Esiste un unico comune denominatore che lega Gerrard mentre alza al cielo la Champions nel 2005, Salas che stupisce il mondo a Francia ‘98 e Kevin Nolan durante i dieci anni con il suo Bolton: Reebok. A vestire Liverpool e Cile in quelle occasioni è proprio il brand inglese fondato a Bolton nel 1958, che proprio con la squadra della sua città ha firmato una delle più longeve partnership in Europa, tanto da arrivare a inaugurare con il proprio nome lo stadio dei Wanderers nel 1997. Dalla metà degli anni ‘90 - per quasi 20 vent’anni - Reebok ha vestito diverse squadre di club e Nazionali riuscendo a lasciare un segno indelebile nella storia dei più recenti e apprezzati kit supplier.

Il rapporto tra Reebok e il mondo del football è ricco, ma concretamente breve. Dopo l’acquisizione da parte di Adidas nel 2006, il brand dei fratelli Foster comincia gradualmente a restringere il campo d’azione, lasciando al marchio tedesco la prerogativa sul calcio, del quale Reebok continua ad occuparsi solo in maniera ridotta negli anni a venire.
Oggi il brand britannico ha ufficialmente chiuso i battenti con il calcio, focalizzandosi su diverse aree di specializzazione e differenti ambiti sportivi (running, CrossFit e sport di combattimento su tutti). Ma nonostante la sua fugace parentesi sul rettangolo verde, sono tanti i piccoli capolavori che Reebok ha lasciato in eredità a noi semplici archeologi pallonari, alla ricerca di reperti da riportare in superficie. Abbiamo provato a dissotterrarne dieci, tra le più belle, tra le più iconiche, tra le più significative, che in qualche modo ci sono rimaste nel cuore.

 

Argentina 2000-2001 Home

10 maglie Reebok dimenticate Il filo che collega Steven Gerrard, il Cile di Salas e il Palmeiras di Rivaldo e Cafu | Image 1

Nueve al centro, fascia al braccio, chioma al vento. Chi poteva vestire meglio questa maglia se non Batigol? Nella brevissima durata dell’accordo tra Reebok e Argentina, nasce questa autentica perla, sottovalutata ed erroneamente scivolata fuori dall’immaginario collettivo legato alle maglie della Selección. Peccato capitale.

 

Bolton 2004-2005 Home

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Sceglierne una scavando nell’intero archivio del romantico matrimonio tra Reebok e Bolton è stata un’odissea. Dopo attenti e rigorosi processi di selezione, alla fine ha prevalso questa. Inserti minimal con i colori sociali per una maglia pulita, semplice e asciutta che evoca dolci ricordi, come il sesto posto in Premier e il genio cristallino di Jay-Jay Okocha. Literally chills.

 

Borussia Mönchengladbach 1995-1996 away

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Per contrastare il total white della divisa home, Reebok progetta una seconda maglia che riprende il resto dei colori sociali, quasi totalmente ignorati nella prima. Il risultato è un kit di tutto rispetto, con un format che pesca a piene mani da quello utilizzato per le seconde divise a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90. Dal 1996 le strisce neroverdi verticali riproposte da Reebok non compariranno mai più sui kit del Borussia.

 

Cile 1998 Home

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Quel Cile ci fa sudare, eccome. La prima partita dell’Italia a Francia ‘98 finisce 2-2, con gli Azzurri piegati due volte da un Salas inarrestabile, che farà 4 gol in 4 partite, segnando anche l’unica rete del Cile nella sconfitta per 4-1 contro il Brasile agli ottavi. In Francia il Cile ci arriva con Reebok: mega logo che irradia spalle e parte superiore del petto per dar vita a una maglietta dall’impatto clamoroso, emblema di una Nazionale che stupiva e divertiva.

 

Liverpool 2004-2005 Home

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Simbolo per eccellenza dell’incubo di ogni tifoso rossonero, rappresentazione magrittiana del miracolo sportivo ai confini del surreale. La divisa di quel Liverpool rievoca sentimenti contrastanti e significati diametralmente opposti. Dal punto di vista estetico, invece, una perla che travalica ogni fede calcistica. Maglia pulita, semplice, svuotata da ogni inserto superfluo. Se perfetta non è, poco ci manca.

 

Fiorentina 1996-1997 Home

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Cagliari e Fiorentina sono le uniche due squadre in Italia con cui Reebok ha sottoscritto un contratto di sponsorizzazione. Nonostante la parentesi in Serie A sia brevissima (dal ‘95 al ‘98), il brand dei Foster ci ha lasciato in eredità delle autentiche bellezze. Su tutte, la divisa della Viola per la stagione ‘96-’97: colletto con i colori della città, giglio tono su tono e coccarda della Coppa Italia vinta l’anno prima. A fine anno metterà in bacheca la Supercoppa Italiana grazie a una doppietta di Batistuta.

 

Atletico Madrid 1999-2000 Home

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Una maglia mai vista per una stagione funesta (e forse per questo mai riproposta). Una divisa unica per i Colchoneros che per disgrazia divina coincide con la seconda retrocessione della loro storia. Ed è un peccato, perché aveva veramente del potenziale. Le tradizionali strisce strette biancorosse si riducono di numero e diventano larghissime, capovolgendosi addirittura sulle maniche. Completano il quadro colletto a V, stemma centrale e logo Reebok poco sotto, in perfetto stile NFL. 

 

Palmeiras 1996 Away

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Una delle più eccentriche trovate per l’Alviverde, che lascia a Reebok licenza creativa sulla seconda divisa. Il bianco della maglia viene macchiato da un’ondata di verde che si riversa in maniera disomogenea sulla parte superiore, dando vita a un effetto ottico del tutto originale. Chicca della divisa è il logo dei vincitori del campionato Paulista, quando il Palmeiras poteva ancora contare sul talento dei vari Rivaldo, Cafu, Luizão e Conceição.

 

West Ham 2006-2007 Home

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L’astro nascente di Mascherano, i primi passi di capitan Mark Noble, l’esplosione di Carlos Tevez. Tutto questo sotto lo stesso tetto (il compianto Boleyn Ground) e con la stessa maglia, tra le migliori pensate da Reebok per gli Hammers. Casacca essenziale, claret and blue al loro posto, inserti contenuti e pinstripes diagonali che non sporcano eccessivamente l’ultima divisa firmata Reebok del club londinese.

 

Kaizer Chiefs 1997-1998 Home

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Negli anni ‘90 Reebok sbarca in Sudafrica per vestire i giocatori del mitico club di Soweto. Giallo, nero e rosso si combinano alla perfezione, dando vita a una maglia finita colpevolmente troppo presto sotto spessi strati di polvere. Simmetrica e semplice, con gli inserti sulle braccia che proseguono verticalmente sui pantaloncini. Uno degli ultimi colpi di coda di Reebok prima di lasciare spazio a Nike.