Wilmslow è una piccola cittadina situata a sud di Manchester, nella contea di Cheshire. Secondo un censimento del 2011 non conta neanche 30.000 abitanti, eppure è diventata famosa nel mondo per alcuni fatti particolari. Ad esempio il 1° agosto del 1984, in una torbiera sita nella località di Lindow Loss, due operai ritrovarono una mummia di palude poi ribattezzata Lindow Man. Conosciuto anche come Pete Marsh (“peat marsh”, in inglese, vuol dire torbiera), il corpo appartiene a un uomo di circa 25 anni e si stima che la sua morte sia avvenuta nel primo secolo dopo Cristo. Wilmslow è stata al centro della scena anche nel marzo del 1997, quando l’IRA fece esplodere una bomba nei pressi della stazione ferroviaria. In quell’occasione non ci fu nessun ferito, ma la notizia fece comunque scalpore. 

La cittadina in questione, inoltre, è famosa anche per aver dato i natali a uno dei marchi sportivi più conosciuti nel mondo. Anno 1924, Harold Humphreys e suo fratello Wallace nel retrobottega di un pub di Wilmslow fondano il brand Umbro, che prende il nome proprio dai due fratelli. Nato inizialmente come Humphreys Brothers, il marchio decide di puntare forte su un nuovo gioco che si stava diffondendo velocemente in quegli anni, in Inghilterra: è l’inizio della storia d’amore secolare tra Umbro e il calcio.

Un brand diventato leggenda: la storia di Umbro Partendo dal retrobottega di un pub nel Cheshire, i fratelli Humphreys hanno costruito un impero | Image 11

Umbro nella storia

Nel 1934 la FA Cup venne vinta dal Manchester City, che superò in finale il Portsmouth per 2-1. L’ultima vittoria della Coppa in questione, per i Citizens, risale invece al 2011. In entrambe le occasioni e a distanza di settantasette anni, le maglie del Manchester City portavano sempre la stessa firma: Umbro. 

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In occasione della finale del 1934 anche il Portsmouth indossava la maglia Tangeru degli Humphreys Brothers, e si racconta che a fine partita il Manchester City abbia inviato un messaggio alla Umbro stessa ringraziando l’azienda “per il comfort, la qualità e l’eleganza della divisa”. Anche le persone sugli spalti rimasero piacevolmente sorpresi dai kit. La prima grande uscita pubblica del brand, in definitiva, fu un successo totale.

Con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale, il marchio non si tirò indietro e decise di aiutare l’Inghilterra a modo suo: la produzione delle maglie da calcio venne messa momentaneamente in pausa e la Umbro cominciò a sfornare divise ed equipaggiamenti per l’esercito inglese. Inoltre, nel corso di quei terribili anni nella mensa aziendale vennero accolti 250.000 soldati.

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Tornando al calcio, il brand è inevitabilmente legato a doppio filo alla tradizione inglese, e non a caso ha accompagnato la storia dei Three Lions per generazioni e generazioni. Non solo: Umbro è entrato in una serie di fotogrammi memorabili cuciti insieme attraverso lo stile di questo marchio unico, che ha rappresentato il filo conduttore di alcuni momenti fondamentali della storia del football d’oltremanica.

Però, prima di ripercorrere alcune tappe memorabili bisogna, bisogna fare un passo oltre il calcio: nel 1958 Roger Bannister entrò nella storia come il primo atleta capace di percorrere un miglio in meno di quattro minuti. Il tutto vestendo Umbro. In questa foto Bannister è sfinito ma felice, rivolge al cielo occhi chiusi e stanchi, ma la bocca spalancata sa di liberazione e di gloria sudata. Intorno a lui, persone stupite e fotografi intenti a cogliere l’attimo.

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Vittorie mondiali

Nonostante il viscerale legame con l’Inghilterra, è il Brasile a portare Umbro per la prima volta sul tetto del mondo: la Seleçao nel 1958 batte la Svezia per 5-2 e alza una delle sue cinque Coppe del Mondo, quattro delle quali “vestite” proprio dal brand inglese. Nota: in quell’occasione c’era anche un giovanissimo Pelè, appena diciassettenne. Una delle foto più famose lo ritrae piangente appoggiato al pezzo di Gilmar, il mitico portiere brasiliano del quale avevamo parlato qui.

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Umbro, otto anni più tardi, accompagnerà i Three Lions alla vittoria del Mondiale casalingo: nel 1966 il marchio aveva praticamente monopolizzato la competizione, visto che 15 squadre su 16 vestivano il brand degli Humphreys Brothers. Nel mentre, in Inghilterra l’85% delle squadre di club indossava maglie Umbro. Piccola curiosità: nonostante l’Inghilterra fosse il paese ospitante, in occasione della finale la Germania venne sorteggiata come squadra di casa. I calciatori inglesi furono quindi costretti a indossare quella maglia rossa che di lì a poco sarebbe diventata iconica.

 

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Un altro anno significativo per la storia mondiale di Umbro è il 1970: la Coppa del mondo Jules Rimet va in scena in Messico e alla fine a trionfare sarà il Brasile. Il brand inglese in quella competizione si è reso protagonista grazie alla rivoluzionarie maglie traspiranti Aztec, che hanno permesso ai giocatori di affrontare al meglio il caldo dell’estate messicana.

 

Coppe, scarpe, completi e personaggi indimenticabili

Il marchio Umbro è stato indossato in occasione di alcune storiche vittorie in Coppa dei Campioni, come quella del Celtic nel 1967. Il brand ha vestito anche il Liverpool nel 1977 e il Manchester United nel 1999, quando i Red Devils misero in scena un’incredibile rimonta nei minuti finale del match grazie ai gol di Sheringham e Solskjaer, arrivati entrambi nei minuti di recupero. 

In questa immagine l’attaccante inglese scivola in preda all’entusiasmo allargando le braccia e mostrando al mondo intero tutta la sua gioia, esaltata ancor di più dal rosso acceso della maglia Umbro.

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Ed è proprio in quel decennio che Umbro vive probabilmente il suo momento di maggior splendore. Si parte con Italia ‘90 e con una delle maglie dei Three Lions più simboliche: al bianco classico vengono aggiunti tocchi di qualità ed eleganza grazie alle bande sui bordi delle maniche e al colletto rifinito di blu, mentre lungo il corpo della casacca scendono striature precise che sottolineano ancora una volta l’attenzione del marchio a dettagli semplici ma non banali. Stesso discorso per il pantaloncino blu notte reso speciale da piccoli baffi di classe sui lati, per quello che resterà negli annali come uno dei completi da calcio più iconici di sempre. Anche grazie ad alcuni modelli d’eccezione.

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La maglia in questione è sicuramente la madre di quella vestita ad esempio dalla Lazio nella stagione 1992-1993: una forte somiglianza nello stile, con il bianco che ovviamente lascia spazio (anche) al celeste. Modello di riferimento: ancora Gascoigne.

 

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Umbro entrò a gamba tesa sugli anni 90’ anche grazie alle Speciali: nato nel 1992, questo modello di calzatura made in Italy realizzato con pelle pregiata ha caratterizzato i due decenni successivi nel mondo del calcio. Leggere, eleganti, squisitamente funzionali.

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Tornando alla storia e al suo corso, dalla fine degli anni ‘80 al nuovo millennio il marchio Umbro ha attirato indirettamente su di sé le luci dei riflettori in molte occasioni, il tutto grazie a personaggi e momenti indimenticabili legati al calcio inglese. Tipo:

#1 Terry Butcher con la maglia insanguinata dopo la gara con la Svezia del 6 settembre 1989, valida per l’accesso ai Mondiali della sua Inghilterra. Un’immagine che sembra presa da un film di Tarantino più che da un campo di calcio.

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#2 Il colletto alzato di Cantona, marchio di fabbrica del genio e della sregolatezza del fuoriclasse francese.

 

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#3 Il gol di Owen contro l’Argentina, 100% Umbro dalla testa ai piedi. Una perla meravigliosa per l’attaccante che, tre anni più tardi, avrebbe alzato il Pallone d’Oro.

 

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#4 Il modello Alan Shearer, che ha sempre calzato Umbro nel corso della sua carriera.

 

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#5 Il ritorno di Wayne Rooney all’Everton, con la maglia brandizzata indossata al momento della firma, ovviamente.

 

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Il presente di Umbro

Se in alcuni momenti del passato Umbro ha avuto praticamente il monopolio in alcune competizioni, oggi la situazione è cambiata: il numero degli sponsor tecnici è aumentato, e i colossi come Adidas, Nike e Puma si sono assicurati grandi fette di mercato. Umbro, da parte sua, non si è data però per vinta e ha cercato di espandere i suoi orizzonti altrove, in territori nuovi e fertili: il brand inglese ha stretto partnership con diverse nazionali africane di calcio (Zimbawe, Etiopia, Botswana), con il Canada e con la Jamaica. 

Il tutto senza ovviamente dimenticare le squadre di club. La Umbro anche in questo caso ha raggiunto praticamente ogni angolo del globo: il Brasile con Cruzeiro e Santos, l’Olanda con il PSV, il Ghana (!) con gli Hearts of Oak, l’Argentina con l’Estudiantes e tante, tante altre. Ovviamente in questa lista c’è anche l’Inghilterra, dove l’Everton continua a sfoggiare il doppio diamante del marchio inglese.

In definitiva, Umbro continua ancora oggi continua ad essere apprezzato, e di recente si è inserito con prepotenza anche al mondo del futsal, lanciando sul mercato una scarpa pensata proprio per questo gioco, la Chaleira Pro. Agile e accattivante dal punto di vista estetico, questo modello ha subito conquistato la scena futsal internazionale.

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Di recente, inoltre, c’è stato un importante cambio al vertice: nel 2013 la Umbro è stata acquistata dal fondo Iconix Brand Group, che ha deciso di investire ancora di più sul calcio e ha stretto un nuovo accordo di sponsorizzazione con l’Everton, proponendo anche una nuova edizione delle Speciali, la Eternal. Prima di vendere il marchio, però, la Nike (precedente proprietaria) ha raccolto l’eredità delle maglie della Nazionale inglese, interrompendo una tradizione centenaria che comunque, a conti fatti, ha segnato in maniera indelebile la storia dei Three Lions.

Umbro, da parte sua, ha continuano a raccogliere adesioni importanti come quella di Pepe, che per le sue chiusure in scivolata ha deciso di affidarsi prima alle Medusae 2, poi alle Medusae Elite 3 (primo scarpino senza lacci del marchio). Queste ultime sono indossate anche da Ashlyn Harris, portiere della Nazionale femminile di calcio statunitense diventata brand ambassador del marchio. Grandi personaggi (tra gli altri, anche John Terry e Fabio Capelli), grandi riconoscimenti per un brand che ancora oggi continua a imporsi a livello internazionale. Nel segno del Double Diamond. 

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Nota finale: Umbro è stato il primo marchio a pensare delle maglie dei giocatori in versione ridotta e meno costose, per permettere ai più piccoli di indossare le casacche dei loro idoli. Perché in fondo il calcio è un gioco, e i giochi sono cose da bambini.