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Non si parla abbastanza di Ja Morant

Perchè brand come Nike hanno deciso di investire su di lui

Non si parla abbastanza di Ja Morant Perchè brand come Nike hanno deciso di investire su di lui

Brands' new face

Quando i dirigenti Panini America lo scorso maggio hanno firmato un contratto con Ja Morant per avere un'esclusiva sulla sua carta autografata, sapevano che avrebbero avuto in mano una futura top-guard con un atletismo sbalorditivo il cui stile di gioco avrebbe esaltato tutti gli appassionati NBA. E sapevano anche che il natìo del South Carolina avrebbe potuto rompere le regole di mercato in qualsiasi altro settore, a maggior ragione in quello dello sport merch.

L’unica cosa che non sapevano è che tutte queste conferme sarebbero arrivate così in fretta.

In tutto ciò la particolarità è che la versione ''Prizm Card’’ di Panini è sempre stata riservata ad una cerchia ristretta di giocatori, tra cui Kobe, KD, Dame Lillard e Kyrie Irving, ma nessuno di loro aveva mai firmato un contratto prima dell’inizio della loro rookie season

La dirigenza Panini c’aveva visto lungo. Così come il suo sport brand, Nike, con cui Ja ha firmato il 27 maggio 2019. E’ successo solo una volta che un rookie avesse una signature line, ed è successo con LeBron James, che, a differenza di Morant, a 16 anni era già sulla copertina di Sport Illustrated.

Una differenza sostanziale. Si perchè Ja, nonostante a 14 anni si fosse già guadagnato il soprannome di ''once-in-a-lifetime player’’, ha dovuto faticare, e avere fortuna, per riuscire a conquistare la credibilità da parte dei coach dei college.


Underrated

A 16 anni Morant non era neanche il prospetto migliore della squadra del circuito AUU, i South Carolina Hornets. Gli scout arrivavano in palestra per vedere quello che da li a poco sarebbe stato definito il ''nuovo LBJ’’, stiamo parlando di Zion Williamson, un fenomeno globale, reso virale da internet e dal mondo social a causa della sua strapotenza fisica. Ja, invece, non godeva della stessa fama: durante l’estate precedente pochissimi scout universitari si erano interessati a lui ed il suo talento sembrava confinato nella piccola Dalzell, sua città natale, dimenticato tra i campi da coltivare e le stazioni di benzina abbandonate. Il destino, però, aveva in serbo per lui qualcosa di speciale: nel suo ultimo anno di High School, quello che anticipa il passaggio al college, James Kane, assistant coach di Murray State, in visita nel South Carolina per visionare Tevin Brown, talento dall’Alabama, decide di sgranchirsi le gambe prima di entrare in palestra dopo le 7 ore di viaggio. Fuori dal main court c’è un campetto, dove un ragazzino poco più alto di 180 cm ad un certo punto stacca da terra e piazza una windmill che quasi stacca il tabellone. Kane prende il cellulare e chiama il suo head coach a cui dice di raggiungerlo immediatamente, cose del genere si vedono poche volte nella vita.

Il destino vuole che il giorno seguente nella palestra principale si sfidano proprio Brown ed il ragazzo che aveva fatto sobbalzare Kane, Ja Morant, appunto. I due coach rimarranno tutta la settimana a visionare questo fenomeno che piazza 40.5 punti a partita durante tutto il torneo e da lì a poco Morant accetterà la proposta di coach McMahon a Murray State ed inizierà ad invadere a sua volta i social a suon di galleggiamenti aerei e assist magnifici, fino a diventare il primo giocatore della storia della NCAA a registrare 20 punti e 10 assist a partita per tutta la stagione. La NBA non era più così lontana.

Ma torniamo ai giorni nostri: anche Nike si era resa conto di cosa avrebbe potuto avere tra le mani, ma a differenza di Panini, non ha voluto rischiare il tutto per tutto dedicandogli una sneaker propria, bensì sta sfruttando il talento della nuova guardia dei Memphis Grizzlies facendone il testimonial principale della nuova Nike Adapt 2.0, per ora acquistabile solo negli USA, top di gamma tra le non-signature

Morant ha debuttato con le nuove Adapt durante il MLK Day contro i New Orleans Pelicans, nonostante la release ufficiale sarebbe stata il 16 febbraio, giorno il cui lo swoosh ha svelato sui propri canali social la campagna ufficiale dove, appunto, l’uomo immagine è il nativo di Dalzell. Pochi giorni fa le stesse Nike Adapt 2.0 sono arrivate ai piedi di Jim Fallon, consegnate direttamente dal #12 dei Grizzlies


Half Russ/Half AI

Andando a ritroso negli scouting report pre-draft 2019, è impossibile non notare a quanti giocatori Ja sia stato associato e quante valutazioni siano cambiate (in meglio) col passare del tempo: si passa da anonimi paragoni a Jeff Teague, a Rajon Rondo, per merito del QI cestistico sopra la norma, a Mike Conley Jr e De'Aron Fox per i loro cambi di velocità, le letture del ritmo della partita e per le qualità di solving-problem nei confronti delle scelte della difesa. 

Come dicevamo, più si avvicinava il draft, più cresceva la percezione che Morant potesse riassumere più skills di diversi giocatori NBA nel suo bagaglio tecnico, ed è qui che spunta un nuovo nome: Allen Iverson. Stessa sfacciataggine, stessa capacità di penetrare le difese, un fisico capace di fare cose che il suo stesso corpo non gli permetterebbe e soprattutto nessuna paura di affrontare gente alta e pesante il doppio di lui.

Altro punto di contatto tra AI e Ja Morant sono i tatuaggi. I 35 tattoo che The Answer ha sulla sua pelle spaziano dalla famiglia alla sua casa di produzione, fino ad arrivare a motivi religiosi e pantere. Uno dei più piccoli ma allo stesso tempo più rappresentativi è "Fear no one" - che non necessita particolari spiegazioni, considerando la carriera di Iverson. Ja, invece, ha un solo tatuaggio, ma il significato è emblematico: "Beneath no one", ovvero sia "Sotto nessuno", uno dei consigli più importanti di mamma Jamie. Coincidenze?

L'unico dubbio era che ci si sarebbe potuti trovare davanti all'ennesimo esempio di ragazzo pieno di talento ma con una misera considerazione dell'applicazione e dell'impegno, dubbio subito sfatato rovistando nel background stakanovista, ereditato dal padre, di Morant.

''We're talking about practice?''. In questo caso si, Ja è ben consapevole che se vuole arrivare lontano, e soprattutto se vuole vincere, c'è e ci sarà bisogno di allenamento e sacrifici.

Sotto il punto di vista mentale infatti Morant è molto più simile ad un altro ragazzo che sta letteralmente prendendo a schiaffi le difese negli ultimi 3 anni: Russell Westbrook. Anche qui troviamo diverse caratteristiche comuni, soprattutto un'autostima straripante e una fisicità di cui neanche lui è ben consapevole, la sostanza è che nella NBA attuale sono solo in due ad avere un rapporto peso/ferocia così alto.


(Maybe) Next ROTY

Morant sta guidando i suoi Grizzlies alla lotta playoff con quasi 18 punti e 8 assist a partita, che ne fanno legittimamente il candidato numero uno al premio di Rookie of the year (vista la prolungata assenza nella prima parte di stagione dell’altro fenomeno, ed ex compagno di squadra, Williamson). La corsa per il ROY non è certo l'obiettivo principale della point guard di Memphis. 

"Sono molto fiducioso in me stesso, so di essere abbastanza bravo da giocare a questo livello, ma anche abbastanza umile da sapere che ho margini di miglioramento. Non mi interessa il Rookie of the year, possono darlo a chi vogliono".

Anche Tracy McGrady, uno che di talento ne ha da vendere, è sicuro del fatto che Zion Williamson sia molto indietro nella corsa alla miglior matricola NBA, considerata proprio la lunga assenza forzata di inizio anno: "Può tirare anche con l'80%, ma Zion non ha nessuna chance di vincere il premio contro Morant". 

Tee Morant, papà di Temetrius Jamel - per tutti Ja - è stato compagno di squadra di Walter Ray Allen ai tempi di Hillcrest High School. Proprio l'ex Celtics e Heat, durante un'intervista fatta da Bleacher Report prima delle Final Four NCAA del 2019, avevo scelto Murray State come Cenerentola del torneo. Tra le espressioni che utilizza il miglior tiratore di sempre c'è "Hold my own guy", ovvero sia un ragazzo che si è costruito da solo e che è pronto a prendersi le responsabilità più importanti della squadra, e per la serie "le coincidenze non esistono", hold my own è anche uno dei 35 tatuaggi di Allen Iverson.

La mentalità è quella giusta, noi continuiamo a svegliarci la mattina con la speranza di vedere highlights del suo elettrizzante atletismo, domandandoci quali altri giocatori cercherà di scavalcare da qui alla fine della stagione.