La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral

Ci sono abiti che fanno venire voglia di avvicinarsi. Di capire come è costruita una superficie, seguire un intreccio, immaginare il peso di un cappotto sulle spalle. Anche attraverso uno schermo, conservano qualcosa che l’immagine non riesce a restituire del tutto. La collezione Autunno Inverno 2026 di Akris abita questo spazio: quella distanza tra vedere un vestito e desiderare di sentirlo tra le dita. Albert Kriemler parte dalla materia e lascia che siano le sue possibilità a definire il resto, costruendo un guardaroba nel quale la precisione del disegno convive con una sensibilità quasi istintiva.

A orientare questa ricerca è il lavoro di Olga de Amaral, artista colombiana che da oltre sessant’anni esplora il tessuto attraverso opere capaci di occupare lo spazio come sculture. Lana, lino, cotone e crine vengono intrecciati, annodati, ricoperti di gesso, pigmenti e foglia d’oro. Nelle sue mani, materiali familiari acquistano una densità nuova: diventano cascate, colonne, superfici che trattengono la luce. La tessitura si espande oltre la parete, assumendo una presenza fisica che invita chi guarda a muoversi intorno all’opera.

Kriemler conosceva da tempo questo universo. Dopo la retrospettiva alla Fondation Cartier, nel settembre 2025 ha raggiunto de Amaral nel suo studio a Bogotá, trascorrendo con lei tre giorni. È da questo incontro che prende forma la collezione, attraverso uno scambio sul mestiere e sull’esperienza del tatto. Il punto di contatto è concreto: entrambi pensano attraverso i materiali. Per il designer, il tessuto tenuto in mano è già l’inizio di un abito; per l’artista, un filo può suggerire una forma prima ancora che questa venga immaginata.

Questa affinità si riconosce soprattutto nel modo in cui Akris lavora la luce. Il jacquard nero e oro del cappotto cocoon che apre la collezione crea una superficie frammentata, mentre la pelle dorata prende la forma di giacche aderenti, gonne asimmetriche e abiti bustier. Il riferimento alla serie Alquimia di de Amaral attraversa il guardaroba con riflessi che cambiano a seconda delle lavorazioni. L’oro sembra avere ogni volta una consistenza diversa, più compatta nella pelle, mobile nelle frange, sottile nelle trasparenze.

La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral
La moda di Akris si legge con le mani Albert Kriemler incontra l’universo dell’artista colombiana Olga de Amaral

L’organza viene costruita attraverso elementi sovrapposti, come piccole tessere che danno profondità agli abiti senza cancellarne la leggerezza. Le frange, invece, allungano le silhouette e rendono visibile il movimento: scendono dalle gonne, attraversano la maglieria, rivestono gli abiti da sera. Nei rimandi alle opere Nudo e Lienzo si ritrova il piacere dell’intreccio, quella capacità di ottenere una struttura complessa a partire da un gesto elementare. È qui che il dialogo tra arte e moda diventa convincente, perché il riferimento entra nella costruzione del capo e ne modifica il comportamento.

Anche il colore segue una traiettoria sensoriale. I marroni Coffee e i rossi Merlot introducono una profondità calda, alla quale si aggiungono i verdi Forest e Amazon. Poi arrivano il turchese, il magenta e il rosso Caladium, capaci di rendere più netti i volumi dei cappotti e più vibranti le superfici leggere della georgette. Gli accostamenti tra verde e magenta, o tra magenta e rosso, danno energia a un guardaroba che mantiene la chiarezza delle forme. Il colore diventa una parte della struttura, influenzando il modo in cui leggiamo ogni silhouette.

A riportare tutto vicino al corpo sono i materiali. Lo shearling avvolge, il cashmere ammorbidisce i volumi, la pelle di anguilla introduce una lucidità compatta. Il neoprene di velluto permette di modellare abiti e gonne, mentre il crine aggiunge una consistenza più asciutta. Anche le borse partecipano alla ricerca: Alice si presenta in crine, Anouk in intreccio metallico o velluto con frange lunghe, Ai in suede e shearling. Oggetti da portare con sé, nei quali ritrovare in scala ridotta la stessa attenzione alle superfici.

In un sistema della moda abituato a chiedere alle collezioni un messaggio immediatamente riconoscibile, Akris invita a soffermarsi sui dettagli. Un nodo, il bordo di una frangia, la trasparenza di uno strato possono raccontare quanto una silhouette intera. L’emozione nasce da questa attenzione, dalla possibilità di immaginare come un tessuto accompagnerà un gesto o si appoggerà sulla pelle. Il dialogo con Olga de Amaral restituisce così alla collezione una qualità intima: il desiderio di un abito comincia da ciò che vediamo, ma continua in ciò che immaginiamo di toccare.

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