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James Blake non riuscirà a sabotare l'industria musicale

Dopo l'attacco a TikTok il britannico lancia la sua piattaforma di streaming

James Blake non riuscirà a sabotare l'industria musicale Dopo l'attacco a TikTok il britannico lancia la sua piattaforma di streaming

Sono passati pochissimi giorni dall'attacco di James Blake e Kanye West nei confronti dell'industria musicale. Con un messaggio pubblicato su X, il cantante aveva affermato: «Ricordate quando la mia cover di "Godspeed" è diventata virale? Né io, né Frank abbiamo guadagnato un centesimo perché era un "original sound" pubblicato in esclusiva sulla piattaforma. Gli utenti TikTok non hanno letto il mio nome da nessuna parte. La prossima volta che i vostri artisti preferiti diventano virali, ricordate che non stanno guadagnando un bel niente». A fare da cassa di risonanza alla critica di Blake, ci aveva pensato Ye, risaltando il malcontento suo e del team con cui lavora, e minacciando di rilasciare i prossimi volumi di Vultures sul suo sito. Insomma, dalle critiche mosse dai due artisti non solo emerge che i servizi streaming non pagano cifre soddisfacenti agli artisti, ma anche che si aspettano costantemente che le tracce di questi ultimi vadano virali su piattaforme come TikTok, che a loro volta non generano alcun tipo di introito a chi ha realizzato la musica. Ad oggi, lo spirito battagliero dei due artisti spera di offrire una migliore remunerazione agli artisti da tutto il mondo, provando, di fatto, a disinnescare il sistema delle corporation che non opererebbe in maniera corretta nei loro confronti. 

Non sarà di certo una missione facile, anche perché, se da una parte l'impresa sta nel convincere buona parte degli artisti a una vera e propria rivoluzione, dall'altra vanno persuasi i fruitori, abituati oggi a pagare abbonamenti mensili su piattaforme come Spotify e Apple Music, a una cifra tutto sommato modica. Il primo passo concreto l'ha mosso James Blake, che ieri ha lanciato la sua piattaforma di streaming: si chiama Vault.fm, e pagando mensilmente $5 sarà possibile iscriversi al canale dell'artista (che al momento risulta anche l'unico sulla piattaforma) per ascoltare non solo i suoi dischi, ma anche le innumerevoli tracce unreleased disperse su piattaforme come YouTube, Soundcloud e molte altre. Sul profilo Vault.fm di James Blake, infatti, si possono ascoltare tre brani mai pubblicati prima, tra cui Olivia Kept, una traccia inedita risalente a 12 anni fa. Dunque, l'obiettivo principale di questa piattaforma è consentire agli artisti di pubblicare liberamente tutte quelle tracce che altrimenti sarebbero rimaste negli archivi, magari perché non conformi ai trend o alle richieste dell'industria musicale, comprese quelle delle etichette discografiche. In aggiunta, vault.fm offre agli abbonati la possibilità di accedere a una chat condivisa, e secondo quanto dichiarato dall'artista stesso, nel corso del tempo verranno introdotte ulteriori funzionalità per rendere ancora più interattiva l'esperienza degli utenti. Anche quest'ultimo è un discorso abbastanza complesso e ambizioso, in quanto la feature "Wrapped" di Spotify riscuote, ogni anno, un hype fuori dal comune. Probabilmente non sarà la possibilità di chattare su una piattaforma di streaming musicale a far cambiare idea ai fruitori.

L'iniziativa di Blake, che per due settimane è stato dipinto come l'unica ancora di salvezza della musica, subito dopo il lancio di Vault.fm ha destato più di qualche perplessità, per ovvi motivi. Tra thread Reddit e commenti sotto l'ultimo post Instagram dell'artista, la maggior parte degli utenti ha palesato l'insensatezza di pagare una cifra mensile per la musica del cantautore e producer: una titubanza più che ragionevole, considerando che se, ad esempio, si è soliti ascoltare 10 artisti dalla propria libreria, pagare mensilmente per la loro musica costerebbe quanto un abbonamento annuale su Spotify o Apple Music. In secondo luogo, la "soluzione" trovata da Blake sembrerebbe molto egoistica, in quanto creerebbe un gap di ascolti, tra artisti affermati ed esordienti, ancora più netto rispetto a quello attuale: d'altronde, chi pagherebbe una cifra mensile per ascoltare le tracce di chi ha iniziato a pubblicare musica da poco? Già queste critiche sarebbero sufficienti per valutare la mossa di Blake azzardata - se non insensata -, ma le problematiche non terminano qui. Innanzitutto perché con questa piattaforma non si riuscirebbe ad aggirare uno degli ostacoli più tortuosi dello streaming musicale, ovvero la pirateria, e in secondo luogo l'iniziativa di Blake è debole in quanto lui stesso non ha evidenziato la differenza tra Vault.fm e Bandcamp, il servizio musicale (già esistente) che permette ad artisti indipendenti di promuovere e distribuire la loro musica online. 

Mosso dal desiderio di guidare una rivoluzione, al momento James Blake non sembra essere in grado di rovesciare una situazione che, a sua discolpa, è più complessa di quanto possa sembrare. Per questo motivo il lancio di Vault.fm può sembrare una mossa egomaniacale, e un feedback generale del pubblico ci dice, ad oggi, che l'Onlyfans per la musica creato da Blake non può raggiungere il risultato auspicato. L'artista stesso ha provato a mettere a tacere le critiche mosse da un utente su Instagram, spiegando che Vault.fm non è la classica piattaforma di streaming, ma più un hub virtuale dove poter scoprire in tempo reale le creazioni di un artista, che possono spaziare da note vocali, sample, tracce instrumental e molto altro ancora. Se chi ben comincia è a metà dell'opera, la rivoluzione di James Blake non è iniziata nel migliore dei modi, anche se guardando l'altra faccia della medaglia il lancio di Vault.fm può generare un effetto domino e portare alla nascita di idee più brillanti e dirompenti.