Se vuoi lavorare nel mondo della moda a Berlino, Jonas Lindström dovrebbe essere in cima alla tua lista. La sua mente creativa sembra un palcoscenico sempre in cerca di nuove idee e il terreno perfetto dove coltivare una bellezza non comune e senza tempo. Invece di seguire regole prestabilite le reinventa, senza però ignorarle completamente. Crea qualcosa di proprio, ed è per questo che brand come Kenzo e Uniqulo , riviste del calibro di  “ZEIT” e persino il corpo di ballo bavarese hanno voluto lavorare con lui. Usando tutti i moderni mezzi di  comunicazione, dal film alla fotografia, fa si che il suo pubblico pensi, sogni e creda in qualcosa di bello, in un modo che probabilmente  non hanno mai visto prima- il suo. Questo è ciò che lo rende interessante, come persona e come artista. E questo è anche il motivo per cui abbiamo scelto lui come primo candidato per la nostra serie di interviste dal nord. In una Berlino paralizzata dal gelo, ho colto l’occasione per conoscere questo impegnatissimo ragazzo e per chiedergli di raccontarmi del suo successo, arrivato quasi spontaneamente una volta terminata l’accademia d’arte. Eccomi qui, quindi, a dire per la seconda volta “Hello from Berlin”.

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#1 Chi è Jonas Lindström? 

Sono un fotografo e film maker per metà svedese, nato in Germania nel 1988. Attualmente vivo a Berlino e lavoro prevalentemente nella moda, spostandomi per lo più tra Berlino e Londra. 

#2 Perché sei diventato un fotografo?
Ho iniziato quando ero molto piccolo, facendo skate con gli amici. Eravamo un bel gruppo ed io ero sempre quello che si portava la macchina fotografica. Creammo un piccolo magazine per un negozietto locale. E’ iniziata più o meno così: Ero sempre intento a fare fotografie e video e poi da lì si è trasformato in qualcos’altro. Dopo aver finito la scuola ho lavorato come assistente da un fotografo- così sono venuto a Berlino. Poi ho iniziato a studiare alla UDK (Universität der Künste – Accademia d’arte).

#3 Questo ci porta alla domanda successiva : quand’è stata la prima volta che hai preso in mano una macchina fotografica?
Immagino sia stato durante il periodo in cui facevi skate. Avrò avuto circa13 anni quando ho cominciato. All’inizio mi divertivo a fare skate e realizzare documentari sugli amici, fotografie o brevi video. Internet stava nascendo proprio in quel periodo e noi avevamo un piccolo sito web, curavamo un magazine locale, insomma.

#4 Per te Berlino è…?
E’ molto spaziosa e libera- e questo mi piace. Mi piace come luogo in cui vivere e in cui lavorare, penso sia un’ottima combinazione. Ma mi piace anche come luogo in cui poter sempre tornare e da cui ripartire, che è molto importante, soprattutto nel mio campo.

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#5 Perché hai deciso di lavorare nell’industria della moda?

Ho sempre lavorato con le persone, perciò è successo quasi naturalmente. Ho visto la fotografia come uno strumento per lavorare con la gente e la moda è il campo che offre la maggior libertà e le maggiori possibilità di esprimere se stessi. Ho iniziato nella moda in senso stretto, ora si stanno aprendo anche nuove possibilità. Molti dei miei progetti cinematografici saranno ne sempre influenzati e penso che quasi ogni film di Hollywood lo sia. Adesso invece lavoro su molti progetti che ruotano intorno a qualcos’altro e di cui la moda è solo uno degli elementi, in particolare nei miei progetti cinematografici.

#6 Sei entrato nell’industria della moda quasi immediatamente dopo la scuola d’arte. Come ci sei riuscito?
In realtà è successo mentre ancora frequentavo. Eravamo un gruppo di amici che studiavano lì. Facevamo tutti graphic design per cui sperimentavo diverse discipline. A un certo punto però mi resi conto che nonostante mi piacesse sapere tutte quelle cose, preferivo la fotografia, o tutti i mezzi basati sull’immagine, diciamo. Poi iniziammo a lavorare a piccoli progetti qui a Berlino, parallelamente all’università, e andammo avanti così per un paio di anni. Quando mi laureai, nel 2014, potei spostarmi abbastanza facilmente, avevo già delle basi da cui partire.

#7 Esteticamente parlando quali sono i tuoi maggiori obiettivi? E sono in linea con l’attuale tendenza dell’industria? 
Questa è una domanda difficile…. La tendenza dell’industria…. Penso che non siano necessariamente allineati perché ho deciso molto presto che avrei lavorato usando solo il digitale e questo è l’opposto di ciò che invece si sta’affermando ora. Ma per me far parte della mia generazione, ha sempre significato desiderare di esplorare, piuttosto che assecondare una romantica visione di nostalgia. Ci non significa che tutti quelli che realizzano film in analogico sono nostalgici, ma per me era più interessante andare in un’altra direzione, dove ci fosse più spazio per sperimentare e trovare nuove estetiche. Mi piace questo approccio digitale perché a volte rende le cose più difficili e  i lavori non sono subito soddisfacenti, ma puoi lavorarci e svilupparli.

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#8 Ci sono delle regole particolari che segui quando lavori?

Assolutamente si. Mi piace preparami accuratamente ma poi è importante lasciarsi andare. Mi piace avere un’idea di ciò che voglio fare e avere in mente il contesto, penso che la fotografia sia uni dei media più spontanei quindi è importante andare sul set con la mente aperta.. lasciare che le cose accadano da sé. Così può succedere qualcosa di persino più bello, qualcosa che non avresti potuto nemmeno immaginare. Perciò lavoro avendo in mente un concetto, ma quando vado in studio o in qualche location mi piace che sia una sorta di laboratorio. Non focalizzarmi troppo su una cosa sola, piuttosto avere gli occhi ben aperti e guardarmi intorno per vedere cosa si può fare di realmente interessante lì. Mi piace quando accade qualcosa di spontaneo ma poi appare molto preciso. Mi piace come un momento possa svelarsi e poi trasformarsi in una composizione perfetta quando in realtà è stato quasi un incidente.

#9 Pensi che far parte del mondo della moda possa cambiare la tua  o la nostra visione delle cose?
In termini etici…sono sempre state belle immagini di mondi belli, ma penso si possa fare qualcosa. Puoi lavorare in termini di immagine del corpo, tipi di bellezza o percezioni, questo è ciò in cui puoi maggiormente influenzare alcuni aspetti, o dove puoi opporti agli standard dell’industria. Succede sempre di lavorare con modelle di un’agenzia che non conosci e che probabilmente sono più giovani di quello che ti hanno detto… però in molti progetti lavoro con gente che conosco, che abbiamo scelto personalmente o con cui ho già  collaborato, perché voglio che anche loro diventino parte del progetto. Questo è ciò che cerco di fare perché non mi trovo necessariamente d’accordo con molti degli standard di bellezza attuali.

#10 Sei un fotografo ma produci anche film. Perché? Quali sfide devi affrontare e come le superi?
All’inizio pensavo che fossero molto simili tra loro, in realtà non lo sono affatto e credo che questo sia molto interessante. Anche se sono entrambi medium visuali. Mentre stavo lavorando ad alcuni film mi accorsi che certe idee non funzionavano,proprio perché nate come fotografie. Mi piace perché mi sfida a pensare ad una narrazione. Mi piace anche che il film possa essere così emozionale, quanto velocemente ti catturi, mentre la fotografia è meno immediata su questo. L’impeto che puoi creare con un film…

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#11 Quale pensi che sia il maggio regalo che fai al tuo pubblico?
Hahah..bè, creare immagini che facciano riflettere, che forse provochino domande e mostrino qualcosa di nuovo.

#12 Creatività guidata dalle emozioni vs un flusso di lavoro concettuale: quale pensi definisca la tua vita lavorativa? 
Penso sia un giusto  mix di entrambe. Un po’ come ho detto prima.. mi piace definire con cura il progetto  e che tutto sia ben organizzato ma non si dovrebbe mai tagliar fuori la spontaneità delle emozioni. Mi piace fidarmi delle mie intuizioni e se qualcosa che avevo pensato non mi convince, allora non lo faccio.

#13 Cosa o chi ti ispira?
Direi che i film sono decisamente la cosa che mi ispira maggiormente. Cerco di trattenermi dal guardare troppo i moodboard e il lavoro degli altri. Tento di farmi ispirare da cose diverse dalla fotografia, come un balletto o una performance, un’opera d’arte o una scultura. Poi però devo tradurlo. E’ molto diverso dal lasciarsi ispirare da una fotografia di moda perché quello diventa quasi copiare. Penso che prendere ispirazione sia normale e necessario, anche se cerco di renderla qualcosa di mio nel processo.

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#14 La fotografia più bella che tu abbia mai scattato è...?

Non lo so. Sempre la successiva probabilmente. Non direi mai “questa è la migliore che abbia fatto”, perché ho sempre voglia di scattarne un’altra.

#15 L’immagine o il video che ti piacerebbe moltissimo realizzare?
Non una fotografia, vorrei girare un vero e proprio film. Attualmente sto’ lavorando al montaggio di un film dove unisco molte delle idee che avuto negli ultimi anni in un unico progetto, uscirà molto presto. Adesso mi occupo di questo, realizzare un sacco di idee che negli anni si sono accumulate. Ma non si riduce ad una sola immagine, una celebrità, una modella, una persona o un luogo precisi. Preferisco lavorare a qualcosa di più grande.

#16 Qual è la maggior difficoltà per un fotografo?
Penso sia la capacità di trattenersi il più a lungo possibile. Andare all’università e non mostrare il proprio lavoro a nessuno se non a se stessi, e cercare di trovare la propria voce. Allora, e solo allora, si può cominciare a mostrarlo. E’ molto pericoloso far vedere qualcosa di cui non si è sicuri perché spesso si viene bistrattato. Non bisogna lasciarsi prendere dai social media. Oggi tutti hanno sempre bisogno di mostrare quello che stano facendo in ogni momento. Credo che i giovani fotografi  debbano lavorare solo per se stessi il più  a lungo possibile, e diventare sicuri di sé il più possibile. Questo è molto difficile al giorno d’oggi.

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#17 Ci sono dei modelli di vita o degli artisti che ammiri e a cui ti ispiri?

Penso sia molto difficile ridurre tutto ad una singola persona. In ambito artistico, ad esempio, ammiro molto Wolfgang Tillmans. Per la produzione cinematografica stimo il lavoro di Werner Herzog e il suo stile.  Mi piace anche identificarmi con un certo tipo di germanicità. La new wave tedesca è piuttosto stimolante, specialmente il loro approccio concettuale alle cose.

#18 Come e dove ti vedi tra 30 anni?
Wow, non lo so. Spero di aver prodotto un film per allora.  Quello sarebbe fico, davvero forte. Ma circondato dagli amici e facendo ancora quello che facciamo… pieni di ispirazioni e tutti presi dal progetto successivo, e non aver ancora finito.

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