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L’aria inquinata di Milano è una questione politica ora?

Tra petizioni, contraddizioni e domande molto scomode

L’aria inquinata di Milano è una questione politica ora? Tra petizioni, contraddizioni e domande molto scomode

A Milano l’aria è inquinata per colpa dello smog da anni, forse decenni (chi ricorda i nebbioni anni ’80 e il Duomo nero come un pezzo di carbone?) ma negli  ultimi tempi la situazione è peggiorata, anche a dispetto della transizione green: sono giorni che la mappa della qualità dell’aria sugli iPhone mostra un’inquietante chiazza viola sull’intera Pianura Padana, nei giorni di sole l’aria appare quasi opaca quasi ci fosse una costante foschia che non vuole andarsene, la pioggia non sembra voler arrivare. E anche i dati ufficiali, oggettivi non confortano molto: dopo un gennaio con dati oscillanti tra il Pm2,5 e il Pm10, con Regione Lombardia costretta più volte ad attivare le misure anti inquinamento di livello 1 e 2, a inizio febbraio sembrava che pioggia e vento avrebbero ripulito l’aria; ma nei giorni successivi la situazione pare precipitata.

In questi giorni, una cittadina di Milano, Francesca Amami, ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere al sindaco Beppe Sala e al Comune di Milano interventi urgenti per la qualità dell'aria. «Io, abitante di Milano, insieme a molti altri cittadini, siamo profondamente preoccupati per il crescente inquinamento atmosferico nella nostra amata città. Viviamo a Milano e teniamo alla nostra salute. L'inquinamento dell'aria è una minaccia reale e costante che sta avendo un impatto negativo sulla nostra salute e sul nostro benessere», scrive in un appello che ha ammassato diverse migliaia di firme in meno di ventiquattro ore. Secondo Amami, bisognerebbe pensare alla «adozione di politiche più rigide sull'emissione dei veicoli, il potenziamento del trasporto pubblico ecologico, la promozione della mobilità sostenibile come il ciclismo o camminare a piedi». Tutte proposte nobili e valide che però fanno pensare alle diverse proteste nate con la chiusura del centro storico alle automobili e al sogno del sindaco Sala di fare del centro città un’immensa isola pedonale, alle continua difficoltà di ATM che per l’intero 2023 ha fatto due scioperi al mese, sempre di venerdì, e ora inizia a trovarsi con problemi di personale e sicurezza oltre che a molte altre questioni che entrano in gioco in un quadro vastissimo e difficilmente gestibile. 

Cosa dice il sindaco Sala?

@il.giornale "Milano è la terza città più inquinata al mondo? Sono le solite analisi estemporanee gestite da un ente privato". Il sindaco di Milano Beppe Sala liquida così diversi studi e indicatori che danno tutti la stessa sentenza: la qualità dell'aria a Milano è pessima per la presenza di smog che non attanaglia soltanto la Città metropolitana ma anche il suo hinterland e gran parte della Pianura Padana. Domenica 18 febbraio è stata quasi da record mondiale negativo visto che il capoluogo lombardo ha registrato una concentrazione di polveri sottili di oltre 27 volte i limiti consentiti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e stimata nel valore di 193. Eppure, i dati consultabili nel portale svizzero IqAir sugli indici di qualità sono chiari: ieri Milano sarebbe risultata la terza città con la peggiore qualità dell'aria al mondo dietro soltanto a Lahore (in Pakistan) e Dacca (Bangladesh) con livelli di Pm2.5 che hanno sfondato abbondantemente quota 200. Leggi l'articolo su #IlGiornale nel primo commento #Milano #BeppeSala #smog #inquinamento suono originale - il Giornale

Il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, interpellato ieri dai giornalisti al convegno Coesione e territoriale ed ordinamento delle autonomie locali in Prefettura ha ribadito in un video già virale l'importanza delle misure intraprese per affrontare l'inquinamento atmosferico, nonostante il confronto con i dati presentati da IQAir. Sala ha dichiarato: «È la solita analisi estemporanea gestita da un ente privato. Bisognerebbe capire chi fa queste analisi, perché le analisi di Arpa dimostrano tutto il contrario». Citando come, in effetti IQAir, ovvero l’azienda che ha pubblicato la notizia, sia un ente privato che si occupa di vendere purificatori per l’aria: «Mi meraviglio anche di voi, non è che potete riportar notizie lette dai social. Chi fa queste analisi? Arpa fa altre analisi che dimostrano tutto il contrario, informatevi anche voi». Il consigliere comunale di Europa Verde, invece, Carlo Monguzzi, ha criticato l'atteggiamento del sindaco, affermando che c'è una «gara di incompetenza e irresponsabilità» tra Sala e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Monguzzi ha evidenziato i dati di ARPA, che mostrano livelli di inquinamento molto elevati, con concentrazioni di PM10 più del doppio della soglia di allarme e PM2.5 otto volte superiori.

I dati forniti da IQAir, ricordiamolo, hanno posizionato Milano al terzo posto nella classifica delle città più inquinate al mondo, preceduta solo da Dacca in Bangladesh, Lahore in Pakistan e Delhi in India. Un altro report dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ulteriormente confermato la gravità della situazione, evidenziando il superamento ripetuto della soglia critica delle concentrazioni di PM10 nel gennaio 2024. In risposta alle osservazioni di Sala, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha riconosciuto la situazione critica e ha sottolineato gli sforzi della regione nel ridurre le emissioni inquinanti, dichiarando: «Noi stiamo facendo miracoli per ridurre l'immissione in atmosfera di sostanze inquinanti». Ha anche indicato che i dati di IQAir riflettono una realtà condivisa da tutta la Pianura Padana, ma ha evidenziato i progressi compiuti e la necessità di ulteriori interventi nel tempo. La contestazione di Monguzzi, però, non riguarda solo le iniziative intraprese a livello regionale per regolare l’inquinamento, ma anche le «precauzioni sanitarie» che le istituzioni dovrebbero fornire ai cittadini – implicando però così che le istituzioni non le stiano fornendo per continuare a negare che i dati sull’inquinamento siano corretti. «È drammatico che da venti giorni i cittadini non vengano informati neanche sulle indicazioni sanitarie», ha detto. Sempre Fontana ha però ricordato che delle misure troppo radicali «portano dei cambiamenti che non possiamo pretendere che vengano realizzati nello spazio di pochi mesi e settimane perché creeremmo il blocco della regione».

Cosa dice Greenpeace?

È da diversi anni che Greenpeace ha sollevato l'allarme sull'inquinamento atmosferico a Milano e nella Pianura Padana, evidenziando il ruolo critico degli allevamenti intensivi e del riscaldamento nelle emissioni di particolato nocivo per la salute umana. In Italia, gli allevamenti sono la seconda causa di formazione del particolato fine, responsabili del quasi 17% delle emissioni di PM2,5, superando i trasporti e secondi solo agli impianti di riscaldamento. L'analisi di Greenpeace, aggiornando dati precedenti al 2018, rivela che quasi il 90% delle aziende allevatrici elencate nell'E-PRTR ha ricevuto finanziamenti dalla PAC nel 2020, per un totale di 32 milioni di euro, con una media di 50.000 euro per azienda. Greenpeace ha anche sottolineato l'urgente necessità di monitorare e regolamentare un maggior numero di allevamenti, poiché il 92% delle emissioni di ammoniaca prodotte dagli allevamenti nel 2020 non è stata monitorata. Tuttavia, Greenpeace evidenzia anche una lacuna nei dati: il Registro europeo E-PRTR riporta solo una parte delle emissioni, suggerendo la necessità di una maggiore trasparenza e regolamentazione, come proposto dalla Commissione UE per modificare la direttiva europea sulle emissioni industriali.

Nel 2022, Greenpeace aveva pubblicato una mappa interattiva che rivela la distribuzione degli allevamenti intensivi in Italia, utilizzando dati dal Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR). Questa mappa mette in luce la gravità dell'emissione di ammoniaca (NH3), un inquinante dannoso per l'ambiente e la salute umana, oltre a fornire dettagli sui finanziamenti pubblici ricevuti da queste aziende. La “zona rossa” della mappa, fra l’altro, corrisponde alla attuale chiazza di aria inquinata che si può vedere nella mappa sulla qualità dell’aria di qualunque iPhone. Secondo i dati raccolti ai tempi, la mappa identificava 894 allevamenti inquinanti, appartenenti a 722 aziende, alcune delle quali associate a grandi gruppi finanziari come Generali e ad aziende alimentari come Veronesi SpA. Un punto chiave rivelato è che la maggior parte di questi allevamenti è concentrata nella pianura Padana, con la Lombardia in testa, che ospita da sola 462 stabilimenti, responsabili dell'emissione di 11.600 tonnellate di ammoniaca e che ricevono circa 17 milioni di euro di finanziamenti dalla Politica Agricola Comune (PAC). Un'analisi più ampia che include Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, le altre regioni della pianura Padana, rivela che quest'area rappresenta il 90% degli allevamenti italiani e l'84% dei finanziamenti pubblici stanziati per gli allevamenti intensivi.