Sabato pomeriggio il Barcellona ospiterà al Camp Nou il Real Madrid per disputare el clàsico n°265; quella  tra Barcellona e Real Madrid è sempre stata una guerra da ogni punto di vista: le vittorie prima di tutto (che siano dei singoli scontri o dei trofei), senza dimenticare le grandi battaglie mediatiche  a cui abbiamo assistito. Oggi ancor più di ieri la competizione tra il Barça e Galacticos si configura anche dal punto di vista dello stile in campo e fuori. Analizzeremo allora gli sponsor che, negli ultimi anni, hanno contraddistinto le divise di due delle più grandi società calcistiche di tutti i tempi.

Fascino italiano

Il primo sponsor ufficiale della storia del Real Madrid, nel 1982, è stato Zanussi: marchio italiano specializzato in elettrodomestici (oggi assorbito da un’altra azienda):

La guerra di sponsor di Real Madrid e Barcellona Un lato diverso del Clasico | Image 5

Questa è un’altra meravigliosa istantanea del Clasico: Camacho, storico difensore madrileno a cavallo tra ’70 e ’80, accanto a Diego Maradona ai tempi giocatore del Barcellona, la cui divisa come si ben nota, era immacolata.

In verità Zanussi non fu l’unico marchio italiano apparso sulle divise della società di Florentino Perez né tanto meno il più famoso: nel 1985 infatti viene firmato un accordo quadriennale con la Parmalat, ai tempi colosso italiano poi visto in terra nostrana sui colori giallo-viola parmensi. A vestire quella maglia furono grandissimi giocatori della storia della squadra come Mìchel, Camacho stesso e non ultimo Hugo Sànchez.

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Diversi interessi

Dalla stagione 2007/2008 il Real Madrid cambiò il proprio sponsor ufficiale: fino a quella stagione sulla camiseta blanca era impresso il logo della Siemens (insieme a quello della BenQ). Oggigiorno il ricordo della storica compagnia telefonica è talmente sbiadito che probabilmente ad un appassionato medio di calcio pronunciando la parola “Siemens” verrà in mente prima la divisa indossata da Beckham che un generico cordless.

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Lo sponsor ufficiale dei Blancos divenne, dunque, bwin. Fin qui nulla di strano: il paradosso è che l’anno prima il Barcellona, mai sponsorizzato fino ad allora, aveva chiuso un accordo quinquennale per presentare sulle proprie divise il logo dell’Unicef. Il Barça, quindi, era una società che donava (e dona) regolarmente ad un ente benefico, storia che non poteva non smuovere gli animi di chi si soffermava a pensare come una tra le prime 5 società calcistiche al mondo rinunciasse ad un’entrata così utile ed in più in quegli stessi anni si è apprezzato appieno lo strapotere di Messi che in verità ad un bambino ci assomigliava anche parecchio…

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Questo gol è l’apoteosi di ciò che il Barcellona ha rappresentato in quegli anni: una sponsorizzazione che in fatto di guadagni funziona al contrario indosso ad un fenomeno con dei lineamenti che disegnano puerilità ed innocenza. Dall’altra parte c’erano invece i villains della situazione: una macchina da soldi che di soldi ne ha guadagnati ed investiti, con giocatori maledettamente talentuosi e con la divisa coronata dal logo di un’importantissima agenzia di scommesse.

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Scendere a compromessi

Come detto fino al 2006 il Barcellona ha mantenuto intonsa la propria divisa, scelta singolare che ha cristallizzato la leggenda dei colori sociali che allo stato attualmente delle cose servono ufficialmente soltanto per riempire una casella nel preciso schema di Wikipedia. I primi sponsor ufficiali per i catalani sono stati Unicef e successivamente Qatar Foundation, un’altra organizzazione no-profit impegnata nell’educazione e nella ricerca. Tuttavia, i tempi sono veloci e le belle favole, così come i colori sociali, tendono a diminuire: il Barça ha infatti siglato nel 2013 un contratto (rinnovato recentemente) con la Qatar Airways rimanendo comunque fuori dalla top ten delle sponsorizzazioni più ricche. I voli verso Barcellona e Madrid sono triplicati per la compagnia qatariota mentre il logo Unicef è atterrato ed attualmente si trova sotto il numero, alle spalle dei giocatori; paradossalmente il Barcellona è passato da essere una delle pochissime società con nessuna sponsorizzazione ufficiale ad averne ben due sulla propria maglia. E parallelamente anche questo viso adesso non sembra il più innocente che ci sia…

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