
Andare a ballare è un passatempo noioso o un lusso per pochi? La Gen Z ha sempre meno voglia di divertirsi, e i dati lo dimostrano
DJ Mag ha riportato che più del 50% dei maggiorenni non va a ballare per timidezza o per paura di essere ripresi online. Il dato, che riguarda Europa e UK, analizza i dati della Night Time Industries Association (NTIA Market Monitor) e certifica che a livello complessivo il numero di discoteche e club notturni “puri” è calato del 36,1% rispetto al periodo pre-pandemico, con una contrazione dell'economia legata alla tarda notte del 5,1%.
La domanda sorge spontanea: è davvero solo la timidezza il motivo per cui la Gen Z non va a ballare? Secondo DJ Mag, la paura di essere ripresi e finire sui social supera persino il desiderio di uscire di casa: secondo il sondaggio, il 49% dei giovani dai 18 anni in su ha paura di essere ripreso in contesti imbarazzanti, mentre il 43% teme di risultare stupido in pubblico. Le nuove tendenze giovanili sembrano proporre tutt’altro rispetto alla discoteca: al caos delle luci stroboscopiche, la Gen Z preferisce un'uscita a cena, un bel locale da immortalare su Instagram, oppure un classico film in casa con la coperta e la tisana. Ma come siamo arrivati a questo punto?
Dagli anni Ottanta fino ai primi anni Duemila, le discoteche erano un punto di riferimento per i giovani europei. Ogni quartiere aveva il suo club e ogni gruppo sapeva esattamente quale locale frequentare per ritrovarsi con i propri amici, senza contare che, mentre durante la settimana l’ufficio costringeva al solito e noioso dress-code, il fine settimana era il momento ideale per esprimersi attraverso l’abbigliamento. Non esisteva la paura, o meglio, l’imbarazzo.
Sembra strano pensare che oggi tutto questo sia quasi dimenticato, eppure se ne parla ovunque, sulle riviste e nei magazine, e la realtà sembra confermarlo. Non è un caso che negli ultimi anni abbiano chiuso tantissimi locali, come il famoso Seven Apples a Marina di Pietrasanta, il Plastic di Milano o la Bussola, che arrivava addirittura ad accogliere pullman pieni di persone disposte a viaggiare ore pur di trascorrere una serata presso il locale. Il motivo sembra essere sempre lo stesso: la scarsa partecipazione agli eventi, che ha portato queste location ad abbassare definitivamente le serrande, mettendo fine a un’era che ha segnato intere generazioni.
Negli ultimi anni, il numero di discoteche in Italia è diminuito drasticamente: si stima che nell'arco degli ultimi 14 anni abbiano chiuso oltre 2.100 locali da ballo, passando dai circa 7.000 degli anni Novanta a poco più di 1.400 locali attualmente attivi. Oggi, andare a ballare comporta spesso costi difficilmente evitabili. D'altra parte, i club di provincia, sebbene consentano di risparmiare sulle spese di trasporto, evitando l'utilizzo di pullman o navette, tendono talvolta a offrire un'esperienza poco varia. La riproposizione degli stessi ambienti e delle medesime dinamiche finisce infatti per rendere le serate monotone, familiari e, nel tempo, ripetitive e poco stimolanti.
A questo si lega direttamente il ruolo della musica, che un tempo faceva da collante assoluto e che oggi ha subito tantissime declinazioni e sfumature, per adattarsi alle tendenze e alla velocità di un mondo giovanile in continuo movimento. Chissà se i club torneranno ad avere l'importanza di un tempo e se i ragazzi torneranno ad amare il clubbing. Non ci resta che stare a guardare l'evoluzione di una cultura che, alla fine, non scomparirà mai davvero del tutto.







