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La Top 10 delle jerseys dell'All Star Game NBA

La partita delle stelle vista attraverso le sue canotte più iconiche

La Top 10 delle jerseys dell'All Star Game NBA La partita delle stelle vista attraverso le sue canotte più iconiche

Quello di Chicago sarà il terzo All Star Game ''marchiato'' Jordan dopo il decennio adidas. Abbiamo già scritto qui delle jersey che i giocatori di Team Giannis e Team LeBron indosseranno la sera del 16 febbraio allo United Center: c’è il richiamo alla tradizione, con la prevalenza dei colori rosso e blu quasi a voler evidenziare l’idea di rivalità anche dal punto di vista cromatico; ma c’è anche la cura per i dettagli (gli inserti e le strisce multicolori, la posizione strategica del 'Jumpman', il logo NBA al centro in bella vista) in funzione di quella vestibilità off the court di cui oggi si deve tenere conto in fase di design e progettazione. 

Del resto, nel corso degli anni, le divise dell’All Star Game sono state oggetto di un restyling continuo per adeguarsi agli standard degli sponsor, arrivando a costituire non solo un parametro per lo streetwear ma anche una rappresentazione grafica del periodo storico di riferimento: dalla sobrietà degli inizi all’esplosione dei colori degli anni '90, fino all’uniformità futurista prima accennata a metà anni '00 e poi sdoganata dagli anni '10 in poi. Se si volesse trovare l’ideale di stile della NBA anno per anno basterebbe guardare le divise della partita delle stelle.

Stilare una top 10 delle jersey più iconiche diventa quindi una sorta di racconto visivo di cosa è diventata la NBA oggi, ricordando la sua evoluzione in termini di estetica, ma anche grazie ad aneddoti e storie che hanno contraddistinto le diverse edizioni. 

 

#10 Los Angeles 2011

Probabilmente l’anno in cui adidas è riuscita meglio a interpretare l’approdo in una nuova dimensione del gioco, con la tridimensionalità delle scritte ''East’’ e ''West’’ a vestire i protagonisti di prestazioni fuori da un mondo e da un tempo che non c’erano più: Blake Griffin che vince la gara delle schiacciate saltando sopra una macchina, LeBron James che verga una tripla doppia da 29 punti, 10 rimbalzi e 12 assist, Kobe Bryant che fa gli onori di casa con 37 punti e l’ovvio titolo di MVP. 

 

#9 Las Vegas 2007

Un elegante semicorsivo come principale elemento di discontinuità nell’epoca dello stampatello ingombrante a tutta maglia. Quasi un contrasto voluto (e riuscito) con le luci, i colori e gli eccessi della Strip.

 

#8 New York 2015

Un omaggio, tipicamente newyorkese, all’All Star Game del 1971, con numeri grandi e in bella vista sul nero e bianco di divise “rifinite” dall’elegante rosso e blu degli orli. La mise ideale per la serata di gala del Madison Square Garden, in cui Russell Westbrook volle eccedere anche sul campo e non solo fuori con le sue personali (e discutibili) interpretazioni del look ''nerd-chic'': 41 punti, a meno uno dal record assoluto di Wilt Chamberlain, di cui 27 in 11 minuti nel solo primo tempo per scrivere una nuova pagina di storia del libro NBA.

 

#7 San Francisco 1967

L’anno in cui le divise per la partita della domenica vennero disegnate sul modello della leggendaria ''The City'' dei San Francisco Warriors, con la stampa del Golden Gate sormontata dal numero e circondata dalle stelle. Il risultato, sia sul giallo tendente all’oro della Western Conference che sul blu della Eastern è clamoroso. Ed ispirerà il trend dei decenni successivi, con le maglie a rappresentare colori e iconografia della città ospitante, come la Los Angeles del 1972.

 

#6 Richfield 1981

Lo stesso principio alla base anche delle jersey del 1981, ispirate ai colori e al design della divisa dei Washinton Bullets. Righe rosse, orizzontali e spesse, su sfondo bianco (Eastern Conference) o blu (Western Conference), con la riproposizione del numero litografato e circondato da stelline d’ordinanza. Probabilmente l’ultima grande sperimentazione prima di un’uniformità cromatica e grafica che caratterizzerà la seconda parte del decennio.

 

#5 Orlando 1992              

Quando 'l’effetto wow' di una divisa dalle caratteristiche a tratti banali – sfondo a tinta unita bianco o blu messo in secondo piano dalla grandezza di numeri e scritte – viene messo in secondo piano dalla vera e propria partita. La città dei Magic per il ritorno di Magic (Johnson), risultato il giocatore più votato dai tifosi nonostante non avesse messo piede in campo in quella stagione a causa della sieropositività dichiarata pubblicamente nella drammatica conferenza stampa del 7 novembre 1991: 25 punti (9/12 dal campo), 5 rimbalzi e 9 assist il titolo di MVP quasi per acclamazione per dimenticarsi del passato.

 

#4 Atlanta 2003

L’ultimo All Star Game di Michael Jordan, omaggiato non solo da Hero di una Mariah Carey in abito lungo simil divisa degli Wizards, ma anche da una jersey che richiamava il layout di quelle indossate durante i leggendari All Star Game di metà anni ‘80. 

 

#3 Indianapolis 1985

La rappresentazione grafica della prima età dell’oro NBA in era moderna, un minimalismo solo apparente per restituire l’idea che bastasse una canotta bianca o blu con la scritta “NBA All Star”, tanto al resto ci pensavano Magic, Bird, Michael e tutti gli altri. A proposito di MJ: quello del 1985 fu soprannominato l’All Star Game del ''Freeze-Out'', con Isiah Thomas a ''boicottarlo’’ durante la partita pur di tenerlo fuori dai premi. Il conto gli verrà presentato, sotto forma di esclusione dalla squadra più forte di tutti i tempi, al momento della formazione del Dream Team di Barcellona ‘92.

 

#2 Phoenix 1995

Stile Space Jam prima di Space Jam: lettering, dettagli e finiture da cartone animato sul bianco della Western Conference o, meglio ancora, sul viola della Eastern, con tanto di cactus in primo piano a ricordare che siamo in Arizona. Difficile fare meglio. A meno che…

 

#1 San Antonio 1996

A meno che non si arrivi alla perfezione, al ''Miami Vice effect'' portato in pieno Texas con un decennio di ritardo senza perdere nulla in termini di impatto visivo e iconicità. L’apice dell’eccentricità che diventa mainstream nell’epoca in cui la maglia di assoluto culto è quella di una franchigia canadese con il velociraptor di Jurassic Park. Non è un caso che da quel momento, fino all’edizione del 2003, i giocatori disputeranno la partita della domenica con la canotta della squadra di appartenenza: perché la perfezione non si poteva battere ma solo accettare.