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More Than - Gerard Deulofeu

Not just football

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Gerard
Deulofeu

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Quando arriviamo a Udine piove, anzi pioviggina. È ancora Dicembre, l’Argentina e Leo Messi non sono ancora campioni del mondo e la Serie A, come la maggior parte degli altri campionati, vive una pausa irrituale. Anche la Dacia Arena è insolitamente silenziosa, sospesa in un vuoto metafisico che rende ancor più materiali i luoghi attorno. Ci si rende conto del minuzioso lavoro svolto dall’Udinese e dalla proprietà, che oltre ad avere il secondo impianto di proprietà in Serie A, ha costruito l’intero headquarter fatto di campi d’allenamento, palestre e uffici dove si riuniscono ogni giorno tutti coloro che rendono quella bianconera una delle società più moderne d’Italia. Ma da ormai tre stagioni la Dacia Arena è la casa di Gerard Deulofeu, il protagonista del settimo episodio di More Than. Nato in Catalogna e cresciuto nella Masia - l’accademia del Barcellona - Deulofeu dal 2020 veste la maglia bianconera e da quest’anno porta sulle spalle il pesantissimo quanto importante numero 10.

Le prime battute che ci scambiano sono per forza di cosa legate ai Mondiali, la finale infatti si sarebbe giocata tra pochi giorni. “Io spero che Messi vinca la Coppa del Mondo, se lo merita, però la Francia è davvero forte”, ci dice mentre ci muoviamo tra le poltroncine nere del Friuli e indossa uno dei primi look. Gerard Deulofeu è ancora alle prese con l'infortunio, il secondo al ginocchio, che lo sta tenendo lontano dal calcio giocato, la sua ultima gara infatti si è conclusa allo stadio Maradona dopo soli 25 minuti di gioco. Ma dal modo in cui guarda il campo, quel manto definito come uno dei migliori in Europa, si capisce quanto l’attaccante spagnolo sia determinato e voglioso a riprendere da dove ha lasciato. Gerard Deulofeu è cresciuto tra i fili d’erba dell’accademia spagnola con una diversa consapevolezza rispetto ai suoi compagni di squadra: “quando avevo 12 anni ero molto forte e già sapevo di potercela fare, giocavo sempre con i ragazzi più grandi. Lo sapevo, sapevo di poter diventare un grande calciatore. Dopo non è facile, è diverso giocare all'accademia e poi in prima squadra ovviamente, ma io da quell’età lì lo sapevo che avrei sfondato e fatto di questo sport il mio lavoro.” Una ostinazione e una predestinazione che forse arrivano dal suo cognome, che in catalano significa “fatto da Dio”, e che lo hanno portato, unico della sua classe, ad arrivare in prima squadra. “Immagina tutta una generazione e quasi nessuno è arrivato. È chiaro, è molto difficile, c’è molto da fare e io stesso sono molto orgoglioso di dove sono arrivato.”

Rispetto ai suoi esordi, Gerard Deulofeu è ormai diventato un veterano e ha vissuto dall’interno i cambiamenti che il calcio sta attraversando. “Il calcio è cambiato, è cambiato tanto. Il calciatore oggi ha una visibilità diversa, è ogni giorno in tv, l’arrivo dei social media ha completamente trasformato il modo di comunicare. Oggi abbiamo una responsabilità molto grande, ci sono nuove generazioni che ti guardano giorno per giorno e noi che siamo nella élite del calcio dobbiamo dare il giusto esempio per capire anche quanti sacrifici ci sono dietro, arrivati a questo livello”. Oggi insomma si va alla ricerca di un personaggio sofisticato ed elegante sul quale costruire una narrazione, lontano dallo stereotipo del giocatore che per anni ha dominato i rotocalchi. E tale trasformazione non è avvenuta solo sulla superficie ma anche nei pensieri e nella testa dell’attaccante dell’Udinese. Alla mia domanda su cosa il calcio rappresentasse per lui, una domanda semplice quanto complicata per chi ha fatto di questo sport un lavoro, Gerard Deulofeu ci pensa un attimo prima di dare una risposta che non mi sarei aspettato di ascoltare: “Il calcio? Molti ti direbbero tutto, per me invece non lo è. Prima era tutto, ora è una parte importante della mia vita, negli anni sono riuscito a differenziare, ci sono tante altre cose importanti. Io sono “loco” di calcio, guardo tutte le statistiche, i numeri, però arrivi ad un punto dove devi staccare, devi avere una vita collaterale. Concentrarsi sulla famiglia, avere le giuste persone accanto, questo secondo me è tutto, sono obiettivi che cerco di perseguire giorno per giorno.”



Siamo abituati a concepire un calciatore come devoto solamente al pallone, incapace di pensare ad altro, mentre Deulofeu pur definendosi “loco” - usando lo spagnolo per spiegarsi al meglio - ha imparato a bilanciare tutti gli aspetti della sua vita, sia fuori che dentro il campo. Fin dal primo scambio di battute della nostra conversazione si nota quanto Gerard Deulofeu sia concreto e ben ordinato, quasi l’opposto di quando si muove nel rettangolo verde, dove mette in luce fantasia e colpi di genio. Una pragmaticità che si nota anche dai suoi profili social, dove il catalano usa un approccio diverso dalla norma, non limitandosi a commentare o celebrare partite, gol e record. “Mi piace mostrare un altro lato di me nei social media. Dopo le partite ad esempio voglio arrivare direttamente alle persone, spiegare com’è andata, cosa ho sentito e dire le mie sensazioni. Non mi piace scrivere “più 3 punti o grande partita”, voglio spiegare tutto anche perché amo il calcio, mi piace vivere le partite e credo che alle persone questo interessi”. Salta subito all’occhio, oltre alla consuete analisi tattiche, il lato imprenditoriale dell’attaccante dell’Udinese, qualcosa che raramente si vede in un calciatore: “voglio mostrare questa mia passione, stanno arrivando diverse proposte. Non ho ancora un obiettivo chiaro ma cerco sempre un progetto ben organizzato, credo questo sia l’importante.”

"Il calcio? Molti ti direbbero tutto, per me invece non lo è. Prima era tutto, ora è una parte importante della mia vita, negli anni sono riuscito a differenziare."
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"Il calcio? Molti ti direbbero tutto, per me invece non lo è. Prima era tutto, ora è una parte importante della mia vita, negli anni sono riuscito a differenziare."
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Ma con il suo arrivo in Italia nel 2017 alla corte del Milan, Deulofeu ha scoperto quella che diventerà una sua nuova passione, la moda. “Ovviamente in Italia la moda è un’altra cosa. Ricordo i miei 6 mesi con il Milan, abitavo in albergo, e la settimana della moda è stata incredibile. Ricordo con piacere anche diversi calciatori del Milan che avevano uno stile unico e ricercato, Abate per esempio era uno di quelli che si vestiva sempre bene.” L’arrivo nel Bel Paese ha infatti cambiato il suo rapporto di concepire e vivere determinati capi, finendo per dare sempre più attenzione all’aspetto estetico. Ora, mi spiega, è consapevole di quanto ogni capo fatto in Italia sia rinomato per la qualità dei tessuti e per l'eleganza della loro costruzione: “negli ultimi anni ho sviluppato un rapporto molto più stretto con la moda. Ogni giorno mi sveglio e provo diversi look, dipende da come mi alzo, quali sono i miei sentimenti. Prima mi ricordo che indossavo sempre la tuta, per l’allenamento e un po’ tutto il giorno, però adesso mi piace scegliere tutti i capi, pensare le possibili combinazioni. Credo che metterti un determinato vestito ti aiuta a migliorare la giornata. Anche se come avete visto sono un modello terribile (ride ndr).”

Una passione che tutti ormai conoscono, tanto che mentre siamo alle battute finali dello shooting diversi collaboratori dello staff tecnico si affacciano per vedere Gerard Deulofeu in outfit sicuramente non istituzionali. Anche lui è sicuro di essere quello con più stile nella squadra, “difficile trovarne un altro” ci dice. Ma la passione scoperta e forse ritrovata in Italia, affonda le sue radici in Spagna, dove era solito incontrarsi con i suoi due cari amici Marcos Llorente e Marino: “quando posso, con loro vado in giro spesso, per negozi o anche andare a farci fare dei vestiti su misura in una sartoria. Loro mi hanno aiutato a cambiare il mio guardaroba. Però se devo dirti un nome, il calciatore con più stile con cui sono stato è sicuramente Sergio Ramos, vestito sempre in maniera impeccabile.” In Italia Gerard Deulofeu sembra quindi aver trovato la sua dimensione, tra i suoi tanti progetti collaterali e specialmente in campo, dove con il tempo è diventato il motore di una squadra giovane e sempre ostica da affrontare. E lo sta facendo con un nuovo numero sulle spalle, che nel calcio è sinonimo di qualità, fantasia e leadership: “la numero 10 qui è stata indossata solo da grandi calciatori per cui è una grande responsabilità. So che quando vado in campo sono il 10 dell’Udinese, quindi devo essere un leader in campo e soprattutto in attacco. Adesso non voglio parlare a metà stagione, mi piace sempre parlare a fine stagione perché questo numero ha bisogno di fatti, so a cosa sto andando incontro.” E non potrebbe esser altrimenti in una cornice come quella friulana, dove tutti sono parte fondamentale di un meccanismo più grande, in una realtà che da anni non smette di stupire: “qui mi sento molto felice, sono due anni, e anche il mio livello in campo ne sta risentendo. L’essere felice in una squadra per me ha tantissimo valore, non voglio pensare al futuro altrimenti non vivo il presente, e qui il presente è molto bello. Io non esco troppo, sto con la mia famiglia, sempre pensando alla partita, sempre concentrato”, tenendo sempre a mente come il calcio non sia tutto.

Talent: Gerard Deulofeu
Photographer: Valeriya Polivanova
Stylist: Andrea Colace
MUA: Cinzia Trifiletti
Photographer Assistant: Jacopo Peloso
Stylist Assistant: Vincenzo Palatiello
Interview: Emanuele D'Angelo
Production: nss factory