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Quando il punk incontra il calcio: Sex Pizzul

Intervista alla band fiorentina in occasione della release di "Pedate"

Quando il punk incontra il calcio: Sex Pizzul  Intervista alla band fiorentina in occasione della release di Pedate

Il calcio è fatto di storie, storie che devono per forza essere raccontate, che non possono perdersi in un cassetto dimenticato chissà dove. Storie generate da personaggi, uomini a volte straordinari (altre volte meno) che rappresentano gli atomi del gioco più bello del mondo. 

Uno dei modi in cui queste storie si possono raccontare, è la musica. Ed è quello che hanno scelto i Sex Pizzul, illuminante mashup tra due mondi così distanti. I Sex Pizzul sono Francesco D’Elia e Simone Vassallo in prima battuta, con l’aggiunta di Irene Bavecchi, attitudine punk e passione per il calcio, che hanno dato vita ad un «manifesto calcistico in forma di musica». Hanno scelto di raccontare le storie della loro Fiorentina: quella romantica di Gabriel Batistuta (in “Irina”, dal famoso «Irina te amo», urlato a pieni polmoni dopo un gol), del Tanque, ma anche l’aspetto più rivoluzionario del calcio, come le vittorie del Leicester o l’arte di Renè Higuita.
Li abbiamo raggiunti per farci raccontare come si mettono insieme due cose, calcio e punk, che sembrano così lontane, pur essendo in verità molto vicine.

Noi a nss sports cerchiamo di raccontare il calcio (e lo sport ) partendo da un punto di vista più estetico, che è poi quello che prima di ogni altro fa breccia nei cuori dei piccoli tifosi. Voi come si viene appassionati al calcio?

Più o meno come tutti, crediamo, guardandolo in tv e a furia di ginocchia sbucciate su campetti di ogni tipo, dalla tenera età fino ad oggi.
Irene: io grazie agli album di figurine, ero alle medie e compravo una quantità di gomme esagerata solo per completare l’album.




Avete scelto di unire due cose tra loro apparentemente molto diverse: la calma quasi borghese di Bruno Pizzul, uno dei primi telecronisti italiani a “bucare lo schermo” (come si diceva una volta) all’attitudine punk e rivoluzionaria dei Sex Pistols. Perché?

Il legame, in realtà, è molto meno concettuale di quanto si pensi. L’assonanza fonetica tra Pizzul e Pistols ci sembrava servita su un piatto d’argento e in realtà calcio e punk sono due fenomeni dalla portata comunicativa molto forte, che abbiamo tentato di “accozzare” in questo nostro progetto. E come spesso accade, un accozzamento ludico e surreale ha portato a risultati inaspettatamente più sensati e coerenti di tanti altri progetti. E poi il calcio e il punk sono le due cose più divertenti che ci sono state date.




La vostra estetica si poggia – in parte se non in toto – sul mito dei bad guys del calcio. Ad alcuni, come Rene Higuita, sono dedicati pezzi del disco, altri, come Eric Cantona, sono in copertina. Cosa vi affascina dei “cattivi ragazzi”?

La sfacciataggine, senza dubbio, ed il fatto che i “delinquenti”, in un certo senso, sono sempre più simpatici dei ragazzini per bene. Mark Lenders piuttosto che Oliver Hutton, gli Stooges piuttosto che i Rolling Stones. E in realtà stiamo parlando di gente con del talento vero. Cantona, peraltro, è anche un grandissimo attore.




Un’altra domanda di rito: qual è la vostra maglia storica preferita?

Francesco: quella della Fiorentina anni ’80, sponsor Opel.

Irene: a me piace il giglio squadrato dei primi anni 60, ma l’unico sponsor di cui ho memoria è quello Sammontana.

Simone: quella della Sales anni '70, che ho raccattato a 13 anni da un magazzino.


La retromania è forse la tendenza più chiara degli ultimi anni, così nell’apparel calcistico e sportivo in generale, così nella musica. Il vostro lavoro, pur con chiare chiavi innovative, si nutre indiscutibilmente del passato. Quand’è che il “vintage” diventa un vantaggio e quando può essere un problema, secondo voi?

È un problema quando soverchia ed esclude la contaminazione e la contemporaneità. È vero che il nostro disco attinge dal passato, anche sotto il profilo meramente musicale, ma il materiale di partenza è decisamente “poco italiano” e comunque eterogeneo. Il nostro obiettivo era comunque evitare l’effetto “figurine Panini”, che inevitabilmente avrebbe connotato il tutto di un alone nostalgico, che proprio non ci appartiene.


Come siete entrati in contatto con Alberto Becherini, l’autore della meravigliosa copertina del disco?

Irene l'ha conosciuto la prima volta nel 2013, in occasione della mostra Rumorama, organizzata a Firenze presso il Glue. Due anni più tardi, l'ha ricontattato per una mostra personale. Dopodiché sono rimasti in contatto e, visto che in svariate occasioni ha collaborato con band punk rock, abbiamo pensato che potesse essere perfetto per realizzare la nostra copertina, grazie alla sua capacità di contaminare l'immaginario punk con l'estetica pop.


I titoli del vostro disco, Pedate, vanno avanti e indietro nella storia del calcio raccontandone personaggi, momenti e gesti significativi. Dando per assodato che mi sembrate tifosi della Fiorentina, come li avete scelti quei momenti?

A puro istinto, sul momento, così come quei momenti stessi si sono verificati. Nessuno, d’altronde, pianifica il gol o la parata della vita!




Parlando per un attimo dell’aspetto più prettamente musicale: da quale background  vengono i Sex Pizzul?

Siamo un tastierista dalla formazione violinistico-accademica, una bassista post-hardcore e un batterista afro-punk. Abbiamo suonato in varie formazioni, facendo anche generi molto diversi tra loro, e i Sex Pizzul sono una bella ammucchiata di tutto questo.




Non c’è nulla di più musicale nel calcio delle curve, ultra o hooligans che siano. In uno dei pezzi parlate anche di una delle curve più famose della storia del calcio. Al tifo è anche legata una delle pagine più belle della storia stilistica del calcio, quella della cultura casual e Terrace. Tutto questo per chiedervi: andate in curva? Se dovesse scegliere un coro da cantare in una ipotetica (o reale) curva, quale sarebbe?

In curva ci si va poco, ormai siamo dei pessimi tifosi da divano (oppure il calcio purtroppo in Italia e a Firenze è cambiato parecchio), ma nella curva del St. Pauli, in cui cantano sempre anche se sono ultimi in serie B, a cantare proprio “You’ll never walk alone” ci andremmo volentieri. 

Invece per quanto riguarda i cori nostrani io adoravo quello su Legrottaglie.