Vedi tutti

5 brand emergenti della Fashion Week di Berlino da tenere d’occhio

Da Anonymous Club a Lueder

5 brand emergenti della Fashion Week di Berlino da tenere d’occhio  Da Anonymous Club a Lueder
Fotografo
Maxine Stiller

La Fashion Week di Berlino si è conclusa in un turbine di latex, colori scuri e sonorità techno. Se da un lato il fittissimo calendario ha confermato i nostri preconcetti sull’estetica berlinese con brand come Dennis Chuene e Maximilian Gedra, dall’altro ha lasciato spazio ad una femminilità e delicatezza inattesa con marchi come Bobkova, Lou de Bètoly, Malaikaraiss. Berlino si rivela una città viva, aperta e inclusiva, capitale del clubbing europeo ma anche scenario di riflessioni importanti sullo stato della società contemporanea: «Stiamo vivendo uno spaventoso spostamento verso la politica e i partiti di destra in Germania, in tutta Europa e nel mondo», ha detto Michael Biel, segretario di stato del Dipartimento per l'Economia, l'Energia e le Imprese Pubbliche durante la cena di apertura del BFW. «È quindi importante per me chiarire una cosa questa sera: non tollereremo questo a Berlino. Ci opponiamo chiaramente a tutte le forme di discriminazione, antisemitismo, islamofobia e fascismo nella moda berlinese». Ecco dunque il meglio di una rassegna che per quanto emergente ha già qualcosa da insegnare alle principali Fashion Week mondiali per il suo modo di approcciarsi alla politica e alle questioni sociali.

Anonymous club

Orecchie da coniglio alla Donnie Darko, il cameo di Stefano Pilati, protesi a simulare i corpi scultorei dei bodybuilder e musica techno disturbante: il debutto berlinese di Shayne Oliver è stato tra gli eventi più discussi della fashion week berlinese. Situata in un centro commerciale abbandonato, la sfilata comprendeva carrelli della spesa disseminati sul set in una spiccata critica al consumismo. Tute grigie, pantaloncini, scarpe dal tacco a spillo doppio, grembiuli fluttuanti, tute protettive e guanti in latex, i capi hanno sicuramente avuto meno appeal della performance dei modelli in sé. la maggior parte tra loro indossava protesi sul volto e sulle gambe a ricreare il vigore muscolare dei bodybuilder in una scelta che Oliver stesso ha commentato come un omaggio alla «forza dei giovani» e all’idea del «no pain, no gain».

Namilia

Namilia è sicuramente un’istituzione della moda berlinese. Il marchio fondato nel 2015 dal duo di designer Nan Li ed Emilia Pfohl, ha presentato la sua ultima collezione alla Kulturforum Gemäldegalerie, il mastodontico museo dello spionaggio di Berlino. «Pfoten weg!», il nome della collezione AW24, che ha visto susseguirsi look che spaziavano dal glamour al trash mentre commenti omofobi e razzisti pronunciati da una voce fuori campo in tedesco facevano da colonna sonora in una parabola volta a celebrare il coraggio delle persone trans nell’esporsi in pubblico e vivere liberamente le proprie vite. Materiali ed estetica giocano un ruolo centrale questa stagione, con una serie di motivi realtree e stampe monogrammatiche personalizzate. I rosa e i brillantini interagiscono con lycra stretch e pelle vegana, creando una narrazione visiva dinamica mentre nuove silhouette, con vestibilità scultoree e design ispirati alla couture ridefiniscono l'estetica urban del marchio. Il casting riflette l'ormai nota dedizione di Namilia alla diversità, incoraggiando gli individui ad abbracciare la propria verità senza scuse.

SF1OG

La sfilata della collezione AW24 di SF1OG si è svolta nella palestra dell'Ernst-Reuter-Gymnasium, evocando un viaggio nostalgico tra i banchi di scuola. Sulle note di What's my age again? dei Blink 182 i modelli hanno sfilato con indosso capi che spaziavano dallo street wear all'eccellenza sartoriale. Menzione d'onore per la collabo con Eastpak che ha visto gli iconici zaini del brand rivisitati in chiave distressed e in pelle grazie all'upcycling. Con il suo design genderless e sperimentale di SF1OG, il marchio di moda berlinesesi basa soprattutto sulle ispirazioni del passato: balzer tailored e pantanoli con le pence ma anche workwear, moon boot in pelo avvolti da cavi, cappellini che richiamano le barchette in carta che eravamo soliti costruirci durante le ore di scuola. Lo studio di design è stato fondato nel 2019 da Rosa Marga Dahl, affiancata successivamente dal partner commerciale Jacob Langemeyer. Tutti i capi funzionano a vari livelli: estetico, culturale, in parte politico, ma soprattutto sostenibile. 

Sia Arnika

La vincitrice del Berlin Contemporary, Sia Arnika, ha presentato i suoi look in un ex club presso Potsdamer Platz. La collezione ha puntato su texture contrastanti: tessuti dall'effetto stropicciato, capi trasparenti, materiali lucidi e una palette di colori incentrata sulle tinte neutre, in contrasto con il nero e il rosso vivo. Per Arnika, l'obiettivo dello show era «esplorare il potere della trasformazione attraverso gli abiti». Tra gli altri materiali visti in passerella, pelli di altissima qualità si sono alternate da capi realizzati in cotone logoro, rimarcando nuovamente il concept della designer: «ogni collezione che creo abbraccia la dualità, e questa narrazione ruota attorno a contrasti come disordine e ornamento, il banale e il provocatorio, e l'arte del sovrapporre e plasmare». La collezione AW24 prende ispirazione dall'attrice danese del cinema muto Asta Nielsen, una delle donne più famose in Germania negli anni '10 del 1900. «Nata nella povertà nel 1881 in Danimarca, la sua ascesa al successo nell'era del cinema muto a Berlino parallela al mio stesso viaggio», ha affermato Arnika, riferendosi all'importanza dei molti ruoli di Nielsen per «esplorare il potere della trasformazione attraverso abiti, tessuti ed espressione».

Lueder

La sfilata di debutto della designer Marie Lueder si è tenuta di fronte ad un'enorme sfera, a simboleggiare «una nuova rinascita e un momento di unione». Dal titolo Sun at night, la collezione ha mostrato un vasto repertorio di knitwear, felpe e denim, capi contemporanei abbinati alle 5 finger di Vibram per «mantenere il contatto con il terreno anche in un contesto urbano». Confrontandosi costantemente con un mondo in continua evoluzione, la designer attualmente London-based ha dato vita al suo marchio nel 2019 come spazio performativo che esplora nuove identità maschili. Le sue collezioni rappresentano un ibrido tra l'abbigliamento sportivo e l'estetica funzionale, completato da un'attenzione maniacale ai dettagli sartoriali, che trae origine dalla sua formazione Lueder come sarta presso l'Opera di Stato di Amburgo.