"Unabomber" racconta la vera storia del terrorista Theodore Kaczynski L’opera con Jacob Tremblay, Russell Crowe e Shailene Woodley non è però all’altezza degli eventi

La storia di Unabomber, l’anarchico Theodore Kaczynski, è tra le più terrificanti dell’America contemporanea. Dal 1978 al 1995 un terrorista anonimo spediva pacchi che si rivelavano essere bombe pronte a colpire punti sensibili con l’intento di coinvolgere più vittime possibili. Dalle università ai trasporti, diversi sono stati i punti in cui il criminale ha colpito nel corso di quasi diciotto anni.

Gli attentati hanno smesso di verificarsi con il suo arresto da parte dell’FBI durante la metà degli anni Novanta. Una caccia all’uomo ripresa da Netflix per il suo nuovo film originale con protagonisti Jacob Tremblay, Russell Crowe e Shailene Woodley. L’opera di Janus Metz Pedersen, su sceneggiatura di Sam Chalsen e Nelson Greaves, non va però in profondità nel terribile fatto di cronaca, nonostante cerchi di spiegare la psicologia del colpevole.

La pellicola non lo giustifica, ma tenta di ricostruire  cosa è successo negli anni universitari dell’uomo che lo hanno poi portato alla sua attività criminale. Purtroppo, pur essendo palesi gli intenti del film, il risultato è confuso. Non solo, ma è scollegato quando cerca di dare una visione a trecentosessanta gradi di ciò che potrebbe aver spinto Kaczynski nelle sue azioni e come questo possa essere collegato con l’esperimento di cui fece parte durante gli anni di università a Harvard.

Una correlazione che regge a malapena

@netflix To understand the hunt, you have to understand the mind. Inspired by true events, UNABOMBER stars Russell Crowe, Jacob Tremblay, Annabelle Wallis, and Shailene Woodley. September 25. #UNABOMBERNetflix original sound - Netflix

Studente di matematica improvvisamente appassionatosi alla filosofia, Kaczynski (Tremblay) accetta di partecipare a uno studio che si rivelerà avere ripercussioni dannose sulla propria psiche ed emotività. A condurre l’esperimento era il professor Henry Murray, interpretato nel film da Crowe, mentre Woodley è l’agente che nei 90s seguì la pista che la portò all’uomo e riuscì finalmente a fermarlo. In questo mosaico di informazioni che porta storia e pubblico avanti e indietro nel tempo, Unabomber perde però il focus dietro alla figura di questo personaggio e le sue azioni. Perché Kaczynski inviò sedici dinamitardi prendendo di mira istituzioni o personalità pubbliche? Qual era il suo scopo e qual era il seme da cui tutto è nato?

Senza nemmeno accorgersene il film Netflix collega due eventi dell’esistenza dell’uomo cercando di mettere in scena una causa ed un effetto. Se però si osserva l’opera nella sua totalità, mettendosi all’esterno per il proprio punto di vista, ci si accorge che molto poco è stato spiegato delle intenzioni di Kaczynski, del perché ha fatto quel che ha fatto e da dove nasceva il suo odio e la repulsione verso il progresso.

Il manifesto che l’uomo scrisse non viene sviscerato, tantomeno spiegato o studiato. È lì, è una prova, è un tassello per arrivare alla cattura di Kaczynski, ma le sue motivazioni profonde, che fossero anche legate a qualche squilibrio mentale, non vengono indagate. Ciò crea una correlazione che  regge a malapena tra ciò che ha vissuto all’università e ciò che ha poi praticato. E se questa è stata l’effettiva ragione dei suoi attentati allora la sceneggiatura non ha saputo spiegarlo bene.

Il film lascia più domande che risposte

Sicuramente ciò che ha dovuto attraversare Theodore Kaczynski durante il periodo universitario ha avuto un impatto decisivo sulla sua vita, oltre ad avergli procurato diverse difficoltà visto lo scopo dell’esperimento: scoprire la maniera per poter sottomettere le persone. È ciò che spiega di fatto l’autore Alston Chase nel libro Harvard and the Unabomber: The Education of an American Terrorist del 2003. Ma se nel testo è riportata un’analisi dell’alienazione che può aver condotto Kaczynski a diffidare della società moderna e a temere la tecnologia tanto da opporsi con i suoi attentati, nel film la connessione rimane invisibile, inafferrabile, rendendo difficile trarne un nesso.

Così si osserva Unabomber interrogandosi sulle posizioni dell’uomo, su cosa lo ha spinto a fare ciò che ha fatto, con più domande di quelle a cui l’opera pensava di poter rispondere, alimentandole solamente. Scopriamo una parte della sua vita da cui senza dubbio sono scaturite alcune delle scintille che hanno portato agli attentati ma che dà la sensazione di essere stata mostrata più per sorprendere il pubblico invece che per andare a fondo di una figura che ha mostrato un’altra faccia difficile da digerire del mondo in cui viviamo.

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