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The Nss Guide To The World Cup

Da Baggio a Ronaldo - Francia 1998

The Nss Guide To The World Cup Da Baggio a Ronaldo - Francia 1998

Se il calcio è lo sport più diffuso al mondo, e i Mondiali sono la sua massima espressione, è facilmente intuibile di che razza di avvenimento stiamo parlando. Un Mondiale può essere il punto arrivo di un’intera carriera, di un’intera nazione. Inutile nascondersi dietro un dito, i Mondiali rappresentato troppe cose in più che una semplice manifestazione sportiva per poter essere etichettati solo come “sport”. Dietro i Mondiali ci sono storie. Storie d’organizzazione perfette, storie dell’orrore, storie di rivincita sociale o di umanità. Storie, che in quanto tali, meritano d’essere raccontate. Qui su Nss allora, vogliamo raccontarvi i Campionati del mondo di calcio a modo nostro, ripercorrendo i percorsi dei nostri azzurri, parlando delle sorprese di ogni singola edizione, o della Germania che , bene o male, arriva sempre in Finale. Cinque punti ogni volta, cinque stelle, per cinque appuntamenti di avvicinamento al Brasile. 

 

Da qualche parte si dovrà pur cominciare, ed allora, perché non dalla Francia? Nessun italiano ricorda quel campionato con tanta simpatia, finimmo fuori per un errore di Di Biagio dal dischetto, dopo un intero Mondiale a decidere se dovesse giocare Del Piero o Baggio accanto a Bobone Vieri. Vinse la Francia di sua maestà Zidane, in una finale mai veramente iniziata con il Brasile del “fantasma” di Ronaldo. Abbiamo scoperto la Croazia della generazione d’oro, la Nigeria di Jay Jay Okocha , la grande Romani di Hagi e constatato per la prima volta la follia del golden gol. E’ stato anche l’ultimo mondiale di Campos, l’estroso portiere messicano,  e di Laudrup, il genio danese. 

 

 

IL PASSAGGIO DI CONSEGNE DEI BALCANI – Il 7 agosto del 1995 si concluse l’Operazione Tempesta, manovra militare a due tra la NATO e le milizie croate, che sanciva, di fatto, l’indipendenza della Croazia. Esattamente tre anni dopo, il 4 luglio del ’98, la neonata nazionale Croata distrugge 3-0 una Germania stanca, tenuta insieme per miracolo dal talento di alcuni suoi grandi campioni.  Grazie alla generazione d’oro croata, una squadra che poteva contare su Boban, Juric, Stanic e soprattutto sul capocannoniere del Mondiale Davor Suker, la Croazia arriva fino alla semifinale e ,con il solito gol di Zuker, vincerà anche la “finalina” per il 3 posto. Alla prima partecipazione mondiale, si è visto decisamente di peggio. La Jugoslavia invece, anch’essa presentatasi con una discreta rosa, va fuori agli ottavi.  E pensare che c’è mancato davvero poco affinchè le due si affrontassero in campo. La Jugoslavia infatti chiuse il girone come seconda alle spalle della Germania, solo a causa di una differenza reti peggiore (di soli due gol). Non credo che gli organizzatori sarebbero stati felicissimi di quell’eventuale passaggio di consegne fisico, idea mia eh.

 

BAGGIO O NON BAGGIO, QUESTO E' IL PROBLEMA – I presupposti c’erano tutti, e, tutto sommato, si rispecchiarono anche in una discreta figura sul campo. L’Italia si ferma ai quarti, su quella dannata traversa colpita da Gigi Di Biagio. Avevamo una gran bella squadra, oltre che una gran bella divisa, ma (forse) il continuo tira e molla tra Baggio e Del Piero non creò il migliore ambiente di lavoro per il Divin Codino. Di certo senza Baggio quel mondiale sarebbe finito in maniera diversa. Durante la prima partita contro il Cile, a solo cinque minuti dalla fine del match si presentò sul dischetto, per cercare di pareggiare i conti. Non voglio neanche immaginare cosa sia passato per la sua testa in quel momento, ma tant’è lui era Roberto Baggio, quindi fece 2- 2 e tanti saluti a Salas e compagnia bella.

 

THE GOLDEN BOY – Aveva solo 19 anni Michael, quando mostrò al mondo tutto il suo talento, prendendo palla sulla trequarti, controllandola con il tacco, saltando tutta la difesa argentina con un solo movimento e realizzando il gol più bello di Francia ’98. Ci vorrà ancora un po prima che arrivi a vincere il pallone d’oro, ma Michael Owen è già allora uno dei calciatori più amati d’Inghilterra. Faccia pulita, nessuna stranezza ed un gran gran talento, Michael è stato e resterà per sempre il principale golden boy del calcio inglese, pur se cresciuto nell’epoca dei ragazzi terribili dello United. L’Inghilterra quei mondiali li perderà (come sempre), uscirà, ai rigori, proprio contro l’Argentina. La carriera di Michael Owen invece continua, prima il Liverpool, il pallone d’oro, la Coppa UEFA , poi il Real , l’infortunio e la rinascita al Newcastle. Ma quello che il Mondiale da, il Mondiale toglie: Owen infatti si fa male (da solo) contro la Svezia nella fase a gironi del Campionato del Mondo del 2006. Da lì parte il suo calvario che non gli permetterà più di tornare ad essere il fenomeno del 1998. 

 

 

EPPUR AVEVAMO RAUL – Zubizarreta, Raul, Morientes, Hierro, Luis Enrique, Campo, Canizares. Ma la Spagna va fuori nella fase a gironi, nonostante 8 gol realizzati, 4 subiti. E’ letale la sconfitta contro il Paraguay, certamente un’ottima squadra, ma tutto sommato battibile. Una storia che si ripete, e che continuerà a ripetersi ancora per qualche anno, fino all’attuale strapotere rojo. In quella rosa c’è un difensore, forte, che ha fatto parte del Dream Team del Barcellona allenato da Cruyff. Si chiama Miguel Angel, di cognome Nadal ed è lo zio di quel Rafa che, quasi in concomitanza del Barca degli invincibili e della Spagna campione di tutto, diventerà il numero 1 nel mondo del tennis. Strana la vita, ma poi manco troppo. 

 

 

RONALDO, SEI TU? -  “Non è stata una crisi epilettica”. E’ questa l’unica cosa certa di quella sera, quella maledetta sera. Il Brasile affrontava la Francia padrona di casa nella finale del Mondiale. Zidane contro Ronaldo. Non si poteva chiedere di meglio al Dio del pallone, se non che.. Ronaldo non sta bene, un ginocchio in fiamme, e tante, troppe infiltrazioni di medicinali. Nella notte che precede la finale Ronaldo si sente male, malissimo. Alcuni dicono che abbia seriamente rischiato di morire. Eppure è in campo, non gioca, al massimo si trascina in giro per il campo. Il confronto con Zidane è impietoso, quel Brasile senza di lui non può reggere l’urto. Un 3-0 secco, che completa la grande cavalcata degli uomini di Jacquet. Ci sarà una domanda, che si ripeterà per tutta la vita del Fenomeno: Ronnie, eri tu?