Šahovnica è il sostantivo croato che indica la scacchiera, uno dei simboli storici e più facilmente riconoscibili del Paese. Il suo utilizzo risale a partire dal 1500, in riferimento al Regno di Croazia (925-1102) di epoca medioevale, sebbene manchi la certezza sull’effettiva origine dei colori bianco e rosso a comporre la scacchiera.
Secondo una leggenda tramandata nel XIX secolo, il re croato Držislav – precedentemente fatto prigioniero durante una battaglia per il controllo della Dalmazia – avrebbe riconquistato la libertà sconfiggendo il doge veneziano Pietro Orseolo in tre partite a scacchi. Per commemorare la circostanza, il sovrano avrebbe scelto di inserire la šahovnica nel suo stemma personale e, in seguito, all’interno del vessillo nazionale. Venivano poste le basi per l’avvento di uno dei dettagli più riconoscibili di una bandiera, sicuramente il più iconico per quanto riguarda la Croazia, nonché simbolo di un nazionalismo che fece la sua prima apparizione nel XIX secolo in risposta alla magiarizzazione dei territori croati sotto il dominio ungherese.
L’idea era quella di ricreare uno stato basato sulla continuità con quello medievale croato e sull'identità associata agli slavi.

 

Dal nazionalismo allo sportswear

 

A partire dall’indipendenza del Paese dalla Repubblica di Jugoslavia nel 1991, questo sentimento si è ulteriormente accentuato in un nazionalismo definibile come “sano”, sulla falsariga di quello americano, il cui obiettivo è mantenere alto il patriottismo per puntare con sempre maggior frenesia alla crescita del Paese. Del resto, la Croazia è diventata nel 2013 l’ultima nazione ad aderire all’Unione Europea e tutti i suoi sforzi a partite da quella data sono stati orientati alla creazione di nuove istituzioni, alla ricostruzione dell'economia e alla definizione degli obiettivi nazionali.

Eleganza a scacchi La Croazia e il fascino di un pattern senza eguali nello sportswear | Image 1
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All’interno di questa fase di transizione e riappropriazione dei propri simboli dopo i decenni di appartenenza allo Stato jugoslavo, la scacchiera è diventata un'icona anche nello sportswear: non esiste alcuna selezione croata che non abbia indossato almeno una volta una divisa con la fantasia a quadrati bianchi e rossi. Ma è nel calcio che questo pattern ha raggiunto livelli impressionanti, ponendosi come uno dei motivi più suggestivi, riconoscibili e meglio riusciti nel design di una maglia. Quella della nazionale croata è storicamente una delle più apprezzate e celebrate grazie a un impatto visivo senza eguali, del tutto differente dalle strisce verticali e orizzontali o dal look monocromatico che contraddistinguono la maggior parte delle uniformi.

 

EURO 96, Francia '98 e la Generazione d'oro

La moderna šahovnica venne disegnata da Miroslav Šutej, grafico e pittore d’avanguardia deceduto nel 2005, e comparve per la prima oltre vent’anni fa, riscuotendo ampi consensi già a Euro ’96 sulla maglia home prodotta da Lotto. Al termine di un torneo passato alla ribalta per i kit stravaganti sfoggiati dalle diverse rappresentative – risultato della forte sperimentazione dei brand (la maglia da portiere dell’Inghilterra ne è l’esempio più vistoso) – la Croazia fu l’unica selezione a mantenere immutato un design semplice ma incredibilmente fotogenico: scacchi bianco-rossi a ricoprire l’intera maglietta, decorazioni con i colori della bandiera (bianco, rosso e blu) su maniche e colletto e stemma della federazione all’altezza del cuore.

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L’audacia di quel pattern si sposava alla perfezione con lo stile di gioco della Nazionale, che per tutti gli anni Novanta ha sfornato una quantità impressionante di talenti definiti “la generazione d’oro del calcio croato”. Nonostante fosse una squadra nata da poco e quindi non ancora abituata a certi palcoscenici, i suoi giocatori erano pieni di un’euforia e una fiducia nei propri mezzi fotografati alla perfezione dal pallonetto di Davor Šuker al danese Peter Schmeichel, all’epoca uno dei più forti portieri del mondo. Il cammino concluso ai quarti di finale contro i futuri campioni della Germania segnò il definitivo ingresso della Croazia nel palcoscenico internazionale, garantendole la presenza in quasi tutti i Mondiali ed Europei disputati negli anni a venire – fatta eccezione per Belgio-Olanda 2000 e Sudafrica 2010. Unico comune denominatore: la scacchiera, presenza fissa posta al centro di tutte le divise.

Poi arrivò l’esordio ai Mondiali di Francia ’98 e la definitiva consacrazione di un kit (sia home che away) entrato nell’immaginario collettivo come il più bello mai indossato dalla Croazia. Progettato da Lotto, nella prima maglia gli scacchi si distendevano principalmente sul lato destro, esprimendo un’idea di dinamismo attraverso la tridimensionalità delle loro forme, mentre i fregi tricolore su colletto e bordi delle maniche conferivano quel tocco di eleganza e solennità. La seconda maglia, invece, era prevalentemente blu e presentava la fantasia a scacchi sui fianchi e sulle maniche, impreziosita da un elaborato colletto a polo decorato con il tricolore croato. Come già capitato due anni prima in Inghilterra, le prestazioni sul campo contribuirono a creare il mito attorno a una divisa così cool e particolare, intersezione tra uno stile di design pulito e minimale e l’audacia nel ricercare contrasti cromatici e forme mai collaudati in precedenza. La Croazia ottenne il suo miglior risultato assoluto ai Mondiali arrivando terza e vantando nelle proprie fila il miglior marcatore del torneo, quel Davor Suker capace di segnare 6 gol in 7 partite – due in più di Ronaldo, allora all’apice della sua carriera.

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L'ultima occasione per la seconda generazione d'oro

 

Dopo la fortunata esperienza di Francia ’98, la Croazia è tornata ad abbracciare un look più semplice e tradizionale, concedendosi qualche libertà creativa in più solo con gli away kit. Lo sponsor è diventato Nike e l’home kit ha ripreso a ricalcare il pattern visto a Euro ’96, talvolta con l’aggiunta di strisce blu lungo i fianchi e attorno al collo come in occasione del Mondiale nippo-coreano del 2002. Trattandosi di una Nazionale che ha sempre e soltanto presentato un set-based design sulla maglia, talmente totalizzante da limitare al minimo ogni qualsiasi forma di sperimentazione, l’unica modifica dei grafici Swoosh ha riguardato l’interpretazione della scacchiera. Dopo quella ondulata di Euro 2016, i riquadri bianchi e rossi per Russia 2018 sono più grandi rispetto alle precedenti versioni, i bordi sono seghettati e l’intera divisa pare trasmettere un senso di grandezza.
È come se fosse l’allegoria di una nazione orgogliosa e gelosa della propria storia e della šahovnica, che si appresta a cominciare il Mondiale con un alto tasso di ambizione e aspettative. Per molti giocatori - su tutti il capitano Luka Modric - Russia 2018 rappresenta l’ultima chiamata per ottenere qualcosa di buono con la propria nazionale: la rosa è una delle più forti mai viste, formata da calciatori appartenenti a quella generazione dorata che, tuttavia, rischia di essere ricordata più per la sua inconcludenza che per il talento.

 

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La Croazia ha ottenuto risultati ben al di sotto delle sue potenzialità. Ad eccezione del 1998, la Nazionale non ha più superato la fase a gironi, collezionando risultati poco esaltanti anche agli Europei: il miglior piazzamento furono i quarti nel 2008, mentre due anni fa arrivò l’eliminazione agli ottavi contro la Francia. Pur essendo una delle nazioni con meno abitanti della Coppa del Mondo – con poco più di 4 milioni – la Croazia ha sempre esercitato un'attrazione magnetica per gli amanti del calcio, merito della storia del fascino che la scuola calcistica balcanica continua a riscuotere. Parte del merito risiede nella notevole importanza assegnata allo sport, inserito nel piano di studi di tutte le scuole dei Paese. I bambini croati familiarizzano con l’attività sportiva sin da piccoli, spesso prendendo parte ad iniziative extrascolastiche appositamente pensate per favorire i rapporti relazionali.
La fantasia a scacchi ha certamente contribuito a rendere la Nazionale una delle più visibili e attraenti e a creare un’identità tale da annoverarla tra le migliori a livello europeo nonostante le ridotte dimensioni e le modeste risorse a disposizione.

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Nell’epoca degli stravolgimenti grafici, la scacchiera si è eretta come ultimo baluardo di quel brand design in grado di innovarsi senza mai stravolgersi, regalando ogni anno agli appassionati di sportswear un motivo in più per guardare alla maglia croata con sempre maggiori interesse a ammirazione.