Complice una nuova ondata del rap italiano, stiamo vivendo una stagione di sovvertimento di tutti i precedenti codici estetico-stilistici. La nuova scena rap, in particolare Speranza e Massimo Pericolo, recupera il discorso della street credibility, tanto caro ai puristi del genere e interrotto da qualche anno a favore di un atteggiamento più vanitoso da parte degli artisti.
Se al tempo di "Cavallini" della Dark Polo Gang i riferimenti alla moda ruotavano intorno al lusso di Burberry, Ferragamo, Gucci, ora sono Givova, Legea e Zeus a raccontare di lotte contro le istituzioni, povertà, provincia e galera.

Le tute esprimono la volontà di non mentire alle proprie origini e non banalmente un modo per ottenere successo scontrandosi contro il trend del mondo al quale egli stessi appartengono. A Speranza e Pericolo la moda non interessa minimamente, o comunque non è intorno ad essa che ruotano le rime e il loro messaggio. Le tute sono il nuvo status symbol della realness italiana.
Come ha scritto Emanuele Mongiardo su Fourdomino poi:

 “Con il focus sull’abbigliamento e sulla galera, Speranza si concentra sull’estetica di un certo tipo di crimine, forse più adulto rispetto a quello classico della trap, fatto di ragazzi che spacciano con sgargianti tute Nike”. 

 

Made in Campania

La caratteristica di tutti e tre i marchi è di essere nati in Campania, come fornitore di attrezzatura per le squadre di calcio dilettantistiche. La Legea nasce ad inizio anni ’90 da una fabbrica tessile di Pompei, di proprietà di Antonio e Elena Acanfora. Il brand si amplia negli anni ad altri sport fino alla svolta nel 2003, quando diventa sponsor ufficiale del Napoli, ai tempi in Serie B. Ora è un brand da 85 milioni di euro annui di fatturato, anche grazie alle partnership con Palermo, Livorno, Reggina, e Nazionali come Bosnia, Montenegro e Corea del Sud, che ha portato il brand fino ai Mondiali del 2010.

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Da un dissidio tra i fratelli Acanfora, nascerà Givova, con una storia che ricorda, con le giuste proporzioni, quella che ha portato i fratelli Dassler a fondare PUMA e adidas.
Nelle ultime settimane Givova ha fatto parlare di sé a causa del problema avuto con Nazionale del Venezuela, la quale si è trovata a dover giocare contro la Catalogna indossando maglie comprate in un negozio Decathlon. Un notevole danno d’immagine per il brand di Scafati, sponsor in Serie A del Chievo e in Serie B di Carpi e Salernitana.

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Il più giovane di questi neo street brand italiani è Zeus Sport, nato nel 1999 e attuale sponsor del Frosinone, per il quale ha realizzato anche il progetto per una Classic Shirt, in linea con le scelte dei più grandi marchi di sportswear. Lo slogan ci ricorda che Zeus "veste gli dei", un biglietto da visita da applausi per il brand di Torre Annunziata.

Tutti e tre i brand nel catalogo hanno maglie e tute semplici con due o tre colori, ispirate alle grandi squadre europee, senza poesia o dettagli che troviamo nei kit originali ma che in un certo qual modo condividono con i nuovi rapper l'aspirazione sfacciata.

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Dalle bancarelle e dai magazzini della terza categoria, Legea, Givova e Zeus si stanno prendendo la scena musicale e forse il prossimo trend in fatto di streetwear. Potrebbe essere questione di tempo prima di vedere i tre brand su palchi più importanti, al pari di altri già da tempo indossati da rapper italiani e internazionali, come Fila, Ellesse o Kappa.
Il manifesto stilistico del nuovo rap è la canzone di Speranza intitolata per l'appunto "Givova", che inizia così:

“Trasim nta galera ca tuta ra Legea, ra Zeus o ra Givova / Scarpe slacciate o’ per / New Balance o Diadora / Fors sbagliamm e mod / Ma nu sbagliamm mod”

I riferimenti alla moda non sono così espliciti in Massimo Pericolo, il quale non nasconde di voler "fare spesa da Gucci", mentre indossa una tuta Zeus nel video di "7 miliardi". Vestire questi brand è una scelta di classe, intesa come classe sociale. La maglia da calcio non è solo quella hype del PSG e di Nike x Off-White, ma anche quella di David Di Michele del Palermo vista nel video di "Chiavt a Mammt", e più in generale quelle che profumano di acrilico e plastica, odore nella memoria di chiunque abbia giocato in qualche squadra di provincia.
Solitamente le tendenze iniziano nelle grandi città, in cui confluiscono più facilmente stimoli dall'esterno, ora il cambiamento estetico parte dalla provincia, da Caserta o Varese, e da quella che, ancor prima di essere moda, è necessità di comodità a basso costo. Il nuovo streetwear italiano ha rotto un fenomeno quasi incontrollabile di emulazione, senza alcuna protesta verso chi fino ad ora ha portato avanti un diverso percorso di stile come la già citata DPG o Sfera Ebbasta, ma solo per una coerenza rispetto al proprio background. 

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