5 brand da tenere d'occhio alla Paris Fashion Week SS27 Siamo pronti per il ritorno di surrealismo, umorismo e sarcasmo in passerella

L'ultima settimana, la più carica di aspettativa del Fashion Month, è qui. La Paris Fashion Week inizia oggi, inaugurata da niente di meno che la vincitrice dell'LVMH Prize 2026, Julie Kegels. Il calendario della capitale francese è pieno di nomi interessanti, sia alla direzione creativa delle più grandi Maison, come gli ormai celebratissimi Jonathan Anderson da Christian Dior e Matthieu Blazy da Chanel, che alla guida degli indipendenti, come nel caso di Kegels, Ester Manas, Niccolò Pasqualetti e Marie Adam-Leenaerdt. Anche questa stagione, il gossip non manca a Parigi, con voci di corridoio che suggeriscono che Anthony Vaccarello e Chemena Kamali abbiano firmato le loro ultime collezioni per Saint Laurent e Chloé, rispettivamente. 

Ma lasciamo per un attimo stare i rumour, e vediamo insieme i 5 brand che non vediamo l'ora di seguire questa settimana. 

Julie Kegels 

La designer belga Julie Kegels avrà il compito di inaugurare la Paris Fashion Week questo pomeriggio. Vincitrice dell'LVMH PRIze 2026, uno dei premi più prestigiosi del settore (nonché uno dei più ricchi), Kegels ha si è laureata alla  Royal Academy of Fine Arts di Antwerp e ha lanciato il brand omonimo nel 2024. In appena due anni, la designer è riuscita ad affermarsi a Parigi con collezioni che mettono in discussione la rappresentazione della femminilità nella moda di lusso. Eleganza e ironia si fondono nei design di Kegels, che porta in passerella look anticonvenzionali e una narrazione magnetica.  

Hodakova 

Hodakova, fondato da Ellen Hodakova, è insieme a Julie Kegels uno dei brand indipendenti più interessanti di Parigi. Come la collega, Hodakova porta sempre in passerella look che stimolano la mente, con riferimenti al mondo naturale (la deisgner è cresciuta tra i cavalli nella campagna svedese) che aggiungono personalità agli archetipi del guardaroba femminile, o l'utilizzo di materiali deadstock a dir poco inaspettati (tappeti, capelli, forchette) per creare full look. Surrealista e anticonformista, collezione dopo collezione Hodakova sta ampliando la propria fanbase: da poco vi si è aggiunto anche John Malkovich, che ha indossato un look della designer a Venezia. 

Dries Van Noten 

Julian Klausner è un maestro del colore. Come il suo ex-capo atelier, del resto, che era proprio Dries Van Noten. Il direttore creativo, che riveste questo ruolo da ormai due anni, ogni stagione conferma la piena comprensione dell'universo Van Noten. E il fatto che ogni look sembri dipinto a mano, con stampe bucoliche e palette sorbettate che fanno sognare pitture ad olio o acquerelli, non è neanche la parte più interessante del suo lavoro. La magia di Klausner sta nell'orchestrazione di tessuti e consistenze diverse, un compito che porta in Fashion Week quel massimalismo ricercato di cui, in tutto questo minimalismo black&white, si sente davvero bisogno.    

Jean Paul Gaultier 

Di massimalismo si parla anche nel caso del nuovo Jean Paul Gaultier, oggi nelle mani del direttore creativo Duran Lantink. Umoristico, esasperante e fuori di testa, il designer olandese ha dato prova di coraggio ai suoi primi show per il brand, con look che trasformavano la raffigurazione anatomica in un esercizio di sarcasmo sartoriale. Chissà in che modo Lantink ci stupirà questa volta, se con altre estremizzazioni del corpo umano o con la presa in giro dei più eleganti abiti da sera. 

Marie Adam-Leenaerdt

Il talento di Marie Adam-Leenaerdt è stato ufficialmente riconosciuto dalla fashion industry quest'estate, con la vittoria da parte della designer del prestigioso ANDAM Prize. La designer è giovanissima: si è laureata nel 2020 alla Scuola Nazionale di Belle Arti La Cambre e, dopo aver lavorato negli atelier di Balenciaga e Givenchy, ha lanciato il proprio brand a Parigi nel 2023. In pochi anni il suo nome è diventato uno dei più attesi nel calendario della Fashion Week, grazie a collezioni dai look multifunzionali e un approccio alla creazione che guarda alla durabilità più che ai trend. 

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