Non sono passati nemmeno 40 anni, eppure gli anni Ottanta sembrano molto più distanti rispetto a quello che temporalmente sono.

Oltre che una questione cronologica è anche spesso una questione di valutazione: nonostante spetto si ritengo gli anni Novanta come il miglior decennio del calcio italiano, in realtà gli anni Ottanta hanno rappresentato il periodo migliore per il nostro calcio. Aperto con la vittoria nel mondiale di Spagna 82, in quel periodo giocarono in Italia Platini con la Juventus, Maradona nel Napoli, ci fu la nascita del grande Milan che avrebbe vinto dal 1988 quattro Coppe dei Campioni in 6 anni, Falcao divenne l’Ottavo Re di Roma con la maglia giallorossa, l’Hellas Verona trionfò in Serie A e lo stesso fece l’Inter con i tedeschi Brehme e Matthaeus, erede di Rummenigge.

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É stato l’ultimo decennio il cui il calcio Nazionale è stato più importante di quello europeo, dove vincere la Serie A era prestigioso tanto quanto alzare una Coppa dei Campioni. É stato proprio quest’ultimo aspetto a favorire la crescita di un brand italiano che, rimanendo in Italia, riusciva a vestire i migliori calciatori del mondo. Una crescita che si è spenta con l’avvento del calcio internazionale e i grandi marchi che riuscivano più facilmente ad esportare in tutto il mondo. Fu così che un logo indossato, tra le altre, dal Napoli di Maradona, dal Milan di Baresi, dalla Roma del “principe” Giannini, dalla Lazio di Giordano e Manfredonia, dalla Sampdoria di Vialli e Mancini e dalla Fiorentina di Antognoni, Socrates, Baggio e Passarella è presto sparito nell’ombra e oggi vive sopratutto nei ricordi nostalgici e nei desideri dei collezionisti.

 

LA NASCITA

Il logo di cui stiamo parlando è NR, con le due lettere affiancate di colore verde e contornate di bianco su sfondo nero. Sono le iniziali di Nicola Raccuglia, un calciatore mediocre di ruolo ala che, partito da Palermo, ha giocato in diverse città italiane come Pescara, Arezzo, Vicenza, ed Ascoli.

Ma i suoi più grandi successi arrivarono dopo essersi ritirato: aveva intuito che non bastava indossare una maglia di un colore differente per distinguersi dagli avversari, ma bisognava donarle una personalità che presto avrebbe portato i tifosi ad amare i completi delle proprie squadre, a collezionarle e a riempirle di ricordi.

L’avventura inizia nel 1972 in un convento a oltre 800 metri di altitudine nel quale quattro suore iniziarono a dare forma alle idee di Raccuglia: il Pescara e la Lazio furono tra i primi club ad indossare le maglie NR, e presto anche la Federazione commissionò le divise degli arbitri. La particolarità delle maglie fu fin da subito il tessuto: prodotte in lanetta, un misto tra cotone e lana, con i numeri e gli stemmi cuciti a mano sulla stoffa, il tipico colletto con uno scollo leggermente a V e dei colori accesi che le rendevano uniche.

 

GLI ANNI '80

Negli anni '70 e '80 i concorrenti erano adidas, Puma, Umbro, Lotto e Diadora: nonostante fossero dei giganti in quegli anni il marchio arrivò a fornire circa 700 negozi solo in Italia, avendo oltre 200 dipendenti ed esportando anche in Olanda con i fratelli Cruijff. Una popolarità nel pubblico data dai successi ottenuti sul campo e dall’inconfondibile stile delle proprie maglie. Su tutte, le due delle squadre della Capitale. Negli anni migliori dei giallorossi, detentori della Coppa Italia e prossimi vincitori dello scudetto che sarebbe arrivato nel 1983, Bruno Conti, Roberto Pruzzo e Giuseppe Giannini indossarono per la stagione 1982 le maglie giallorosse marchiate NR con lo storico sponsor Barilla in bianco.

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Ma fu il 22 luglio 1982, nell’altra sponda della Capitale, che venne presentata una maglia storica. In quegli anni le divise da gioco stavano andando incontro a due concetti che oggi sono scontati ma all’epoca non lo erano: sponsor e merchandising. Il primo, inteso come marchio aziendale, era da poco comparso sulle squadre dei campioni della Serie A, rompendo un tabù quasi centenario. Il secondo arrivava come input dai paesi anglosassoni: iniziava a farsi largo una nuova fonte d’introiti alternativa per i club, legata alle vendite delle maglie da gioco.

La Lazio, dopo due anni di sponsorizzazione adidas e di Serie B, voleva tornare nella massima serie. un rinnovamento che passava anche per l’immagine del club. Il presidente Casoni si affidò alla ditta di Pescara per coniugare qualità e tradizione, soddisfano anche il nuovo main sponsor: l’azienda d’elettronica Sèleco. Raccuglia ridisegnò completamente la classica maglia celeste: un disegno futuristico che lasciava il classico colore solo nella parte inferiore della casacca, che per la metà superiore divenne bianca e sovrastata all’altezza del petto da un’aquila stilizzata che abbracciava il calciatore fino alle spalle passando sulle maniche. Quelle maglie, riprodotte anche nella divisa di questa stagione: avevano qualcosa di magico: si intonavano cromaticamente con ogni altro tipo di colore e per la prima ed ultima volta nella storia la Lazio disputò tutte le partite di Coppa Italia e Campionato indossando la cosiddetta “maglia bandiera”, tranne nella trasferta di Como dove venne indossata la terza maglia verde. La seconda maglia, di colore rosso, non venne mai utilizzata.

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IL 1985 TRA LUCI ED OMBRE

Il 1984 aveva sancito l’ingresso di NR nel mondo del cinema: a quei tempi il marchio forniva le divise e tutto il materiale, dalle tute ai borsoni, per la nazionale italiana attori: Raccuglia portava le divise direttamente negli stadi delle partite. Dopo una partita a Palermo nel 1983 Lino Banfi si esibì in una performance gastronomica mangiando 100 ricci e fu in quell’occasione che gli chiese di fare le maglie per la squadra protagonista di un suo film. Quella squadra era la Longobarda del mitico Aristoteles ed il film era “L’allenatore nel pallone”. Le maglie, bianche con i bordi blu e rossi, verranno utilizzate anche per la Marchigiana, squadra presente nel film “Mezzo destro mezzo sinistro”: i colori non furono scelti a caso, ma perchè diventava poi facile reperire immagini d’archivio della Serie A ed inserirle nei film.

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La maglia della Longobarda, grazie alla popolarità della pellicola, divenne presto un’icona di quegli anni, insieme alle altre divise che vennero indossate nei campi “veri”. Nel 1983 vestì la Triestina con la storica maglia che presentava l’alabarda al centro, mentre nel 1985 accompagnò il Pisa nella prima vittoria internazionale della sua storia: la Mitropa Cup.

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In quell’anno anche la Nazionale di Calcio italiana vestì NR per sette partite nella prima parte di stagione: ai tempi era vietato per le nazionali esporre il logo dello sponsor tecnico e fu così che si inventò delle tute che avevano il logo nella fibia.

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In mezzo a grandi successi, l’attacco delle produzioni orientali e le nuove esigenze di mercato portarono Raccuglia a rivedere i propri piani e a separarsi dai soci con i quali aveva fondato l’azienda. Si tentò la carta della modernità con tessuti non più in acrilico al 100%, ma in poliestere come le più grandi aziende dell’epoca: trovarono però grossi problemi con i giocatori che credevano nell’effetto termo protettivo della lanetta e il “principe” Giannini discusse con l’azienda e la Roma in inverno indossò in alcune gare le vecchie maglie.

 

IL NAPOLI DI MARADONA

Nel 1985 Raccuglia uscì dalla società, che rimase alla famiglia Lazzarini, fondatori e proprietari di “Pantofola d’Oro”, uno dei più famosi brand di scarpe da calcio dell’epoca. Come racconta lo stesso Raccuglia:

“Avevo un rapporto meraviglioso con Emidio Lazzarini, colui che portò la produzione di scarpe da calcio nell’azienda di famiglia. Con la famiglia Lazzarini ho unito il mio brand NR e il marchio Pantofola d’Oro, poi per motivi personali la società si è sciolta e, poco dopo la mia uscita, fallì”.

Uscito da Ennerre creò presto un nuovo brand, la Ennedue, per continuare a disegnare le migliori maglie dell’epoca.
Intratteneva personalmente i rapporti con i club, attraverso le conoscenze maturate negli anni. La più importante fu sicuramente la sponsorizzazione con il Napoli: all’epoca erano le squadre a pagare i fornitori tecnici per avere materiale di qualità e, per le più grandi imprese della propria storia, la società partenopea scelse NR.

Raccuglia creò la maglia dei partenopei già nel 1978 e la collaborazione continuò negli anni attraverso i rapporti personali con Maradona ed il presidente Ferlaino.

Dal 1987 al 1990 vinsero due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Coppa Uefa. Le storiche maglie con gli sponsor Mars e Buitoni, con le patch dello Scudetto e della Coppa Italia cucite contemporaneamente sul tessuto portano le iniziale NR. La maglia con il numero 10 di Maradona è un cimelio per i napoletani che ancora oggi producono repliche non originali, nostalgici dei modelli dell’epoca: da quello il lanetta della fine degli anni Ottanta agli ultimi, in acrilico, che presentano l’iconica onda bianca.

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La qualità dei prodotti del marchio abruzzese è testimoniata anche da un particolare che viene raccontato dallo stesso Raccuglia: ai tempi del Napoli Maradona era sponsorizzato Puma e la squadra utilizzava i palloni del marchio tedesco durante le partite, com’era d’abitudine in tutte le squadre. L’argentino, dopo aver provato i palloni marchiati NR e trovandoli piacevoli al tocco così come lo erano i materiali delle divise, ne richiese una fornitura di 50 pezzi che vennero utilizzati per alcune partite dalla squadra partenopea.

 

L'ESTERO

Grazie alla stretta amicizia personale con Chinaglia, Raccuglia già sul finire degli anni Settanta era presente all’estero: produsse le maglie dei New York Cosmos quando nella squadra militò l’attaccante italiano. Il marchio veniva inoltre affittato all’estero ad una compagnia tessile giapponese, che produceva anche prodotti adidas e Nike. Diverse squadre giapponesi, tra cui il Kashima Antlers nel quale militò anche Zico presentavano il logo NR sulle divise.

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Dopo il fallimento di NR, quest’ultimo scomparve rapidamente dalle divise delle migliori squadre italiane.

Tuttavia il nuovo marchio di Raccuglia, Ennedue, è rimasto nel calcio diventando sponsor tecnico oltre che di numerose squadre di calcio italiane come Atalanta, Fiorentina, Palermo, Pescara, Ternana, Foggia, anche della Dinamo Bucarest, nella quale per la stagione 1991 era anche lo sponsor commerciale presente sulle maglie, del Partizan Tirana e delle Nazionali di Costa D’avorio, Togo e Nigeria.

Il successo dell’Uruguay nella Copa America del 1995 viene erroneamente attribuito all’ex calciatore palermitano: così come accadde per le squadre giapponesi, anche per la Celeste le divise non erano direttamente prodotte nella fabbrica madre a Montesilvano ormai fallita ma l’azienda giapponese, avendo in concessione i diritti del marchio, continuava ad utilizzarlo. La casacca indossata nella vittoriosa finale contro il Brasile ricordava solo stilisticamente quelle storiche prodotte in Italia: il colletto bianco e blu, lo scollo a v e le maniche lunghe con i polsini bianchi erano tutti fatti il poliestere e la differenza, rispetto alle maglie prodotte in lanetta, si vedeva visivamente nei colori, molto meno accesi rispetto a quelli indossati dai più grandi calciatori degli anni Ottanta.

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Raccuglia ha vestito con il marchio Ennedue per diversi anni la Nazionale Calcio Attori e la Nazionale di calcio Piloti in cui militava il mitico Michael Schumacher.

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L’ultima apparizione del marchio NR nei campi da gioco è stata nel 2011, quando comparse per mezza stagione sulle divise del Tokyo Verdy in J League, per mezzo della società giapponese che ne deteneva i diritti.

  

OGGI

Seppur da tempo scomparso sui campi da calcio, il marchio è sempre rimasto vivo nel ricordo dei collezionisti: sulla pagina Facebook del brand vengono periodicamente pubblicate foto vintage e i commenti ricordano la qualità e la bellezza di quelle divise, che presto potremmo vedere nuovamente sui campi da calcio. Raccuglia, dopo oltre trent’anni dall’uscita della società, è nuovamente possessore dei diritti del marchio che oggi gestisce insieme al figlio.

Dal 2017 Ennerre è rinato e, rivivendo il periodo di gloria che lo ha caratterizzato negli anni Ottanta e Novanta, propone oggi una collezione streetwear che combina l’eleganza italiana con l'estetica del design minimale e il gusto della cultura di strada, aspetti caratterizzanti della moda giapponese.

 

Il marchio, presente alle ultime edizioni di Pitti Uomo, punta a realizzare prodotti sportswear di design che non siano solamente funzionali ma che siano articoli di moda.

La famiglia Raccuglia vuol tornare anche nel mondo del calcio: verrà presto riproposta una linea vintage in attesa di vedere nuovi campione con la N e la R verdi contornate di nero sulla divisa da gioco.