8 nuovi brand fanno il loro ingresso da Dover Street Market Paris Nuovi arrivi e collezioni esclusive

Brand con radici culturali profonde

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Sul fronte della memoria e del patrimonio, Institution, il brand di Galib Gassanoff (finalista del LVMH Prize 2026), per la collezione FW26 attinge alla storia dell'Azerbaigian: ispirata alla figura di Peri-Khan Sofieva, mette al centro di pezzi unici i tappeti tradizionali Karachop e Fachralo, annodati a mano da artigiani locali. amachi., nato tra le montagne di Nagano dall'intuizione di Amachi Yoshimoto, pensa invece il vestito come un ponte tra uomo e natura, tra palette terrose, lavorazioni manuali e materiali dalle texture spinte all'estremo.

Da Londra, infine, A.V. Vattev rilegge la mascolinità odierna con la collezione "Nocturne", in cui convivono le origini bulgare del fondatore, le sottoculture musicali degli anni '70 e '90 e una serie di scelte sostenibili, a partire dal recupero dei tessuti deadstock.

Dalla struttura alla sovversione

Rigore del taglio ed energia delle sottoculture sono il filo rosso di molte delle proposte più interessanti della stagione. Fondato da Christoffer Lundman (con un passato da Burberry e Acne Studios), il marchio svedese Salon C. Lundman porta una sensibilità architettonica di matrice Bauhaus dentro un guardaroba scandinavo essenziale: la sua FW26 è fatta di tailoring scultoreo, giacche strutturate, pantaloni a doppia pince e camicie a doppio colletto, tagliate in tessuti italiani pregiati e deadstock. Ecstatic Research, la nuova creatura di Ed Davis (co-fondatore di Brain Dead) a metà tra ready-to-wear e casa editrice, esordisce con la sua prima collezione, "Environmental Studies"; attraversata dal cinema di Derek Jarman e dalla storia dell'eremita Christopher Knight, mette l'archivio al centro e include una T-shirt in esclusiva per Dover Street Market. Da New York, Pretty Relics trae ispirazione dal metal anni '70 e dall'hardcore anni '80 per un guardaroba dall'aria vissuta, tra lavaggi pesanti e trattamenti a mano che decostruiscono completamente il capo.

Per i suoi vent'anni, la maison londinese ERDEM presenta la collezione anniversario "The Imaginary Conversation", che mette in dialogo le muse e le figure storiche del suo immaginario attraverso un tailoring romantico, ricami elaborati e l'uscita della prima monografia del brand, edita da Rizzoli.

Alta performance e artigianato nel menu

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Su un registro decisamente industriale, l'italiano GR10K costruisce la sua FW26 attorno alla linea permanente Replicated (realizzata con tessuti industriali d'archivio) e alla linea Mainline, dedicata alla ricerca tecnologica, per un capo fatto per durare, contro il tempo e contro il terreno.

Nell'eyewear e nelle calzature vince la precisione: lo studio di Toronto Abicsi disegna occhiali performance ultraleggeri, interamente stampati in 3D, con la tecnologia proprietaria "Wormhole" che permette di far passare un cordino direttamente nell'asta. Infine, JUDE, il brand emergente di Jurgita Dileviciute e Denitsa Bumbarova, applica alla scarpa un'eleganza da architetti, con tacchi curvi e proporzioni scultoree lavorate a mano in Portogallo in pellami d'eccezione.

Incrociando artigianato di alto livello, riferimenti underground e tecnologia d'avanguardia, questa nuova generazione di designer sta ridisegnando i confini espressivi della moda contemporanea. Che si tratti di custodire un saper fare locale, scavare negli archivi industriali o spingere più in là la stampa 3D, questi brand condividono la stessa ambizione: sostituire al prodotto usa e getta un oggetto che abbia un senso, una profondità, un legame con il reale. Una visione netta, che Dover Street Market continua a coltivare scovando i nomi di domani.

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