Quando Rei Kawakubo firmò una linea di arredamento Una collezione sperimentale creata dalla designer negli anni ‘80 per Comme de Garçons

Con Comme de Garçons, la designer giapponese Rei Kawakubo ha segnato indelebilmente la moda a partire dagli anni 80, diventando un punto di riferimento nella moda, nonostante gli ormai quarant’anni di attività e le quasi ottanta primavere sulle spalle. Gli show e le collezioni più famose di Comme de Garçons sono già il soggetto di numerosi saggi - come ad esempio il volume di Andrew Bolton Rei Kawakubo/Comme des Garçons: Art of the In-Between, tratto dalla grande mostra retrospettiva del 2017 dedicatale dal Metropolitan Museum of Art - c’è un altro aspetto del lavoro di Rei Kawakubo di cui non si parla abbastanza: la sua collezione di arredamento. 

Materiali essenziali, forme scultoree

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La linea di arredamento disegnata da Rei Kawakubo ha avuto una breve vita, durata soli dieci anni, tra il 1983 e il 1993, senza una grande distribuzione e con un solo store fisico in tutto il mondo, a Parigi. Non è nata come entità indipendente, ma complementare rispetto all’esperienza che il cliente doveva fare nel momento in cui entrava nella boutique.

Guardando ai propri negozi come a un'estensione delle proprie passerelle, per Rei Kawakubo era necessario che il luogo dell’acquisto fosse un luogo di esperienza, che confermasse e amplificasse la sua visione. Il progetto, partendo proprio dagli store, si sviluppò in una serie molto circoscritta di creazioni, tra sedie, tavoli, e separé per la casa.

Tutti i pezzi erano realizzati con materiali semplici, non ricercati o particolari: metallo e legno su tutti, ed erano pensati dalla stessa Rei Kawakubo come se fossero quasi delle sculture. Nonostante l’apparente semplicità dei materiali, gli oggetti presentano delle loro peculiari originalità o, quantomeno, un approccio personale nelle scelte stilistiche: il legno è levigato e privo di vernice, il metallo sabbiato e successivamente zincato, mentre l'alluminio è montato su legno.  

Una collezione dimenticata 

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Tutti i pezzi hanno un'estetica tendente verso il brutalismo e il minimalismo, e giocano con alcune parole chiave dell’estetica della designer giapponese: asimmetria, decostruttivismo e non finito. Termini che, nel progetto di interior, sono utilizzati per lavorare sul limite tra furniture e scultura, per questo sono anche disinteressati ad aspetti che consideriamo normali per l’arredo, come la comodità o addirittura la solidità strutturale degli arredi stessi.

Secondo le testimonianze di chi ha studiato questi lavori, se una persona troppo pesante avesse usato una delle sedie, questa non avrebbe retto. Inizialmente, questi pezzi non erano stati ideati per essere utilizzati in casa, ma come arredo del negozio, tanto da essere definiti come oggetti transitori. E anche nel momento in cui sono stati commercializzati, si è tratta di una produzione piccola svoltasi nell’arco di appena un decennio, tanto che, ancora oggi, molti fan di Comme de Garçons non ne sono a conoscenza. 

Come si può intuire, si trattava di un progetto totalmente sperimentale, che per questo non è decollato anche da un punto di vista commerciale. Da qui, si presume, la decisione di chiuderne la produzione, che per lungo tempo è rimasta nel dimenticatoio.

Fino al 2017 

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Didier Courbot, uno studioso di Comme de Garçons nonché proprietario della Galleria a1043 di Parigi, nel 2017 decise di dedicare una mostra proprio a questa collezione. Il suo lavoro è stato fondamentale per riportare alla luce questi lavori, sia da un punto di vista di recupero dei pezzi originali – che in galleria erano circa una quarantina – sia per quanto riguarda l’aspetto nozionistico e concettuale. Proprio grazie a quella mostra è stato possibile dare il giusto risalto ad una storia che altrimenti si sarebbe persa nel vuoto. L’operazione di Didier Courbot è stata l’apripista per una riscoperta dei lavori di Rei Kawakubo, su cui adesso, per quanto scarsa, esiste comunque una letteratura. 

Il progetto di arredamento non è sicuramente ciò per cui il nome di Rei Kawakubo rimarrà sui libri di storia, ma si tratta di un’altra lente attraverso cui leggere il lavoro della designer. Guardare a come ha approcciato questo progetto dà la dimensione del suo talento sfaccettato e multidimensionale e di come sia riuscita a mantenere un’estetica personale e originale al di là del medium. 

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