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The English Football Diary - E01: Manchester City vs Burnley

3.219,09 chilometri, 4 partite, un diario del calcio britannico

The English Football Diary - E01: Manchester City vs Burnley 3.219,09 chilometri, 4 partite, un diario del calcio britannico

È sabato 20 Ottobre, giorno che aspetto da più di un mese ormai e questa notte, da sveglio, ho sognato tanto. Poi l’imbarco, il volo, il treno dall’aeroporto e una lunga passeggiata per arrivare a Salford, sobborgo di Manchester. Da qui inizia tutto. È passato poco tempo da quando, un pomeriggio d’agosto, davanti ad una birra ghiacciata, parlavo con un grande amico, la persona più competente in ambito calcistico che conosca, di quanto ci sarebbe piaciuto assistere dal vivo ad una partita del campionato inglese. Ecco, da quel momento l’idea si era innestata nel mio cervello, neanche fossi un Leonardo Di Caprio alla ricerca di una statuetta. Da lì dunque, passa un secondo e mezzo prima che prenoti volo e pullman vari e riesca a trovare i biglietti per le partite. Dopo una colazione a base di salsiccia, uova, fagioli, pudding e la prima pinta di birra, è ora di salire sulla giostra che mi sballotterà per 96 ore. Saturday e sunday afternoon con Manchester City - Burnley e Everton - Crystal Palace, monday night all’Emirates per Arsenal - Leicester e tuesday di Champions con Manchester United - Juventus.
C’mon!

È difficile spiegare cosa sia il calcio inglese. *Beh, ma il calcio è calcio ovunque *, è quello che direbbero la tua fidanzata o tua madre. In effetti tra quello inglese e qualsiasi altro calcio ci passano l’oceano Atlantico, il Pacifico e anche l’Indiano, aggiungiamoci pure Pirenei e Balcani e dovremmo esserci. Accendo la TV, c’è Cardiff - Fulham, rispettivamente 17esima in Premier League contro 18esima. Giocano in uno stadio da 33.280 spettatori, ultimato nel 2014, il colpo d’occhio è bellissimo. Il ritmo è vertiginoso e in media un gol ogni 15’. Finisce 4-2 e io mi sono divertito un mondo. Ora prendete un qualsiasi altro campionato europeo e mettete di fronte la 17esima e la 18esima in classifica. Non farò qui un confronto tra Premier e altre competizioni, ne tantomeno voglio mettere in cattiva luce campionati che, senza bisogno di dirlo, fanno parte del mio palinsesto personale da agosto a maggio, costringendomi ad una più che forzata pausa estiva. Anzi, sono qui a spiegarvi, o meglio, raccontarvi, cosa mi spinge a percorrere 3.219,09 chilometri in poco più di quattro giorni, a vivere per lo più su pullman che viaggiano di notte e il non riuscire a chiudere occhio, perché per me sarà un po’ come se Babbo Natale arrivasse quattro giorni di fila.
La prima tappa è l'Etihad Stadium di Manchester.

 

MANCHESTER CITY - BURNLEY @ETIHAD

Il cielo è azzurro sopra l’ex City of Manchester, la temperatura è di 15 gradi e non c’è miglior condizione per giocare al calcio. Sarà anche per questo che da queste parti vanno a duecento all’ora dalla prima giornata all’ultima. Il fischio d’inizio è previsto per le 15:00 ma alle 13:34 già occupo il mio posto nella Colin Bell Stand, in decima fila e con la bandierina del calcio d’angolo a pochi metri.

La seat view è magnifica. Lo stadio si riempie e mi rivedo, tra una decina d’anni, in quei padri che portano il figlio ancora piccolo allo stadio, tutti vestiti d’azzurro, cercando di trasmettergli l’amore per il club a cui hanno dedicato la vita. Qui il calcio è davvero di tutti, ma forse lo è un po’ di piú di Pep Guardiola, uno dei miei idoli calcistici che qui ha piantato un seme che fiorirà per sempre. Il bel gioco, spesso sublime, per giungere ad un fine, la vittoria. I tifosi parlano di lui come un 15enne parla del suo primo amore, con gli occhi che brillano ed il sorriso stampato. Con lui i Citizens hanno confermato il loro potere in terra anglosassone e sono entrati a far parte della ristretta élite di compagini considerate favorite per alzare la Champions League. Aggiungiamoci l’infinito tasso di felicità procapite generato alla vista del gioco espresso e viene così spiegato questo amore profondo. Lo stadio si riempie, i tifosi cantano Blue Moon ed è subito magia.

Now I’m no longer alone, Without a dream in my heart, Without a love of my own.

 

David Silva, Bernardo Silva, Leroy Sané, Riyad Mahrez, Sergio Agüero. Come any given saturday la quantità di talento messa in campo dai Mancunian è impressionante. Il primo tempo si chiude sull’uno a zero per i padroni di casa, in rete va l’attaccante argentino su assistenza del Mago spagnolo. Sono 45’ di festa, nessuno sfoga le proprie frustrazioni sui protagonisti di un recital quasi perfetto, tutti applaudono e intonano il C’mon City! che si alza per spingere la squadra a chiudere un match dominato. A difendere i pali del Burnley questa stagione c’è Joe Hart, dal 2010 al 2016 portiere degli Sky Blues. L’omaggio sui maxi schermi dello stadio a inizio partita è fantastico, seguito da un C’mon Joe! (Sì, non troppo originali ’sti inglesi) che emoziona visibilmente il gigante inglese. Agüero fallisce un paio di occasioni e l’uno a zero a fine primo tempo è assai bugiardo.

 

HOT-DOG, BIRRA E DE BRUYNE

Nel secondo tempo il copione è lo stesso. Burnley che a fatica supera la metà campo e City padrone del campo. Bernardo Silva fa il secondo e Fernandinho il terzo. Non c’è bisogno che vi faccio una cronaca dei gol perché al 58’ il pubblico si incendia come mai prima. Sostituzione: esce il portoghese autore del secondo gol ed entra De Bruyne. Il belga ritorna dopo un problema al legamento ginocchio sofferto in allenamento ad agosto ed è subito standing ovation. Qualche strappo dei suoi in ripartenza sono bastati per far ben sperare il pubblico dell’Etihad in vista del proseguo della stagione, ma soprattutto per il cammino il Champions League, vero obiettivo di Pep e i suoi. Ad ogni tocco di palla del talento fiammingo gli applausi sono scroscianti. Chissà se Mourinho sia ancora della stessa idea..

 

Ah, piccola digressione. Pochi minuti prima del fischio d’inizio, si è sentito un boato enorme proveniente dalla parte dedicata ai bar dello stadio. Tutti erano assiepati sotto i televisori appesi e il Chelsea di Sarri pareggiava a tempo scaduto contro i rivali cittadini del Manchester United. Delirio Citizens. La partita sullo stesso sparito, Mahrez con un tiro a giro sul secondo palo makes It four, poi Sané, dopo aver pasticciato tutta la partita, fa il quinto appena prima del triplice fischio. 5-0 ed il tipico sabato in casa Mancunian è servito. Dallo stadio non voglio uscire ma gli steward non la pensano così e gentilmente accompagnano il pubblico all’uscita. 10 minuti e lo stadio è vuoto e i papà portano a casa i bambini sulle spalle, entrambi rigorosamente in maglia azzurra col nome degli idoli di casa stampato dietro. Niente ultras, insulti, proteste o niente di primitivo. Qui, nella parte azzurra di Manchester, i tifosi non saranno più come quelli degli anni 80 o 90, ne, ahimè, l’atmosfera, ma si respira calcio, dal neonato che viene allattato due file davanti a me, all’anziano dietro, con berretto azzurro e l’abbonamento rinnovato dal 1983. Il calcio è di tutti, ma qui un po’ di più.