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Cari italiani, smettete di dipingervi la faccia di nero

Qualche punti molto importanti da prendere prima delle celebrazioni di halloween

Cari italiani, smettete di dipingervi la faccia di nero Qualche punti molto importanti da prendere prima delle celebrazioni di halloween

Negli ultimi mesi la conversazione sul concetto di blackface (banalmente quando una persona bianca si dipinge la faccia di nero per rappresentare una persona di colore), si è ampliata e approfondita su scala internazionale in seguito a innumerevoli episodi in cui brand, celeb e aziende - come Prada, Kim Kardashian, Becca Cosmetics - sono stati accusati di aver offeso la comunità nera attraverso la rappresentazione della stessa con un make-up marcato applicato su persone bianche. In alcuni casi si è trattato di una versione edulcorata del concetto, ma in ogni caso offensiva. Tuttavia, all'interno dei confini italiani l'idea di blackface è molto viva e fedele alla sua forma originale. Gli italiani si divertono ancora con la vernice nera e marrone nel tentativo di creare una rappresentazione pigra, ignorante e poco lusinghiera di personaggi neri

Negli ultimi cinque anni, il comico italiano Gabriele Pellegrini, meglio noto come Dado, si è dipinto la faccia di nero per rappresentare un venditore di kebab africano. Il politico italiano Gianluca Buonanno (Lega) si era colorato la faccia di nero in Parlamento per affrontare la questione dei migranti; il duo comico di cantanti Palla e Chiatta si è letteralmente travestito come due donne di colore per quello che nella loro mente doveva essere un tributo alla black culture. La stilista italiana Carlotta Tabaroni si era vestita come una donna nera per Halloween. L'ultimo caso sulla scia di blackface è lo spot di Alitalia - ora rimosso - che ritraeva un uomo bianco travestito e dipinto per interpretare Barack Obama. L'ultimo incidente è il programma televisivo italiano Tale e Quale, con la cantante italiana Roberta Bonanno dipinta completamente in nera durante un'imitazione di Beyoncé; una tradizione sembra che lo show televisivo stia facendo da anni imitare artisti come Ghali, Rihanna, Stevie Wonder e altri.

Inutile dire che c'è un problema, un problema che non si riduce solo al settore della moda, della politica o della musica, ma che investa la società tutta. 

Al verificarsi di ciascuno di questi incidenti, il fil rouge è la reazione del colpevole, che quasi sempre si mette sulla difensiva dichiarando di non essere stato mosso da intenzioni razziste. Se però queste persone conoscessero davvero il concetto di blackface e soprattutto le suo origini, saprebbero che in ogni caso le loro intenzioni sono assolutamente irrilevanti. Nel 2019, a qualche secolo di distanza dalla nascita di questa tradizione teatrale, non gliene frega niente a nessuno se volevi essere razzista o no: il blackface non è più accettabile. Nessuno sta dicendo che non puoi essere Beyoncé o Stevie Wonder o Prince per Halloween, ma si può fare senza dipingervi di nero. Ciò che ci viene chiesto è semplicemente che ritiriamo una tradizione radicata nell'odio e nella tirannia.

Le origini del blackface si estendono ben oltre il trucco scuro applicato sulla pelle chiara. Le sue origini possono essere ricondotte alla cultura americana e britannica del XIX secolo, dove divenne famoso a seguito di spettacoli di menestrelli. Durante questi spettacoli, che in seguito vennero trasmessi anche sulla TV nazionale, i performer bianchi utilizzavano il cerone e il lucido da scarpe per annerire la loro pelle, evidenziando a dismisura le labbra nella rappresentazione di schiavi delle piantagioni e neri liberi. Queste performance non erano in nessun modo necessarie o lusinghiere per la cultura black, che in quel periodo era ancora sistematicamente maltrattata e disumanizzata. Una rappresentazione teatrale di questo tipo non aiutava  di certo una cultura che non era considerata umana. 

Molto spesso gli Italiani cercano di smarcarsi dalle accuse di blackface dicendo che la tradizione razzista non ha mai fatto parte della storia italiana. Ma è ovvio che non importa se la persona sotto la vernice nera è tedesca, italiana, americana o sudafricana, le persone offese sono sempre le stesse: le persone di colore. Blackface è stato creato in un'epoca in cui il linciaggio, l'ingiustizia legale, la schiavitù e la grande ignoranza contro i neri e la loro cultura erano ancora vivi e automaticamente, che lo si faccia con intenzione o meno, quando si utilizza il blackface si riaccendono traumi razziali

Tutto sommato l'Italia è dormiente nel riconoscere le questioni razziali. Se si dovesse chiedere ad un italiano bianco se il razzismo esiste in Italia la risposta sarebbe molto probabilmente 'No', mentre la risposta di una persona di colore che vive in Italia può variare. E' esattamente questo il punto: le persone non di colore non hanno il diritto di decidere cosa è o non è razzista, semplicemente non possono decidere che cosa può o non può essere offensivo per una persona di colore. Troppo spesso questa tipica ignoranza italiana viene scambiata per essere di mentalità aperta e le persone di colore sono accusate di essere ipersensibili, ma secondo David J. Leonard, esperto di culture e razze, questa è una strategia sociale e culturale che consente a questi problemi di rimanere irrisolti. 

La capacità di essere ignoranti, di non conoscere la storia e le conseguenze del bigottismo razziale, di fare semplicemente quello che piace, è un elemento di privilegio per eccellenza. La capacità di disprezzare, demonizzare, ridicolizzare e impegnarsi in azioni razziste comodamente al sicuro in quartieri benestanti e in scuole razzialmente omogenee, riflettono sia privilegio che potere. La capacità di incolpare gli altri di essere ipersensibili, di giocare la carta della razza, o di fare molto rumore per nulla sono privilegi codificati strutturalmente e culturalmente. 

Se anche dopo tutta questa spiegazione sul concetto di blackface e tutte le sue implicazioni razziste, non capisci perché è sbagliato, chiediti perché è giusto. Perché qualcuno vorrebbe prendere parte ad una tradizione che ha alle spalle una storia di derisione, disumanizzazione e disprazzo di un'intera razza di persone? Se anche in questo caso hai trovato una risposta che ti aggrada, probabilmente appartieni al lato destro della barricata, in compagnia di Trump e Salvini.