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Finiremo con il mangiare i nostri vestiti?

Il rapporto fra moda e cibo è diventato più sperimentale che mai

Finiremo con il mangiare i nostri vestiti? Il rapporto fra moda e cibo è diventato più sperimentale che mai

Chiedere ad un vegano se sta indossando della pelle animale potrebbe essere bizzarro (oltre che fuori luogo) stando al teorema del “siamo ciò che mangiamo e indossiamo”. La pandemia e il lockdown hanno infatti rimodulato il rapporto fra moda e cibo, rendendo ancora più labile il confine fra i due mondi. Se durante il lockdown i content creator si erano divertiti nel propinarci piatti aesthetic giurando fedeltà assoluta al mantra del DIY, la food designer Katia Gruiter si è sbilanciata all’interno della sua newsletter dicendo che molto probabilmente finiremo con il mangiare i nostri vestiti. In effetti, più di dieci anni fa, Patagonia aveva già lanciato il suo food marketplace e ora  Pangaia ha persino ideato una barretta  energetica realizzando un prodotto a zero emissioni di anidride carbonica e con un imballaggio biodegradabile. 

Nel 2021 Louis Vuitton ha aperto il suo primo ristorante ad Osaka, mentre Dior - la notizia della riapertura del leggendario negozio ad Avenue Montaigne 30 è andata a coincidere con la scorsa fashion week - ha inaugurato il suo ristorante boutique. Così come Stella McCartney ha fatto seguire alla presentazione della sua collezione a Le Bon Marché un workshop sulla cucina vegana. Segno che evidentemente il rapporto fra moda e cibo sta conoscendo una stagione di empowerment piuttosto interessante, riscrivendo il concetto stesso di lifestyle. Quali sono i punti di contatto fra i due mondi?

La triade fashion - deco - arte

Nonna's Grocer, concept store ispirato alla tipografia dei bisnonni dei fondatori, propone candele iperrealistiche di frutta e verdura pensate per creare un nuovo rituale durante i pasti. Dada Daily invece - il cui motto potrebbe essere riassunto nella formula portare la decadenza a tavola - unisce alla vendita di oggetti funzionali a snack non convenzionali come i popcorn di cavolfiore o le noci Umami glassate al miele, celebrando gli oggetti quotidiani che spesso passano inosservati. Così come Jacquemus, sulla falsa riga della narrativa estetica di Marcel Duchamp, ha attinto più volte al mondo gastronomico per riesaminare sotto una nuova lente utensili da cucina, piatti e pietanze. E tutto ciò confluisce in progetti di visual merchandising che propongono un percorso esperienziale modellato sullo stesso mood.

DIY attitude

@dannylovespasta

Gucci, Louis Vuitton, and Burberry—what designer pasta should I make next??

Peppermint and Bob The Drag Queen Its Fashion - RuPaul’s Drag Race

Cibo e vestiario sono due necessità che danno forma sia alla nostra vita che alle nostre identità. In Francia Buitoni ha fatto trapelare una vera e propria mania della pizza fatta in casa e ha ipotizzato che la cosa sia destinata a crescere. Infatti, il subreddit dedicato alla pizza è aumentato del 60% negli ultimi due anni, passando da 228K a 364K membri tra gennaio 2020 e 2022. Se prima i Redditors pubblicavano le loro opinioni sulle pizze dei ristoranti, ora la maggior parte dei post riguarda ricette fatte in casa. Trend condiviso proprio con il mondo della moda che, sulla piattaforma social Tik Tok, ha dato vita ad una spropositata quantità di trend - dal subsersive basic al cottagecore tanto per citarne alcuni - in grado di restaurare un rapporto con il corpo e l’abito dato per scontato. Proprio come quello con il cibo.