Il radical design italiano non ha bisogno di cambiare Le identità più contemporanee sono spesso quelle che non rincorrono il presente

Il radical design italiano non ha bisogno di cambiare. O meglio: non ha bisogno di cambiare per inseguire il pubblico, perché è il pubblico stesso a continuare a inseguirlo. È una differenza sottile ma fondamentale. In un momento in cui molti brand riformulano continuamente la propria identità per restare leggibili, desiderabili, fotografabili e condivisibili, Gufram, Memphis e Meritalia® dimostrano una cosa quasi controintuitiva: alcune identità sono così forti da non dover rincorrere il presente.

Ed è per questo che i tre brand sono stati riuniti insieme anche nella scorsa Milan Design Week nello stand di Italian Radical Design, in un progetto espositivo costruito non come una semplice successione di prodotti, ma come una casa da attraversare fisicamente e mentalmente. La scelta di superare le aree monomarca e far convivere i tre brand è stata molto interessante. Il surrealismo dissacrante di Gufram, la carica cromatica e visionaria di Memphis e la quotidianità libera e irregolare di Meritalia® sono infatti in grado di parlarsi senza perdere forza. A distanza dal rumore della Design Week, è proprio questa immagine a rimanere: tre linguaggi storici che, invece di sembrare conservati, apparivano più vivi di molte estetiche "contemporanee".

Da questo punto di vista, Italian Radical Design non è un’operazione nostalgica, ma un progetto di preservazione attiva. Il gruppo nasce dalla visione di Sandra e Charley Vezza, già proprietari di Gufram dal 2012, con l’obiettivo di valorizzare brand storici del design italiano dallo spirito radicale e anticonformista. L’acquisizione di Memphis Milano all’inizio del 2022 e l’ingresso di Meritalia® nel 2023 hanno trasformato questa visione in una piattaforma culturale più ampia: non un archivio da proteggere sotto vetro, ma un sistema di linguaggi ancora capaci di produrre attrito.

Gufram: la scultura domestica come linguaggio

Fondata a Torino nel 1966 come realtà artigianale, Gufram è uno dei casi più chiari di design italiano capace di trasformare l’oggetto domestico in icona culturale. Il suo linguaggio nasce dall’incontro tra industria, sperimentazione artigianale e fantasia radicale, ma il risultato non è mai soltanto formale. Gli oggetti Gufram non sono semplicemente strani, giocosi o riconoscibili: modificano il modo in cui percepiamo la funzione.

Il CACTUS®, disegnato da Guido Drocco e Franco Mello nel 1972, è forse l’esempio più evidente. Un appendiabiti che non vuole sembrare un appendiabiti, una presenza vegetale, scultorea e quasi surreale. BOCCA®, PRATONE®, ANDY’S CACTUS® e gli altri pezzi entrati nell’immaginario collettivo funzionano nello stesso modo: stanno in bilico tra arte e design, uso e apparizione, comfort e cortocircuito visivo. Sono oggetti che si ricordano anche senza possederli.

La ricerca sul poliuretano morbido e sulle finiture brevettate è una parte fondamentale di questa ambiguità. Molti prodotti sembrano rigidi, appuntiti, innaturali, quasi ostili. Poi li tocchi, li usi, ti ci siedi e scopri che l’immagine mentiva. È in quel momento che il radical design smette di essere soltanto provocazione e diventa esperienza fisica.

Le riedizioni presentate a Radical Home lo mostravano bene. Fachiro di Marzio Cecchi, disegnata nel 1975, è una seduta “a spuntoni” che gioca con l’idea di pericolo e comfort: a prima vista sembra respingere il corpo, ma all’uso lo accoglie. Womb di Luigi Bistagnino lavora invece su una dimensione più intima, nata dal ricordo del piumone non trapuntato sul letto dei nonni. Se Fachiro destabilizza, Womb rassicura. Entrambe, però, raccontano la stessa cosa: per Gufram la forma non è mai solo forma. È una promessa, o una smentita, del corpo.

Quando il radical design incontra A$AP Rocky

@cur8.fr ASAP Rocky a présenté sa nouvelle collection à Design Miami il a lancé son studio de design Hommemade il y a 2 ans et là il présentait ses nouvelles pièces réalisées en collaboration avec Gufram tout ça à la foire Design Miami qui a lieu en face de Art Basel pendant la semaine de l’art à Miami #ArtBasel #ArtBaselMiami #DesignMiami #ASAPRocky #Gufram #CUR8 son original - CUR8 — Arthur Hadade

La capacità di Gufram di vivere fuori dai confini tradizionali del design emerge con particolare forza nel rapporto costruito con A$AP Rocky. Le collaborazioni tra il brand, l’artista e il suo studio HOMMEMADE non sembrano un semplice incontro tra celebrity e prodotto. Formano una traiettoria coerente, sviluppata nel tempo, che parte da un’icona e arriva alla costruzione di un ambiente.

Nel 2022, a Design Miami, Shroom CACTUS® rileggeva il CACTUS® in occasione del suo cinquantesimo anniversario. Rocky interveniva su uno dei simboli più riconoscibili di Gufram attraverso una limited edition di nove pezzi, facendo crescere funghi dipinti a mano sul tronco e alla base accentuandone la natura già surreale, trattandolo quasi come una creatura vivente. L’anno successivo, Guframini Shroom CACTUS® riduceva quella stessa idea in scala 1:8 mentre il CACTUS® Fur Cover ideava una cover in pelliccia che "vestiva" il CACTUS® trasformandone l'aspetto. Nel 2024, Skyline Carpet, ispirato allo skyline di New York, diventava una superficie immersiva e multifunzionale, con edifici trasformati in volumi, sedute ed elementi architettonici.

Prima Rocky interviene su un’icona, poi la riduce a oggetto da collezione, la veste e infine costruisce intorno a essa un paesaggio. È un modo di lavorare che supera la logica della firma applicata a un prodotto e avvicina design, moda, musica e cultura senza obbligarli a perdere la propria identità. Una vicinanza non casuale dato che il radical design italiano e il rap sono nati in contesti e momenti diversi, ma condividono la capacità di rompere codici stabiliti e trasformare linguaggi inizialmente considerati eccessivi, marginali o poco rispettabili in cultura. Una forza che nasce dalla costruzione di un immaginario abbastanza riconoscibile da costringere il gusto dominante a cambiare direzione.

Rocky non rende Gufram contemporanea. La collaborazione dimostra, piuttosto, quanto il linguaggio di Gufram fosse già predisposto a dialogare con il presente. Il CACTUS® può entrare nel mondo di un artista cresciuto a New York, attraversare moda e musica, diventare miniatura, indossare una pelliccia e trasformarsi in paesaggio senza perdere ciò che lo rende immediatamente riconoscibile. È proprio questa elasticità, sostenuta da un’identità rigidissima, a spiegare perché il radical design continui a essere inseguito.

Memphis: abitare dentro un’idea

Se Gufram ha trasformato l’oggetto domestico in scultura dissacrante, Memphis ha trasformato l’abitare in un linguaggio visivo totale. Nato nel 1981 da un’idea di Ettore Sottsass, insieme a designer e architetti come Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin e Nathalie Du Pasquier, Memphis è diventato rapidamente un fenomeno culturale

Il suo impatto non riguarda soltanto il design ma il modo di pensare forme, superfici, colori, pattern e materiali, rifiutando la compostezza del buon gusto borghese e aprendo uno spazio in cui l’oggetto poteva essere ironico, grafico, esagerato e contraddittorio. Doveva funzionare, certo, ma doveva anche parlare. E possibilmente parlare forte. Oggi quel linguaggio continua a essere letto e riattivato perché sembra anticipare molte dinamiche della cultura visiva contemporanea.

L’idea che un mobile possa essere insieme immagine, simbolo, personaggio e contenuto non appartiene soltanto agli anni '80 ma al modo in cui oggi ci rapportiamo con gli oggetti. La versione compatta del Tawaraya Ring di Masanori Umeda, presentata nel 2026, rilegge questa eredità senza trasformarla in citazione. Il progetto originale del 1981 nasceva come uno spazio che fosse allo stesso tempo elemento d’arredo e “ring per la lotta intellettuale”: un oggetto d'arredo, ma anche un luogo di confronto. Non disegna semplicemente mobili ma possibilità.

Meritalia®: l’incoerenza come metodo

Meritalia® entra in questo racconto con una forza diversa, meno immediatamente codificabile e proprio per questo preziosa. Fondato nel 1987, il brand è animato da un senso di libertà e da una “vitalità consapevolmente incoerente”. L’incoerenza, qui, non indica mancanza di direzione, ma un metodo: rifiutare un’unica formula, un’unica estetica e un’unica idea di comfort.

Nel catalogo Meritalia®, la quotidianità non è mai neutra. Sedute, tavoli, imbottiti e tappeti diventano occasioni per forzare le regole della funzione, della serialità e della materia. Il rapporto con Gaetano Pesce è centrale. Broadway, disegnata nel 1994, incarna la sua ricerca sulla serialità non uniforme attraverso sedie e tavoli replicabili, ma mai identici. La resina epossidica colata in stampo, i pigmenti che si mescolano liberamente, la struttura metallica visibile e i piedini a molla si oppongono all’idea di perfezione industriale. Ogni pezzo appartiene a una famiglia, ma conserva la propria irripetibilità: sono sia oggetti quotidiani che di scena.

Le novità mostrate a Radical Home ampliavano questa direzione senza tradirla. Crease di Faye Toogood lavorava sull’idea di un arredo rovesciato, come un maglione indossato al contrario. Bundle di Objects of Common Interest esplorava ritmo, compressione e modularità. Hug di Cristián Mohaded interpretava divano e poltrona come architetture aperte, mentre Scoop di Philippe Malouin riduceva la club chair a volumi monolitici, apparentemente rigidi ma morbidi all’uso. Non è una coerenza estetica rassicurante: è una coerenza più profonda, quella della libertà.

Non è nostalgia, è permanenza

Il rischio, quando si parla di radical design italiano, è trattarlo come un grande repertorio del passato: una raccolta di icone da celebrare, ripubblicare, fotografare e proteggere. Radical Home mostrava invece qualcosa di diverso. Gufram, Memphis e Meritalia® non sono interessanti soltanto perché appartengono alla storia, ma perché continuano a mettere in crisi il presente.

In un momento in cui il design sembra spesso diviso tra minimalismo rassicurante, lusso silenzioso e sostenibilità trasformata in estetica neutra, questi brand ricordano che l’abitare può essere anche eccesso, ironia, colore, conflitto e desiderio. Un oggetto può essere comodo senza essere discreto. Una seduta può sembrare una trappola e poi accoglierti. Un tappeto può diventare spazio. Una casa può essere un manifesto.

Forse è per questo che il radical design italiano non ha bisogno di cambiare. Il suo valore non sta nell’adattarsi continuamente, ma nel restare leggibile senza diventare prevedibile, mantenendo un’identità forte senza trasformarla in formula. Le collaborazioni con figure come A$AP Rocky non rappresentano un tentativo di ringiovanire un linguaggio storico, ma la prova che quel linguaggio possiede ancora la capacità di contaminarsi senza perdere il proprio centro. Il radical design italiano non è tornato attuale. È il presente che continua a raggiungerlo.

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