I libri di Sally Rooney sono stati banditi nel Regno Unito La scrittrice rischia l’arresto per aver sostenuto la causa palestinese

Brutte notizie per i lettori inglesi di Sally Rooney: i suoi romanzi non saranno più distribuiti nel Regno Unito.  Non è stata una scelta editoriale far sparire dalle librerie l'autrice irlandese, ma una legge del Terrorism Act: Rooney vuole destinare i suoi diritti d'autore a Palestine Action, movimento britannico di azione diretta e protesta pro-palestinese, dichiarato illegale e terrorista dal governo britannico nel 2025. Per questa ragione la sua casa editrice Faber non può più pagarla e la scrittrice rischia di essere arrestata con l’accusa di finanziamento del terrorismo – un cortocircuito che non solo cancella le sue opere dagli scaffali inglesi ma le vieta, di fatto, l'ingresso nel Paese. 

Come si è arrivati a tutto questo? 

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Le notizie degli ultimi giorni non sono altro che la cronaca di un epilogo che Rooney sapeva sarebbe accaduto, un nuovo tassello di una contesa politico-legale che da anni sta coinvolgendo il governo britannico, l’autrice e le sue posizioni politiche filopalestinesi. Già nel 2021 la scrittrice si rifiutò di cedere i diritti di traduzione in ebraico del romanzo Dove sei, mondo bello a editori israeliani (in linea con il movimento BDS) e nel 2024, durante un’intervista per il lancio della sua ultima opera Intermezzo Rooney definì apertamente per la prima volta «genocidio» gli attacchi militari israeliani a Gaza. Ma il punto di svolta della vicenda è avvenuto nel giugno 2025, quando gli attivisti di Palestine Action hanno compiuto un'incursione nella base della Royal Air Force di Brize Norton, imbrattando di vernice rossa aerei militari per contestare il supporto bellico britannico fornito a Israele.

In risposta, nel luglio 2025, il governo del Regno Unito ha inserito Palestine Action nell’elenco delle organizzazioni terroristiche illegali ai sensi del Terrorism Act. Successivamente Huda Ammori, co-fondatrice di Palestine Action, ha presentato ricorso al Ministero degli Interni britannico. La questione è stata successivamente portata dinanzi alla Corte Suprema: Ammori sostiene che equiparare le azioni di protesta non violenta del collettivo a reati di terrorismo costituisca un abuso normativo che limita illegittimamente la libertà d'espressione e il diritto di dissenso politico. 

Il ruolo di Rooney nel processo a Palestine Action 

Sally Rooney, anziché arretrare di fronte a questi provvedimenti legali, ha rilanciato la sua posizione scrivendo prima sul Guardian e poi sull’Irish Times degli op-ed con i quali rivendica il suo schieramento politico e dichiara l’intenzione di devolvere a Palestine Action sia i proventi delle vendite dei suoi libri che le royalty derivanti dagli adattamenti televisivi BBC di Normal People e Conversations with Friends. È proprio qui che entra in gioco la norma: secondo l’Articolo 15 della legge britannica sull'antiterrorismo è vietato erogare denaro con la consapevolezza o il sospetto che possa essere impiegato per finalità terroristiche, prevedendo fino a 14 anni di reclusione.

Di conseguenza, questo provvedimento non colpisce solo l'autrice, ma mette nei guai anche la casa editrice Faber (che distribuisce le opere di Rooney in Inghilterra e in Irlanda) e le produzioni televisive britanniche che non possono più versare i diritti d'autore a Rooney senza commettere un reato punibile dalla legge. Per questa ragione già lo scorso novembre la scrittrice ha presentato alla Corte una dichiarazione formale (witness statement) a supporto dei ricorrenti, dimostrando come le disposizioni dell'Articolo 15 rappresentassero un’intrusione estrema dello Stato nel campo della libertà e dell’espressione artistica e generassero un insanabile stallo legale, costringendo così la sua casa editrice a ritirare le sue opere dal mercato britannico e impedendo, inevitabilmente, anche le pubblicazioni future.

Il percorso giudiziario è stato altalenante. Nel febbraio 2026 l'Alta Corte ha inizialmente dato ragione ad Ammori definendo il bando «illegittimo». Successivamente, nel giugno 2026, la Corte ha ribaltato la sentenza dichiarando invece legittima la condotta del governo. Il 30 luglio 2026 la Corte Suprema del Regno Unito ha concesso ufficialmente ad Ammori il permesso di presentare l'appello finale, ritenendo l'argomentazione sui diritti umani meritevole di un giudizio definitivo. Questo contenzioso ha provocato il congelamento di circa 2.500 incriminazioni individuali per manifestazioni di sostegno al gruppo, in attesa del giudizio definitivo della Corte Suprema previsto tra il 4 e il 5 novembre 2026. 

Di fronte a questa drammatica vicenda, Faber ha dichiarato in un recente comunicato stampa: «L'attuale legislazione britannica ha creato una situazione in cui Faber non può trasferire a Sally Rooney i guadagni derivanti dalle vendite nel Regno Unito. Vendere l’opera di uno scrittore e non essere in grado di trasferire i guadagni è una situazione inammissibile per un editore». La casa editrice inoltre ha annunciato che i libri già sul mercato britannico potranno essere acquistati fino a esaurimento scorte senza dover essere restituiti e che Faber continuerà con orgoglio a distribuire le copie dei romanzi negli altri Paesi. Secondo il Guardian, dopo le seguenti dichiarazioni, numerosi bibliotecari inglesi hanno cercato di accaparrarsi le ultime copie perché il pubblico non vuole smettere di leggere le opere di Sally Rooney.

Una questione politica 

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Per il governo inglese, la scrittrice irlandese si è trasformata in una minaccia sistemica: la sua aperta militanza filopalestinese ha finito per pesare più del valore economico, commerciale e culturale generato dai suoi libri. Solo in Inghilterra, Rooney ha venduto oltre tre milioni di copie, generando milioni di sterline per l'industria editoriale e l'economia britannica (senza contare lo straordinario successo delle serie televisive tratte dai romanzi). Di fronte a questo scandalo, Amnesty International UK ha lanciato l'allarme sul rischio di un effetto intimidatorio (chilling effect): il caso Rooney mostra, infatti, come la legge antiterrorismo britannica stia diventando un'arma sanzionatoria politica, capace di imporre una forma di censura indiretta a chiunque decida di non allinearsi all’agenda governativa. L'aperto sostegno del Regno Unito a Israele ha così innescato, già a partire dal 2025, una reazione a catena nel mondo della cultura e dello spettacolo, spingendo personalità come Tilda Swinton e Paul Weller a schierarsi a fianco di Palestine Action contro il tentativo delle autorità inglesi di criminalizzare il dissenso pacifico e soffocare la libertà d'espressione. 

In un momento storico in cui conformarsi alle regole del mercato e a quelle istituzionali appare spesso la scelta più comoda e redditizia, la posizione di Sally Rooney ricorda quanto sia diventato raro e profondamente coraggioso mantenere una coerenza etica promettendo la maggior trasparenza possibile ai lettori. La scrittrice rifiuta la comoda scissione tra il successo commerciale e la responsabilità etico-politica, dimostrando che la resistenza culturale non si misura solo con le  parole, ma anche con la disponibilità a pagare di persona il prezzo economico e professionale delle proprie idee: pensavamo che l'epoca dei libri proibiti appartenesse a un passato ormai superato e, invece, ci ritroviamo in un presente dove i romanzi vengono nuovamente messi all'indice e ritirati dagli scaffali non solo per ciò che c'è scritto tra le loro pagine, ma per le opinioni politiche e la coscienza di chi li ha scritti. 

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