Prima Milano Fashion Week orfana di Franca Sozzani: 68 collezioni presentate per la FW17 e 5 giorni di show. Una Kendall Jenner "inscatolata" da Moschino, una rivoluzione sofisticata e seducente da Prada, un omaggio alle tante anime delle donne da Marni e 120 look da Gucci.
Numeri che nascondono gusto, stile, un'estetica raffinata come non mai.

Prada

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"Noi donne, oggi, perché siamo ancora qui? Perché, quando si pensa ai nostri indumenti, alla bellezza, alla seduzione femminili il discorso deve essere confinato a piume, fiori, e abiti tagliati di sbieco? Io non ho una risposta, ma ho deciso di porre la domanda a modo mio, ovvero con i vestiti, con la mia moda, tutto quello che posso fare dopo aver visto le recenti manifestazioni delle donne negli Stati Uniti e in giro per il mondo. Mi sono immaginata una città delle donne. Un posto dove chiedersi: a cosa serve tutto ciò? E perché qualcosa è permesso e altro no?". 

Miuccia Prada riflette sul ruolo delle donne nel definire la società moderna a suon di paillettes e lustrini, di frange e decori preziosi, di fiorellini e piume, stampe tappezzeria e conchiglie. Lo fa portando in passerella una potente iperbole estetica, una femminilità caotica, ma consapevole che amplifica e racchiude in sé la libertà, di vestire, di apparire, di essere. Tutto ciò si traduce in un armonioso baccano di contraddizioni tenuto insieme da ago e filo, creatività e brillante visione stilistica: pantaloni ampi di velluto, pencil skirt in tweed, gonne da cocktail decorate con piume e perline, cappotti in lana grossa, abiti in raso o in mohair, maglioni di lana che pungono. In questa città delle donne con le pareti ricoperte da polaroid, adesivi e rielaborazioni di poster cinematografici di Robert McGinnis, disseminata di lampade vintag e letti con  lenzuola in pelle il marchio italiano mostra la sua sfilata più politica, in cui quotidianità e femminismo sono contemporanei (in ogni significato del termine).

Jil Sander

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"Tutto è molto voluminoso, fluido, rilassato, femminile".

Poche parole, pronunciate dal designer Rodolfo Paglialunga, per descrivere la collezione FW17 di Jil Sander. Le spalle sono voluminose, arrotondate, i volumi fluttuanti, le texture sono protagoniste. Nervature, tessuti trapuntati ed imbottiture vestono un dialogo tra corpo ed abito, lurex, cachemire, ciniglia e panno tra lusso e discrezione, infine il rigore di giacche e cappotti, bluse, pull con le maniche ovali ed abiti a coste tra maschile e femminile. Una bellissima palette di tabacco, azzurro carta da zucchero, giallo lime, anguria, rosa cipria, nero e crema esalta l'eleganza formale, il minimalismo, il glam discreto di una collezione che potrebbe essere l'addio di Paglialunga al brand. Insistenti indiscrezioni sostengono che Lucie Meier, ex Dior, e suo marito Luke Meier, designer di OAMC stiano già lavorando alla proposta SS18 di Jil Sander.

Marni

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Consuelo Castiglioni ha lasciato il posto a Francesco RissoTocca a lui mantenere l'estetica minimale ed eccentrica della fondatrice e direttrice creativa di Marni che ha portato il marchio italiano al successo. Ma come farlo? Con una collezione per la FW17 ispirata alla molteplicità della natura delle donne, un omaggio alle loro sfaccettature, a tutte le donne che il designer ha incontrato nella vita: mamma, sorelle, amiche, colleghe di lavoro. Risso veste Be1ngs: "esseri che godono di portar le cose in essere. Creare e ri-creare. Fare, disfare, unire, scontrare, fondere, ibridare, allíinfinto e di nuovo. Esseri che sono semplicemente se stesse". Così il giovane talento stratifica momenti: la lingerie a quadri portata sopra le maglie, i cappotti simil pelouche, le faux furs arruffate, gli abiti floreali coi lacci penzolanti, quelli bustier senza spalline o sportivi col collo a cratere, il mix'n match di geometrie e stampe, le maxi paillettes, i jacquard. Il risultato è una collezione nella quale Risso riversa tutta la sua creatività, un compendio delle sue capacità, delle ispirazioni che animano la sua visione di stile, un caleidoscopio forse ancora un po' acerbo. 

Arthur Arbesser

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In un ex panetteria milanese industriale del 19esimo secolo, Arthur Arbesser ricrea la propria versione del cult movie diretto da Wim Wenders "Wings of Desire", la sua Berlino Est anni '80, ma anche il circo di Marion, la trapezista protagonista del film. Alla Milano Fashion Week si respira un'aria fredda, austera, fatta di nero e linee nette, abiti uniforme e tagli alla marinara, gonne al ginocchio e doppiopetto maschili. Pian piano, un capo dopo l'altro, l'atmosfera si riscalda, si riempie di tinte pop, grafismi, stampe, check, abiti a righe blu, nere, rosse, bianche, camicie ricoperte da fogli di bronzo. Ai piedi calzature-guanto realizzate con il brand Vibram.

Gucci

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Milano. Nuova sede Gucci in via Mecenate, una ex-fabbrica di aerei dell'azienda Caproni costruita nel 1915, con una superficie di 35mila metri quadri. Alessandro Michele presenta "Il giardino dell'alchimista". Arrivato alla collezione FW17-18 di Gucci, l'eclettico designer ripropone la formula che ha conquistato il mondo della moda: un'accuratissima accozzaglia di ispirazioni, suggestioni, stili, personaggi. 120 modelli, uomo e donna insieme, che racchiudono un variopinto bestiario fatto di tagli, pieghe, cuciture, tessuti, riassunto perfettamente da Vanessa Friedmann, la critica di moda del New York Times:

"Ditene uno e c'era! Gengis Khan? Indossava una vestaglia lunga fino al pavimento con ornamenti cineseggianti, con una sciarpa a righe e un cappello di lana col pompon. Il punk? Jeans strappati su un body ricoperto di cristalli e una canotta bianca. Elisabetta II? Un educato vestitino a trapezio che arriva a met‡ polpaccio con un collettino bianco e cristalli ricamati. Un abituè dell'Opera dell'epoca vittoriana? Una gonna di velluto nero sotto un top con maniche sempre di velluto, scampanate e riccamente ornate. La zingara? Indossava un vestito di 14 colori, con lustrini e paillettes e una rosa alla vita". 

C'è tutto ed il contrario di tutto. Ci sono l'Orlando di Virginia Woolf, Vita Sackville West, i graffiti dell'artista Coco Capit·n, l'Inghilterra Vittoriana, la discomusic, l'ouroboros aka il serpente che si divora la coda, scarabei, rose, farfalle, foglie, api, gatti, tigri, lupi, pizzi, paillettes, balze, patchwork, passamontagna,  ventagli orientali...  Una curiosità: l'invito alla sfilata di Gucci è stato un vinile. Sul lato A le voci registrate di Florence Welch che legge "Songs of Innocence and of Experience" di William Blake sulle note della "Traverse" del compositore israeliano Armand Amar, mentre su lato B A$AP Rocky legge la lettera damore di Frederick Wentworth a Anne Elliot tratta da "Persuasione" di Jane Austen.