
Halfdays porta sulle Alpi un’altra idea di skiwear Abbiamo incontrato la cofondatrice Ariana Ferwerda a St. Moritz per parlare del debutto europeo del brand

Su TikTok e Instagram, Ariana Ferwerda ha visto più volte una scena che la diverte. Una ragazza mostra il completo da sci Halfdays che ha appena comprato. Ha in programma di andare a sciare? No. Ha mai sciato prima? Nemmeno. «Il nostro obiettivo è avvicinare più donne all’outdoor e farle sentire a loro agio sulle piste, magari anche la prima volta», ci racconta Ferwerda a St. Moritz. Comprare un completo prima ancora di prenotare una lezione può sembrare un’inversione di priorità, ma dice qualcosa sul rapporto tra abbigliamento e sport. A volte è proprio un vestito a farci immaginare in un posto in cui finora non ci eravamo mai visti.
Ferwerda aveva iniziato a sciare più spesso quando, nel 2019, ha conosciuto Kiley McKinnon, ex sciatrice olimpica di freestyle del Team USA. Arrivavano allo stesso sport da due prospettive molto diverse, ma condividevano una certa insofferenza per quello che trovavano nei negozi. Nel 2020, insieme a Karelle Golda, hanno lanciato Halfdays in Colorado con una prima collezione dedicata allo sci. «Per lo più i grandi marchi progettano prima per gli uomini. Poi, per le donne, i capi vengono rimpiccioliti o tinti di rosa, o qualcosa del genere», dice Ferwerda. Il problema del rosa, per un marchio che fa del colore una parte riconoscibile del proprio lavoro, è semmai il momento in cui entra in gioco. Se arriva alla fine, come unico segno che una giacca è stata pensata per una donna, lascia intatte tutte le decisioni prese prima, dalle proporzioni alla vestibilità.
C’era anche un’altra convenzione che le fondatrici volevano mettere in discussione, quella per cui ogni capo tecnico debba rispondere alle esigenze della persona più esperta sulla montagna. «Cerchiamo di evitare di complicare troppo le cose. Volevamo darti le tasche che ti servono e le caratteristiche tecniche di cui hai bisogno, senza aggiungere altro», spiega Ferwerda. L’esperienza agonistica di McKinnon e quella di Ferwerda, che si stava avvicinando allo sci, si incontrano qui, nella scelta di quali dettagli servano davvero. Lo stesso vale per le silhouette. Ferwerda ricorda uno skiwear spesso ampio, dalle forme maschili e lontano da ciò che lei e le altre fondatrici indossavano tutti i giorni. Volevano che anche in montagna ci fosse spazio per il gusto con cui ci si veste il resto della settimana.
A St. Moritz, dove lo sci convive da tempo con un’idea molto precisa di stile, il discorso finisce sulle auto d’epoca. «Agli inizi di Halfdays eravamo molto ispirate dalle vecchie Porsche degli anni Sessanta e Settanta. Abbiamo preso parecchi spunti da lì per i colori», racconta Ferwerda. Oggi le palette attingono anche all’arte e alle passerelle. Il riferimento alle Porsche aiuta a capire da dove venga l’identità visiva del marchio. Quando cerca un colore per un completo da sci, Halfdays guarda anche fuori dal guardaroba di chi scia.
Il debutto europeo, annunciato il 3 novembre, arriva quando il marchio ha già esteso la sua offerta all’escursionismo, alla corsa e all’abbigliamento per allenarsi in studio. Halfdays ha scelto Zurigo come sede europea e ha affidato la guida delle operazioni a Chath Weerasinghe, già in Perfect Moment e Canada Goose. Le collezioni saranno disponibili online con spedizioni nell’Unione Europea e in Svizzera, oltre che presso rivenditori come Luisaviaroma e Mountain Air Verbier. Si potrà incontrare lo stesso completo facendo shopping online o entrando in negozio a Verbier prima di salire in pista. E forse è proprio la distanza tra queste due scene, tra il video di chi si prova la tuta a casa e il momento in cui la indossa per la prima volta sulla neve, a spiegare il tipo di pubblico che Halfdays vuole portare in montagna.