
Chi ha paura di un direttore creativo? Come il ruolo più discusso della moda stia iniziando a funzionare anche molto lontano da passerelle e atelier
La storia dell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella parte nel 1221, quando dodici frati domenicani ottennero l’uso di Santa Maria inter Vineas, appena fuori dalle mura di Firenze, e crearono un orto botanico destinato all’infermeria del convento. Da lì sono passati più di otto secoli. Nel 1612, la farmacia aprì al pubblico e nel 1871 diventò ufficialmente un’impresa privata con il nome che porta ancora oggi. L’Officina continua a lavorare negli stessi luoghi di Firenze e ha costruito buona parte della propria immagine proprio sulla continuità con quel passato. Per questo la nomina di Formafantasma, studio di design e ricerca fondato da Andrea Trimarchi e Simone Farresin con sedi a Milano e Rotterdam, alla direzione creativa fa abbastanza strano, almeno all’inizio.
Se c’è un brand che sembra sapere già molto bene chi è, probabilmente è proprio l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. E allora la domanda viene abbastanza naturale. Cosa deve dirigere un direttore creativo, quando l’identità che si trova davanti esiste già da più di ottocento anni?















































