Non sono sicuro del perché tra tutti i soprannomi possibili, a San Siro abbiano attribuito quello di “Scala del Calcio”. Senza dubbio però, il paragone teatrale non poteva essere più azzeccato, se la tua storia è stata scritta da primi violini come Rivera e Mazzola, virtuosi come Ronaldo e Kakà, direttori d’orchestra come Sacchi ed Herrera.
San Siro è lo stadio più bello d’Italia, orgoglio mai mutato del nostro calcio e dell’intera città di Milano.
Costruito negli anni '20 e passando per 3 grandi interventi di ampliamento, è stata la casa delle campagne europee di Milan e Inter, delle "notti magiche" di Italia90 e di concerti che hanno fatto la storia della musica italiana. San Siro è il luogo in cui trovano un incontro due filosofie di pensiero diverse, due modi vivere il calcio e la milanesità, per una partita faccia a faccia. 

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Il primo impianto 

Piero Pirelli, presidente del Milan e figlio di Giovanni Battista, fondatore della storica azienda di pneumatici, nel 1925 decise che la sua squadra aveva bisogno di un nuovo stadio, per abbandonare definitivamente l’Arena Civica. A nord-ovest di Milano, in un’area già adibita allo sport per la presenza dell’Ippodromo, il 1 agosto 1926 fece partire i lavori per la costruzione del nuovo impianto. Il progetto venne affidato all’ingegnere Alberto Cugini e all’architetto Ulisse Stacchini, che a Milano aveva progettato alcune edicole del Cimitero Monumentale ma soprattutto La Stazione Centrale. In quegli anni le tendenze architettoniche prevalenti e più influenti erano quelle dell’Art Nouveau, in Italia Stile Liberty, che in quest' opera vennero rielaborate con elementi tardo-neoclassici. Dopo solo 13 mesi e con un costo complessivo di due milioni di Lire, il 19 settembre 1926 lo stadio venne innaugurato, con un’amichevole simbolica tra Milan e Inter. Solamente una delle 4 gradinate, scollegate una dall’altra, era coperta da una tettoia, mentre la grande novità fu quella di essere progettato “all’inglese”, ovvero senza la pista d’atletica. Pensato appositamente per il calcio e quindi unico in confronto agli altri stadi italiani.

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Fin da subito l’impianto venne chiamato San Siro, non dal nome del quartiere ma dalla chiesa di S.Siro alla Vepra, vicino a Piazzale Lotto, della quale ora rimane solo l’abside, addossato a una villa.
Lo stadio rimarrà di proprietà del Milan e l’Inter continuerà a giocare all’Arena Civica, almeno fino alla stagione 47/48.

Nel 1935 lo stadio passò sotto l’amministrazione del Comune di Milano che decise di ampliare le tribune. Vennero chiusi gli angoli rendendo l’impianto una vera e propria arena, dalla capienza di circa 60mila spettatori, che lo resero fino al 1950 lo stadio più grande al mondo. 

Gli anni '50-'60

Il Milan e l’Inter tra gli anni ’30 e ’40 non vivono stagioni entusiasmanti, colpa anche della Seconda Guerra Mondiale, che riporta i rossoneri all’Arena Civica, dal ’41 al ’45. Nel dopoguerra il calcio diventa per eccellenza lo sport degli italiani e, in un clima di ritrovato entusiasmo, si discute su cosa fare di San Siro. Tra chi suggeriva una demolizione e chi invece optava per spostare l’impianto più in centro città, il Comune di Milano decide di far partire un grande progetto di rinnovamento. Nel 1955 l’ingegner Calzolari e l’architetto Ronca progettano la costruzione di un secondo anello, raggiungibile tramite una serie di rampe che corrono lungo tutte le pareti dell’edificio. Il progetto costa 750 miliardi di Lire e cambia totalmente il volto di San Siro, inaugurando una stagione straordinaria per il calcio milanese.

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Forse è proprio in questi anni che nasce il mito della “Scala del Calcio”, rubando il nome al più famoso dei teatri di Milano. Sicuramente San Siro diventa un palcoscenico, in cui gli attori sono Maldini, Rivera, Mazzola, Liedholm, Schiaffino, Facchetti, Nordahl, Corso e Suárez. In poco meno di un ventennio furono portate a San Siro 4 Champions League e 12 Campionati. Nel 1957 lo stadio divenne il primo impanto italiano dotato di illuminazione, che permetteva di poter giocare anche in notturna, mentre nel 1967 venne istallato il primo tabellone luminoso.

Nel 1980, quello che era ormai uno dei simboli del calcio mondiale venne rinominato “Stadio Giuseppe Meazza", in omaggio al giocatore di Milan e Inter scomparso un anno prima, simbolo condiviso di milanesità.

 

Notti magiche 

La storia di San Siro e la sua struttura architettonica cambiano nettamente per i mondiali del 1990. Il duo di architetti Ragazzi-Hoffer e l’ingegner Leo Finzi aggiungono quelle che sono ad oggi i veri marchi di fabbrica dello stadio: le 11 torri cilindriche con rampa elicoidale, che consentono l’accesso al terzo anello, sul quale poggia una copertura di acciaio. L’arena si trasforma in una gabbia, che sovrasta sul campo, creando un’ambiente unico a livello mondiale. La pendenza di 37° di questa parte di tribuna è infatti sorprendente, superata solo dall’ultimo anello del Mestalla di Valencia e dal quinto del Santiago Bernabeu di Madrid.
Il nuovo impianto raggiunge la capienza di oltre 80mila posti e viene inaugurato durante la gara di apertura dei Mondiali, l’8 giugno, per la sfida tra Argentina e Camerun (0-1). In questo momento San Siro è, per distacco, lo stadio più bello d’Italia, dall’architettura futuristica, autoritaria e maestosa, un “astronave nella periferia milanese” come lo descriverà il Time nel 2009.

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Negli ultimi 20 anni ha subito continui aggiustamenti, dalle panchine interrate ai restyling per soddisfare i cambiamenti delle normative UEFA. Uno degli interventi più significativi per l’estetica del campo e la spettacolarità del gioco è però quello al manto. Il microclima dello stadio non è adatto alla crescita dell’erba, provocando una rapida usura che per molti anni ha reso necessari interventi di rizollatura, che tuttavia non risolvevano definitivamente il problema. Dal 2012 si è quindi deciso di aggiungere all’erba naturale un 30% di fibre sintetiche.

Non solo Milan e Inter devono molto a San Siro, ma anche la Nazionale italiana, che li ha disputato 44 gare senza mai perdere. La prima volta contro la Cecoslovacchia, il 2 febbraio del 1927,  una partita presentata dalla Gazzetta dello Sport con queste parole:

“Avanti con tutto il corteo de tuoi ospiti, gioconda Milano sportiva! Lo stadio sia l’immenso e frenetico formicaio. E la folla, multanime e una, risplenda di gioia, di giovinezza e di salute. E sia novella testimonianza della veemente vitalità di un popolo che, carico di storia e con l’aureola dei vaticini, cammina su per l’erta a conquistar l’avvenire.”

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L’ultima è stata contro il Portogallo, lo scorso ottobre, dopo quella infelice contro la Svezia. Escluse le notti europee di Milan e Inter, il Meazza ha ospitato 4 finali di Champions League, la prima proprio con protagonisti i nerazzurri, poi nel 1970 (Feyenoord-Celtic), 2001 (Valencia-Bayern Monaco) e 2016 (Real Madrid-Atletico Madrid).

Oltre alle partite della Nazionale italiana di rugby e a incontri di boxe negli anni '60, San Siro ha ospitato anche concerti leggendari. Il primo in assoluto quello di Bob Marley, il 27 giugno 1980, ma anche David Bowie, Rolling Stones, Beyoncè.

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Conservo perfettamente, come fosse un ricordo ancestrale, la sensazione che mi trasmette San Siro ogni volta che ci metto piede. Sono fermamente convinto che non sia una questione personale, ma un modo che ha quello stadio di metterti in soggezione, di ricordarti che i tuoi sentimenti sono instabili. La struttura di San Siro è quella che i romani utilizzavano per aumentare l’impatto scenografico sui grandi monumenti. Le viette strette nascondono il resto del paesaggio urbano, aprendosi all’improvviso verso chiese o teatri, favorendo di un inaspettato effetto sorpresa. San Siro è così, e le rampe sono le viette, che fino all’ultimo ti fanno solo intuire che qualcosa sta per succedere.