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La storia del logo Ferrari

Dalla cavalleria savoiarda fino a Maranello, passando per l’aviazione militare della WW1

La storia del logo Ferrari Dalla cavalleria savoiarda fino a Maranello, passando per l’aviazione militare della WW1

Un cavallo nero rampante su un campo giallo: quello della Ferrari è forse il logo più famoso del mondo. Logo che sintetizza la storia e l’identità di Ferrari, il cui prestigio è protetto quasi religiosamente dalla casa automobilistica di Maranello, pronta a difenderlo da chiunque si azzardi a pregiudicarne il buon nome – Philipp Plein incluso. E in un logo si concentra molto di più che il significante di un brand: il logo stesso è un oggetto dotato di storia, andata stratificandosi nella coscienza collettiva per decenni e, nel caso di Ferrari, anche di secoli. 

La prima apparizione di un cavallo rampante associato al colore rosso e alla velocità risale infatti al 1692, e si trova nello stemma del Reggimento di cavalleria "Piemonte Reale" fondato da Vittorio Amedeo II di Savoia – un simbolo destinato a rimanere associato a una delle più formidabili cavallerie della storia europea oltre che a uno dei reggimenti più antichi dell’esercito italiano. Il cavallino rampante venne poi ripreso dal miglior aviatore italiano della Prima Guerra Mondiale, Francesco Baracca, che ne stampò uno nero sulla carlinga del 91ª Squadriglia Aeroplani.  In origine il cavallo era rosso (un richiamo allo stemma dei cavalieri piemontesi) ma divenne nero alla morte di Baracca.

Nel giugno del 1923 Enzo Ferrari, insieme a Giulio Ramponi, vince il primo Circuito del Savio Ferrari a Ravenna guidando l'Alfa Romeo RL-Targa Florio e incontra il conte Enrìco Baracca, padre dell’aviatore. L’immagine del cavallino venne "affidata" a Enzo Ferrari in quanto vincitore della corsa per portare avanti la memoria del figlio defunto. Da questo incontro ne derivò un secondo, con la madre dell’aviatore, di cui Enzo Ferrari stesso scrive in una lettera a un amico:

«Fu essa a dirmi: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna ” [...[ Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori […] Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena» 

All’epoca, Enzo Ferrari era sia pilota che concessionario di Alfa Romeo per l’Emilia Romagna e le Marche e dunque non era autorizzato a stampare sulle macchine il proprio emblema. Nel 1929 venne fondata la Scuderia Ferrari, sorta di filiale agonistica dell’Alfa Romeo, dedicata alle auto da competizione, e bisognò attendere il 1932 perchè il Cavallino Rampante figurasse, per la prima volta, sulla carrozzerie di due Alfa Romeo 8C 2300 Mille Miglia Zagato Spider schierate dalla Scuderia alla 24 Ore di Spa in Belgio, inserito in uno scudetto giallo con la sigla S. F., acronimo di Scuderia Ferrari. 

Nel 1943 avvenne il trasferimento a Maranello, dove la scuderia venne eretta su terreni posseduti dallo stesso Ferrari. Nel 1945 Ferrari commissionò all’incisore milanese Eligio Gerosa un nuovo design del cavallino che incluse la coda puntata verso l’alto e una forma più snella del corpo dell’animale. Inoltre fu in questa fase che il colore giallo canarino venne aggiunto in onore alla città di Modena. All’epoca simbolo venne utilizzato anche da Fabio Taglioni, che lo applicò alle motociclette Ducati tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni sessanta.

Nel 1947, Enzo Ferrari iniziò a costruire le proprie automobili, indipendentemente da Alfa Romeo, e venne creato un logo secondario a forma rettangolare con il cognome del fondatore la cui “F” si estendeva fino a coprire l’intera parola e veniva toccato dalla zampa del cavallo. Già nel 1951 questo dettaglio scomparve e il cavallo e la scritta di separarono. In cima al logo c’era una fascia tripartita con i colori della bandiera italiana. Venne impiegato un carattere graziato con molti spazi che divenne, più avanti, il riferimento per il restyling del logotìpo. Quest’ultimo marchio si trova su tutte le automobile firmate  Ferrari granturismo e da competizione,  quello con il solo scudo si trova invece sulle le vetture impiegate nelle competizioni ufficiali. 

Per lunghi decenni il marchio rimase sostanzialmente invariato, consolidandosi anzi nel 1994 con il Manuale di Identità Visiva di Pierluigi Cerri che formalizzava una volta per tutte le caratteristiche salienti del logo vero e proprio. A questa codificazione ufficiale seguì il restyling dell’agenzia Seidlcluss nel 2002 che diede il tocco definitivo al logo correggendo otticamente la sagoma del cavallino, la posizione delle sue zampe e anche il punto rettangolare sulla “i” di Ferrari – probabilmente il dettaglio più spiccatamente diverso rispetto alla forma originaria del logo.

Oggi, a ottantuno anni dalla fondazione, la storia di Ferrari e del suo logo rappresentano uno dei più interessanti case studies esistenti nel campo del graphic design. Oltre che simboleggiare il prestigio della casa automobilistica e l’identità del marchio Ferrari, infatti, il Cavallino Rampante è la dimostrazione più diretta di un retaggio culturale che, nei suoi significati originari di velocità e ardimento,  è rimasto sostanzialmente identico a se stesso dalle sue origini fino a ora – trasferendosi, a seconda dell’epoca, in ambiti sempre nuovi.


Artwork by Vincenzo Diano for nss sports