
"El ser querido" con Javier Bardem ci spiega come sta cambiando il mondo Il film è diretto da Rodrigo Sorogoyen e ha come protagonisti Javier Bardem e Victoria Luengo
C’è una scena de El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, in Italia in uscita col titolo L’essere amato, che spiega com’è il mondo di oggi. Il microcosmo di un set cinematografico che diventa finestra attraverso cui guardare alla contemporaneità che stiamo vivendo e che ci restituisce un’immagine analitica e ragionata su come si divide la società nel contemporaneo. Una sostanziale spaccatura che nella sequenza, così come nell’opera, è rappresentata dai protagonisti di Javier Bardem e Victoria Luengo, padre e figlia dal rapporto claudicante la cui frequentazione si intensificherà quando l’uomo, noto regista e vincitore dell’Oscar, vorrà chiamare la giovane donna come volto del suo nuovo film.
Uno scontro, quello che si consuma ne El ser querido, che mette in ballo il personale dell’autore, della figlia attrice e dei loro ruoli non solo sul luogo di lavoro, ma nella società che viviamo ogni giorno. Con la convinzione che, essendo il regista e avendo le redini del progetto, possa comportarsi come gli pare. Una posizione che per la figlia-attrice è quasi sinonimo di tirannia, quella che sembra voler esercitare l’uomo, che sul proprio set non abbassa la voce né accetta il contraddittorio. La protagonista lo contrasta portando sul tavolo le divergenze con cui i due si scontrano anche nella vita e che vengono amplificate con lo stress e le esigenze che richiede il loro mestiere.
Bardem è piazzato all’interno della sequenza, la scena di un pranzo per cui il regista richiede un certo realismo che il modo di mangiare del cast non rispetta. Un non seguire le sue indicazioni, l’irritarsi ad ogni ciak un po’ di più, finendo per urlare e offendere i suoi attori. Ma, a differenza di come poteva succedere una volta, è un vero e proprio contrastare l’autorità ciò in cui si avventura la protagonista di Luengo, un aver messo il naso lì fuori, in una collettività che cambia e sta cambiando.
Per questo nel film la scena ha un doppio raggio d’azione: c’è la riflessione dell’oggi, per nulla didascalica ma ben esplicativa grazie ai dialoghi, agli sguardi e all’impostazione data da Sorogoyen, e dall’altra il posizionamento di una famiglia spaccata il cui avvicinamento è graduale, possibile, ma non risolutivo di fratture che saranno per sempre presenti. Sono quelle stesse fratture che hanno segnato un padre assente e una figlia che si è sentita abbandonata. L’arte potrà far avvicinare il regista Esteban e l’attrice Emilia, ma non può ricucire del tutto due vite e due caratteri ormai diventati incompatibili.
Un atteggiamento per cui il personaggio di Javier Bardem dovrà assumersi le proprie colpe, mal tollerato non solo dalla figlia ma anche dalla crew del film che, nonostante il riconosciuto genio dell’autore, prende una delle due parti mostrandosi contrario ad un modo di fare vecchio e prepotente. E' una persona pretenziosa che ha intuito il cambiamento di pelle della società, nella quale va bene demolire le figure autorevoli che si sono consolidate negli anni, che siano artisti o padri, talvolta entrambi. Una messa in discussione del maschile a cui viene sbattuto in faccia come si è trasformato il mondo, e a cui a Rodrigo Sorogoyen basta una sola sequenza per mostrarlo.












































