
"Clayface" è il primo cinecomic veramente horror Il protagonista è Tom Rhys Harries e il soggetto della storia viene dal Mike Flanagan di "The Haunting"
Tom Rhys Harries ha il volto perfetto per Clayface. È bello, ma anche strano. Affascinante anche se sembra esserci qualcosa che non va. La gamma di emozioni che la plasticità del suo viso riesce ad esprimere è vasta ed è grazie al film della DC che ce ne rendiamo ancora più conto. Nel ruolo di Matt Hagen passa dalla gioia, alla benevolenza, fino all’angoscia e alla solitudine. Alla corruzione dei suoi lineamenti dovuti alla resa dei conti con un boss della malavita di Gotham City con cui il personaggio si è ritrovato coinvolto, il quale ha trascorso una notte insieme alla compagna dell’uomo giocandosi per sempre la reputazione e la carriera.
Perché Matt è un attore, è candidato agli Oscar e le ferite che l’uomo gli lascerà sulla faccia saranno profonde e permanenti. Cicatrici su di un volto che incideranno anche sulla sua persona. Un passare dalle luci della ribalta all’essere lasciato dalla sua agenzia che farà sprofondare il protagonista in un buio repentino, un tunnel in cui alla fine il faro che vede è rappresentato dalla possibile invenzione di una dottoressa che deve provare al mondo di poter curare le persone con i propri esperimenti. I due però non sanno che daranno così vita ad uno dei villain nei fumetti di Batman, il quale nel suo film stand-alone si costruisce un background che lo rende a tutti gli effetti un antieroe.
Se la DC Universe arrivava da un fallimento cinematografico come Supergirl, riacchiappato leggermente (ma non dal tonfo al box-office) con l'uscita della serie Lanterns, Clayface potrebbe essere la sorpresa inaspettata in grado di rimettere sui binari l’universo dei suoi cinecomic, che per la prima volta nel proprio panorama realizzano un’opera horror. Non sempre mescolare tale genere con i supereroi porta a buoni risultati. O si deve uscire dai binari creando qualcosa di completamente nuovo come accadde nel 2019 con L'angelo del male - Brightburn o si deve accettare di agire all’interno di cosmi definiti e rischiare un insuccesso come fu Morbius.
#Clayface is gnarly as hell. Much like the villain himself the film is part-body horror, part-comic book movie, part-crime drama. It’s messy, but it’s nasty and ambitious as all horror should be. Skin-crawlingly good tension and gore makes up for the lack of jumpscares. pic.twitter.com/7zVfBm51xD
— Eammon Parks Jacobs (@EammonJacobs) October 19, 2026
Con Clayface, però, i co-presidenti e CEO della DC Universe James Gunn e Peter Safran hanno saputo fare centro perché si sono affidati all’uomo giusto, il quale si è poi dovuto allontanare dal progetto per impegni concomitanti, ma il cui fulcro solido e interessante della storia è rimasto vivo e vegeto. È dell’autore horror Mike Flanagan il soggetto del film con Tom Rhys Harries e che ne ha steso la sceneggiatura, la quale è stata però poi rivista dal collega Hossein Amini, e che affonda a piene mani nel genere dando libero sfogo alle idee più orrorifiche. Le quali rendono il film un body horror mainstream, una fusione tra le ispirazioni da La mosca di David Cronenberg ai più recenti esempi il cui culmine è stato il The Substance di Coralie Fargeat.
E la faccia di Tom Rhys Harries, visto che di facce si parla in Clayface, è ottimale per essere presa, allungata, modellata e accartocciata per il suo uomo d’argilla, per cui la pellicola e la sua performance portano a provare una tenerezza inattesa, un dispiacere intenso. L’inciampo di una volta che determina il resto della propria esistenza. La storia di come nasce un cattivo o, se vogliamo vederla da un altro punto di vista, di com’è che si perde un buono.