Cosa significa riportare "Girls" oggi? L’annuncio è arrivato dalla creatrice del cult generazionale Lena Dunham

Nel settembre del 2026 un sondaggio del New York Times ha stilato la lista delle 100 serie più influenti della storia della tv. Girls, creata da Lena Dunham, ricopriva il tredicesimo posto, show trasmesso dal 2012 al 2017 e tra i titoli di spicco ancora oggi di un catalogo di incontestabile qualità come quello della HBO. Un mese dopo, attraverso un video rilasciato sui social, la stessa Dunham insieme alle altre “girls” (Allison Williams, Jemima Kirke, Zosia Mamet) annuncia il ritorno della serie a quasi dieci anni dalla sua conclusione, accendendo gli animi dei fan e ricevendo dal pubblico un primo feedback molto positivo

Il ritorno di Girls e i rischi di una nuova stagione

Ora, a mente lucida e dopo aver gioito per la notizia, bisogna ragionare su cosa significa realizzare una nuova stagione di un gioiello come quello ideato da Dunham, che può senz’altro accendere l’entusiasmo del pubblico, ma allo stesso tempo bisogna ricordare che i revival possono nascondere anche difficoltà e insidie. Uno dei motivi è quello che va considerato il contesto storico attorno alla prima messa in onda della serie, che ha influito in maniera sostanziale la caratterizzazione e il vissuto dei personaggi. È stato così per moltissime serie generazionali e lo è stato anche e profondamente per Girls e il suo pubblico. 

L’esempio più attinente di sequel che ha fatto storcere il naso e dovrebbe tenere sull’attenti è And Just Like That…– il sequel/reboot di Sex and the City – che pur essendo arrivato alla produzione di ben tre stagioni, è stato considerato dai più uno stravolgimento delle personalità dei suoi personaggi principali. Di cui uno dei pilastri, Samantha di Kim Cattrall, ha deciso di non prenderne nemmeno parte, e magari è da questa nota che si può auspicare il meglio per Girls, visto che per il ritorno sono state già confermate tutte le sue protagoniste, insieme anche al fidato Andrew Rannells. Se invece avete letto Famesick (il nuovo memoir di Dunham), saprete che è molto meno probabile ritrovare Adam Driver. 

Perché abbiamo ancora bisogno di Girls e Lena Dunham

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Cosa può raccontare quindi una nuova storia legata a Girls e perché potrebbe essere importante riportare la serie nel dibattito pubblico (da cui, in realtà, non è mai realmente uscito anche dopo la sua ultima stagione)? Intanto, perché il femminismo ha bisogno di quante più voci possibili, oggi più che mai (e ricordiamo non per forza la «voce di una generazione», anche una va benissimo, Hannah Horvath insegna). Sebbene a molti piaccia ancora raccontarsi la favoletta che ormai le donne abbiano raggiunto pienamente l’eguaglianza, la disparità di genere rimane un tema strisciante il quale sembra diventare sempre più complesso da trattare, quando non proprio violento. Basti pensare ad una notizia quasi contemporanea all’annuncio su Girls, quella della donna con una t-shirt con su scritto «Release the Epstein Files» che è stata aggredita e presa a pugni durante un convegno di Donald Trump in Ohio, con il presidente degli USA che non ha mancato di prenderla in giro invece di placare gli animi.

Oltre la nostalgia: cosa può raccontare Girls nel 2026?

Ciò che potrebbe fare poi Girls non è solo lavorare sui ricordi. Sicuramente la mente è volata subito ad una strategia commerciale quando è stato annunciato il suo comeback, pensiero inevitabile per un panorama dell’intrattenimento che sembra puntare ormai solo su di un prodotto preciso: il genere-nostalgia. Ma se pensiamo alla penna di Lena Dunham e alla sua maniera di non essere mai retorica, di mettersi e mettere a disagio le stesse persone che nei sui personaggi si sono riviste o, se non immediatamente, quanto meno hanno sentito di capirle, una nuova stagione di Girls potrebbe voler dire aiutare a comprendere un po’ più a fondo i tempi complicati che stiamo vivendo e come ci sentiamo nel trovarci nel mezzo.

Un mondo dove il lavoro è sempre precario, la cultura continua a non far mangiare, le donne devono ancora scendere a patti con la propria immagine e sottostare alle pressioni dell’essere madri è all’ordine del giorno, come l’audiovisivo sta cercando di raccontare ogni titolo un po’ di più. Oltre al doversi confrontare con i rapporti interpersonali e sentimentali che immaginiamo saranno fonti di ispirazione per i prossimi episodi, i quali passano non più solo da interazioni tangibili o tramite l'AI, non sarebbe perciò strano vedere Hannah Horvath uscire con un uomo che ha avuto una relazione passata con un chatbot.

Sopra ogni cosa è poi alla scrittura di Lena Dunham che dobbiamo affidarci e riporre tutte le nostre speranze; donne millennial che potranno riconoscersi nei nuovi dilemmi e nelle stranezze delle protagoniste, così come le loro sorelle, sia più che meno grandi. Che seguiranno il flusso degli eventi e del clima dell’epoca corrente, di cui sono perfettamente consapevoli le protagoniste, come il trascorrere del tempo che da ragazze le ha rese «old as fuck», conclude il video Dunham. Speranze che ogni giorno possono vacillare, ma per cui serve solo ricordare: «all adventurous women do», oggi come nove e più anni fa.

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