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Il trend degli "Champagne Goggles" in NBA

Nike, Oakley, PUMA: tutti pronti per "proteggere" i campioni

Il trend degli Champagne Goggles in NBA Nike, Oakley, PUMA: tutti pronti per proteggere i campioni

Per festeggiare una grande vittoria non c'è cosa più bella di versare dello champagne sulla testa di un compagno di squadra. La sensazione di liberazione che provoca il gesto di stappare una bottiglia è impareggiabile, ma ha anche delle controindicazioni. Per questo motivo, soprattutto nella visione americana dello sport, è utile indossare quelli che da una decina d'anni sono stati ribattezzati come "champagne glasses" - più volgarmente chiamati goggles.

Gli ultimi a farlo dall'altra parte dell'oceano sono stati i Los Angeles Lakers, nuovi campioni NBA per il 2019-2020. La scena simbolo di festeggiamenti è sintomo di un trend che accompagna lo sport americano da ormai quasi 10 anni: "Where's my goggles?!" chiede subito il 4 volte MVP delle Finals LeBron James, come se non si potesse accedere allo spogliatoio - già completamente incelofanato prima dell'arrivo dei giocatori - senza il nuovo must dei vincenti. 

La risposta istituzionale alla ragione per la quale si utilizzano dei comuni occhiali da sci durante i folli festeggiamenti di una vittoria sta proprio in quelle controindicazioni, sia dello champagne sia dell'atmosfera da festa in sé. Partiamo dal motivo scientifico: lo champagne contiene una percentuale non trascurabile di alcol, soprattutto quando è uno champagne di un certo valore - i Warriors per festeggiare il titolo NBA del 2018 hanno speso mezzo milione di dollari solo in beverage; l'alcol se entra in contatto con gli occhi in modo significativo può causare danni. In seconda istanza, c'è un problema quantitativo: durante i festeggiamenti vengono aperte almeno 50 bottiglie di champagne, con una frequenza di apertura incontrollata e incontrollabile. Gli occhiali, sempre secondo la versione diplomatica, servono ad evitare che il sughero colpisca l'occhio ad alta velocità. 

Ma l'unica vera versione è che i brand che producono questo accessorio sono pronti ad offrirlo ai giocatori di punta per avere una visibilità non indifferente. E viceversa. Spesso sono gli stessi giocatori che li richiedono ai propri sponsor tecnici, per aumentare la visibilità del brand legato al loro volto - basti pensare che nei 4 titoli NBA, LeBron ha 4 modelli diversi di ski goggles con lo swoosh. Non ci sono solo marchi legati alla pallacanestro. Ray Allen (il vero capostipite del movimento), Andre Iguodala e Kawhi Leonard sono tra quelli che hanno scelto Oakley, mentre Speights e Lowry hanno portato tra i festeggiamenti anche adidas. In questa nuova corsa alla visibilità, da quest'anno si è aggiunta anche PUMA grazie a Kyle Kuzma e Danny Green, entrambi campioni con i Lakers ed entrambi in spogliatoio, in posa per le foto di rito e in conferenza stampa con il logo del brand tedesco sul lenti.

Il trend, come detto, è nato grazie a Walter Ray Allen, uno dei primi che nel 2013 ha portato in spogliatoio un modello di Oakley bianco, rosso e oro come i suoi Miami Heat. Come sempre negli USA, c'è chi si schiera contro questi aspetti commerciali ed estetici del basket off-the-court. C'è chi ritiene sia poco da uomini proteggersi mentre i festeggiamenti e vorrebbero più celebrazione come un tempo erano abituai a fare Shaq e Kobe, Wade, i big three dei Celtics o ancor più lontano MJ e Magic Johnson. Ma i tempi sono cambiati e i goggles per lo champagne sembrano inarrestabili.

Dal 2013 ad oggi, il tend si è evoluto notevolmente, con versioni custom dei goggles e con versioni di squadra, come nel caso degli incredibili Cleveland Cavaliers del 2016. La corsa alla visibilità nel momento di gloria più fotografato della storia è già partito e i brand sono pronti ad essere presenti quando la posta in palio è così alta.