degli articoli non è segnalato ed è disponibile solo previa richiesta, ma dalle proposte (un abito di Yohji Yamamoto del 2000, un coprispalla in seta bianco del 1980 e un caftano del 1930 firmato Madame Grès) si evince che le etichette contengano una certa quantità di zeri.
very well known that the row is inspired by yohji yamamoto. also visually discernible in their work but here is them saying it verbatim. https://t.co/n9tVMfK2oy
— thatadult (@rianphin) October 29, 2025
Su X (una volta Twitter), la conversazione sul legame creativo che unisce le gemelle Olsen al loro idolo Yohji Yamamoto si è infuocata. C'è chi dice che le due affermano apertamente di prendere ispirazione dal designer giapponese, quindi non vanno incriminate, e chi invece sottolinea che la loro trasparenza non giustifichi il modo in cui sono riuscite a copiare e rivendere a caro prezzo l'estetica di Yamamoto.
C'è chi sostiene che The Row copi anche il lavoro di Jil Sander (sul quale in molti, compresa chi vi scrive e Maya Kotomori di Highsnobiety, sono in disaccordo) e chi aggiunge, ancora una volta, che anche se il brand fa finta di voler rimanere al sicuro dal caos mediatico, in verità apprezza molto finire sotto lo scrutinio dei social. Anche la scelta di vendere vintage Yamamoto, dunque, potrebbe non essere altro che una frecciatina alle critiche dell'High Fashion Twitter da parte di The Row.
Che si tratti di punzecchiare la critica, offrire ai clienti un'esperienza di shopping più completa o semplicemente di accogliere e dare visibilità ad abiti bellissimi, di tutta questa faccenda resta il fatto che The Row, per quanto possa provarci, non si può più considerare quiet luxury. Ha un'estetica certamente quiet, discreta, affascinante e timeless, ma le sue azioni sono molto più loud di quanto vogliano lasciar intendere. E considerando quanto sta cambiando la pagina Instagram del brand, che è passata da postare dipinti e sculture senza volto a condividere immagini di campagna con una Gemma Ward sorridente e dai capelli rosa pastello, pare che le gemelle Olsen non abbiano più così tanta voglia di fingere.