
Tutti i segnali che un designer è al suo ultimo show Li abbiamo studiati e abbiamo imparato a riconoscere ogni indizio
Negli ultimi anni del grande reset creativo, abbiamo dovuto vedere molti show d’addio o presunti tali. Tutti nella moda possono perdere il proprio lavoro da un momento all’altro, ma quando lo perde il direttore creativo (o è sul punto di perderlo) ci sono sempre indizi nel suo ultimo show. Ora, gli addii dei designer si classificano in tre categorie: annunciati, presunti o inattesi. Quelli annunciati sono quelli che si conoscono già e sono i più “morbidi”: un designer che andrà in pensione, uno la cui uscita è comunicata anzitempo o anche un designer venuto a mancare prima che la collezione fosse presentata.
Quelli presunti sono ovviamente i più interessanti: sono quelli dei brand in difficoltà, su cui girano spesso gossip e voci dietro le quinte, su cui ci sono ambiguità dovute anche a scadenze di contratti non rinnovati e, in certi casi, si parla anche di uscite date per certe ma non ufficialmente confermate. I terzi, gli addii inattesi, sono anche i più rari e sono meno prevedibili di tutti gli altri perchè avvengono per litigi interni, ragioni personali o questioni di politiche più ampie che vanno al di là del controllo dei designer stessi. Ma quindi quali sono gli indizi che una sfilata che stiamo guardando è l’ultima di un certo designer?
Il lookbook di addio
Se un brand che sfila sempre opta all’improvviso per saltare la stagione e presentare la collezione in showroom e con un semplice lookbook, spesso il suo designer ha le ore contate. Quando a essere saltato è uno show della fashion week, l’addio è matematicamente certo. Se invece avviene durante la cesura naturale delle collezioni Resort o Pre-Fall, è un addio più placido o che si vuole far passare discretamente dato che uno show finale è in parte un “premio”. Ma dipende sempre molto dal brand, dal designer e dalle specifiche tempistiche.
Ad esempio: l’addio più placido di tutti fu quello di Matthieu Blazy da Bottega Veneta, la cui ultima collezione per il brand, la Resort 2025, fu precisamente un lookbook. L’ultima collezione di Jonathan Anderson da Loewe fu pure placido, ma avvenne durante la stagione FW25 tramite un lookbook/presentazione. Più o meno lo stesso accadde con Y/Project per la FW24, ultima stagione di Glenn Martens prima che il brand chiudesse. Altri casi indicano congedi più sbrigativi, quando non affrettati: quando Gucci presentò la Pre-Fall 2025 con un lookbook si capì subito che Sabato De Sarno sarebbe uscito molto presto; quando Givenchy presentò la Pre-Fall 2024 di Matthew Williams con un lookbook si capì che il brand voleva chiudere il sipario nel modo più rapido possibile.
Lo show-unicorno
@anmar_34 Dario Vitale’s first collection for Versace. Can you tell he comes from Miu Miu? Fresh, new direction for the brand, or nah? #versace #mfw #fashiontiktok original sound - Anna M
L’addio inatteso o addio ex-post è quello più raro, come si diceva, e lo definiamo “ex-post” perché gli show dei direttori creativi mono-stagionali tendono ad avere in comune brusche (ma promettenti) svolte estetiche per i loro brand. Sono show-unicorni: esistono come collezione singola, spesso anche bella o comunque convincente. E anche se non contengono indizi in sé come gli altri casi elencati, essi stessi sono l’indizio perché troppo diversi, provocatori o divisivi per il brand da cui provengono. Il che non equivale a dire che sono show poco belli, solo che la loro diversità si avverte nettamente anche se in modo impalpabile.
Qui ricordiamo solo tre casi. Il primo fu quello di Walter Chiapponi da Blumarine, dopo il quale il direttore creativo scelse di ritirarsi per ragioni personali. Fu uno show dolcemente malinconico, che eliminava l’aggressività Y2K dell’era precedente in favore di un mood più grunge e malinconico, più da “zoo di Berlino”. Fu un cambio improvviso ma rinfrescante. Lo stesso può dirsi dell’unica collezione del Versace di Dario Vitale, dove i segnali apparivano tutti: lo show trasformato in una “presentazione intima” a sorpresa, la completa alterità rispetto alla lunga era di Donatella Versace e, sullo sfondo, il passaggio di proprietà che avrebbe troncato la carriera del designer nel brand.
Infine c’è il debutto/addio di Ludovic de Saint Sernin da Ann Demeulemeester, lo show FW23 (che francamente non fu nemmeno così male) ma trasformò con mano abbastanza pesante le goth girls del brand in it girls. Non che la collezione fosse fatta male, anche se era fin troppo “semplice” per lo standard del brand, ma dimostrò una sorta di fraintendimento alla base dell’identità e del design. Diciamo che nessuno si attendeva un’uscita così rapida, ma che quell’uscita non sorprese nessuno.
L’uscita alla francese
@nssfrance La collection CHANEL Cruise 2024/25 présentée aujourd'hui à la Cité Radieuse de Marseille. #chanel #chanelshow #chanelcruise #cruisecollection #chanelfashion #fashionshow #fashioninspo #fashiontiktok #fashion #runwaywalk original sound - Emotionallove2x
L’uscita alla francese (che però in Francia e in Italia è “andersene all’inglese”) e famosa su Internet come “Irish goodbye” avviene quando qualcuno va via senza dir nulla. Nella moda, questa uscita avviene quando una direzione creativa poco "calda" si chiude in uno show che appare di routine ma è in realtà l’ultimo. Va da sé che questo è l’addio più sbrigativo che si possa concedere dopo quello sommario e precipitoso del semplice lookbook. Non con un botto ma con un sospiro, potremmo dire.
Fu il caso, più eclatante, dell’uscita di Virginie Viard da Chanel, che dopo lo show Resort 2025 di Marsiglia, piagato anche da un tempo nuvoloso e spento come la collezione stessa, venne congedata dal brand in modo, stando al memori della stessa Viard, alquanto brusco. In molti altri casi questo tipo di show rappresenta solo la fine di una parabola: l’ultimo show di Risso per Marni, l’ultimo di Véronique Nichanian da Hermès, di Oliver Rousteing per Balmain, oltre che gli ultimi show che abbiamo visto di Riccardo Tisci, Nicholas Di Felice, Marco De Vincenzo, Adrian Appiolaza e Peter Do. Tutti avevano in comune un aria di routinarietà, l’equivalente moda di due persone che si lasciano via messaggio e senza litigare.
Il finale col botto
@xfashionworld ICONIC!! Identical Twins for The #Gucci Twinsburg fashion show • #fashion #fyp Fear - Slowed - Hensonn
Quando un direttore creativo dalla grande personalità fa un ultimo show senza sentirsi malinconico a riguardo, senza voglia di commemorazioni, organizza il finale col botto. Questi show sono più grossi, più spettacolari, più esagerati del solito. Proprio questa loro eccezionalità rispetto a format più convenzionali fa spesso indovinare che un addio potrebbe arrivare molto a breve.
È ovviamente il caso dello show SS23 di Gucci, quello dei gemelli, che ha aggiunto alla classica sfilata concettuale in stile Alessandro Michele l’ulteriore e spettacolare capriola del casting, con una sovrabbondanza di look. È stato anche il caso dell’ultimo show di Tom Ford prima della vendita del brand: un’esplosione massimalista di lurex e tessuti lamè in mezzo a specchi e bicchieri di champagne, con un livello di disco decadence che semplicemente non si vedeva da un po’ al brand e che poteva far capire che sarebbe stato l’ultimo ballo di Ford.
Il funerale simbolico
@culted @Valentino FW24 gave us nothing short of timeless elegance : CULTED #valentino #parisfashionweek #pfw #cultedpfw #tiktokfashion #fashiontok #fyp #foryoupage #fashionshow #monatougaard original sound - CULTED
Questa è la più nutrita e interessante categoria di show d’addio, perché avviene quando il designer sa ma il pubblico ancora no. Molti di questi show sono “funerali simbolici”: li si distingue dall’abbondanza di look total black, dal tono esplicitamente malinconico nella musica o nel set e, ovviamente, dalla presenza di elementi simbolici riferiti alla dimensione dell’aldilà, del funereo o del cimiteriale. La presenza di molti look bianchi e neri è quasi sempre un indizio, specialmente in apertura e chiusura.
Il più recente esempio è lo show SS27 di Saint Laurent: grandioso nell’impostazione, ma “funereo” sia per l’abbondanza di oro dal sapore cerimoniale che per la chiusura dello show affidata a cinque look total black. Il più atipico invece fu lo show SS24 di Blumarine, l’ultimo di Brognano, dove il simbolismo era rappresentato dagli angeli in bianco visti in passerella, che oggi forse possiamo leggere come un obliquo riferimento all’addio.
Per il celeberrimo show Spring 2024 Couture di Margiela, l’ultimo di Galliano, sia l’ampiezza e la cura della collezione che la sua innegabile estetica spettrale, quasi da oltretomba, facevano presumere un ultimo atto. Più dritto l'addio di Maria Grazia Chiuri da Dior, una processione di donne vestite di bianco, mentre Kim Jones aprì il suo ultimo show con un modello vestito di nero e bendato; mentre sempre una processione quasi funebre di look neri distingue sia l’ultimo show di Pierpaolo Piccioli da Valentino che quello di Luke e Lucie Meier da Jil Sander.
Il reset
@modelsfashioon New! Gemma, Mariacarla and Mona for Alaia FW26 #gemmaward #mariacarlaboscono #monatougaard XRAY (SLOWED) - SCREWBOY
Questo tipo di finale è il cosiddetto “clean slate”: un direttore sa che è all’ultimo show, vuole preparare il terreno per chi verrà dopo e dunque va per look minimali e semplici, che attenuano la sua estetica e lasciano la casa in ordine per chi verrà dopo a farci qualcos’altro. Non è confermato, ma l’ultimo show di Nicolas Ghesquiere da Louis Vuitton è parso proprio questo: un inaspettato minimalismo, molti look bianchi, un cenno concettuale al guardare al futuro. Se questo è davvero l’ultimo del designer, chi dovesse eventualmente riprendere le fila del discorso lo farà con un pubblico già abituatosi a un “sapore” meno distinto.
Quando Pieter Mulier è andato via da Alaïa ha mandato in passerella look molto semplici e tranquilli così che, chiunque verrà dopo, potrà come ripartire da zero senza doversi sforzare di più per creare differenze. Quando Sebastian Meunier andò via da Ann Demeulemeester con lo show FW20 eliminò ogni stravaganza riportando il brand alle sue impostazioni originali mentre quando Hedi Slimane andò via da Celine, entrambe le collezioni SS25 eliminarono ogni sfumatura rock e optarono per collezioni bon-ton più pulite e “generiche” che riportassero il brand allo stato neutrale di partenza.
La grande rassegna
Quando l’addio è annunciato e una grande era si conclude felicemente, lo show diventa una celebrazione e il designer in questione crea una collezione-rassegna di tutte le sue hit. Un po’ come sfogliare un album di ricordi. Famosamente, gli ultimi show dei grandi maestri della couture furono quasi sempre così: Yves Saint Laurent e Valentino Garavani, ovviamente; ma anche lo show d’addio di Jean-Paul Gaultier per la stagione SS20.
Di recente, lo show postumo di Giorgio Armani SS26 è stato lungo e pieno di riferimenti ai tanti design creati dal grande designer durante la sua vita; ma anche l’addio di Dries Van Noten è stato pieno di citazioni al passato presenti anche nel casting, quasi una fine da libro in cui tutte le fila del discorso vengono al loro ultimo nodo. Sia Donatella Versace che Sarah Burton e Silvia Venturini Fendi hanno ripercorso le proprie migliori hit per gli ultimi show di Versace, McQueen e Fendi mentre Glenn Martens e Demna hanno dato addio a Diesel e Balenciaga rispettivamente con collezioni che ripercorrevano tutta loro metodologia e stile elaborati nei loro anni dal brand.














































