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Cinque domande sull'attuale crisi del Milan

C'entrano Giampaolo, il rendimento dei giocatori, le scelte della dirigenza e i fischi del tifo rossonero

Cinque domande sull'attuale crisi del Milan C'entrano Giampaolo, il rendimento dei giocatori, le scelte della dirigenza e i fischi del tifo rossonero

Sono passate appena sei giornate di campionato, un inizio di stagione sulla carta complicato ma in fondo non così terribile, e sono arrivate già quattro sconfitte che relegano il Milan al sedicesimo posto in classifica. Un dato su tutti: non succedeva dal 1938. L'ultimo k.o., il sonoro 3-1 casalingo rimediato contro la Fiorentina dell'ex Montella, è quella che ha lasciato le scorie maggiori, soprattutto per il modo in cui si è materializzata: una squadra debole e facilmente perforabile, confusa e incapace di reagire, che ha giocato gli ultimi minuti di gara senza i propri tifosi, quelli che hanno tolto pezze e striscioni e hanno abbandonato in massa il 'secondo blu' molto prima del fischio finale. 

Nonostante l'arrivo del nuovo tecnico Marco Giampaolo (un maestro più che un allenatore, cit.) e di innesti giovani e interessanti a completare ogni reparto, le ambizioni estive del club rossonero sono un ricordo lontanissimo, l'ennesima delusione precoce per i tifosi rossoneri che, mese dopo mese, stanno vedendo aumentare sempre più il gap non solo con le grandi del campionato come Juventus e Napoli, ma soprattutto con i rivali cittadini dell'Inter, contro cui sono appena usciti sconfitti in occasione del derby.

E proprio mentre i nerazzurri saranno di scena al Camp Nou per la seconda giornata di Champions League, la Milano rossonera dovrà pensare a come invertire la tendenza, a come risolvere gli errori nel minor tempo possibile. La situazione attuale, come tutti i momenti particolarmente critici, è molto complicata da interpretare, così come è molto facile trovare delle risposte efficaci. Ad alcuni interrogativi che circolano nella testa di molti, milanisti e non, abbiamo provato a trovare una chiave di lettura sensata e razionale.

 

Ma il Milan è veramente così scarso?

Per migliorare la rosa dello scorso anno, quella che con Gennaro Gattuso in panca arrivò ad una sola lunghezza dal quarto posto occupato da Atalanta e Inter, la proprietà ha investito poco più di 100 milioni di Euro per acquistare sei giocatori (Rafael Leão, Ismael Bennacer, Theo Hernandez, Rade Krunic, Leo Duarte e Ante Rebic) e riscattare Franck Kessié, sacrificando di fatto il solo Patrick Cutrone, andato via insieme a giocatori esperti e poco utilizzati come Ignazio Abate, Riccardo Montolivo, Cristian Zapata e Andrea Bertolacci. Se è perfettamente riuscito l'intento di rinnovare e nel frattempo mantenere un'età media bassissima (appena 23,9 anni, la più bassa di tutta la Serie A), quello che è mancato, a detta di molti addetti ai lavori, è stato l'inserimento di giocatori d'esperienza, di leader fondamentali per garantire la crescita complessiva di un gruppo così giovane. Alla luce di questi discorsi, i giocatori che si sono riusciti a distinguere positivamente sia sotto le precedenti gestioni che durante quella attuale sono praticamente sempre gli stessi (Donnarumma e Romagnoli su tutti), mentre il rendimento di quasi tutti gli altri si conferma troppo altalenante, con pochissimi exploit positivi e tante bocciature. La scarsa continuità sembrava non appartenere a Krzysztof Piątek, che invece da qualche mese (e ovviamente non è un discorso legato alla 'maledizione della maglia numero 9') si sta esprimendo ben al di sotto di come aveva abituato tutti.

Cosa è mancato fino ad oggi?

Il problema principale, forse, è stato principalmente quello relativo alla produttività offensiva: eccetto la gara esterna contro il Torino, e in parte quella casalinga contro una neo-promossa come il Brescia, l'attacco del Milan ha fatto molta fatica ad esprimersi, e soprattutto a rendersi pericoloso con frequenza. Oltre al preoccupante dato delle reti segnate, appena quattro (come Sampdoria e Verona, peggio ha fatto solamente l'Udinese), ciò che ha destato maggiori perplessità è stato il rendimento dei giocatori offensivi e il loro stato di forma: se Ante Rebic e Paquetà hanno avuto pochissimo tempo per mettersi in mostra, l'unico a essersi distinto (oltretutto, in un ruolo non propriamente suo) è stato il portoghese Rafael Leão, autore di giocate interessanti nel derby contro l'Inter e di un bel gol, seppur inutile, contro la Fiorentina. Non meno determinanti sono stati i problemi legati all'atteggiamento, spesso troppo passivo, poco lucido e remissivo; alle tantissime distrazioni di natura tecnica, inaccettabili da alcuni giocatori; e più generalmente alla mancata creazione di un gruppo unito e coeso.

 

Perché Giampaolo non gioca col suo caro 4-3-1-2?

Viene spontaneo chiedersi come mai, l'allenatore diventato celebre per aver utilizzato, sempre o quasi, il 4-3-1-2 come schema di gioco, abbia deciso di iniziare la stagione affidandosi al 4-3-3, e dunque senza un trequartista puro alle spalle delle due punte. Probabilmente la risposta sta nelle caratteristiche dei giocatori a cui l'ex tecnico della Samp non ha voluto rinunciare, come Suso, molto più a suo agio come esterno del tridente offensivo che in posizione centrale. Perché, dunque, non tentare di risolvere l'incapacità di esprimersi al meglio in avanti provando ad insistere con il modulo prediletto? D'altronde, in rosa i giocatori capaci di svolgere quel ruolo sembrano esserci: oltre allo spagnolo ci sono Paquetà, Calhanoglu, Krunic e il rientrante Bonaventura, servirà mica richiamare Honda?

E' giusto esonerare Giampaolo?

Nonostante le smentite di facciata provenienti da Zvonimir Boban e Paolo Maldini, solamente il secondo sembra davvero convinto di continuare con Giampaolo, dandogli ancora fiducia e tempo per lavorare. Certo è che la pazienza di dover assecondare una piazza come quella rossonera non è illimitata, e la partita di sabato prossimo contro il Genoa potrebbe davvero essere l'ultimo banco di prova. Una vittoria che, a conti fatti, servirebbe a recuperare solo in parte una situazione che ha già condizionato pesantemente la stagione rossonera. Che, ricordiamo, non prevede le coppe europee. A frenare l'esonero (per Giampaolo sarebbe il quarto dopo Siena, Catania e Cesena) potrebbero essere i nomi dei potenziali sostituti: se il ritorno di Gattuso sarebbe un clamoroso autogol e l'idea Ranieri stuzzica molto poco una dirigenza che aveva tutt'altro tipo di vedute, le opzioni Allegri e Spalletti sembrano molto poco percorribili. E se si puntasse su Andriy Shevchenko per scuotere l'ambiente?

Cosa dice la proprietà?

Si trovava allo stadio in occasione di Milan-Fiorentina Gordon Singer, il figlio del capo del fondo Elliott, il gruppo che controlla il Milan dopo averlo rilevato nel luglio 2018. Inevitabile che, al termine della partita, l'uomo d'affari americano abbia avuto modo di parlare dell'attuale stato della squadra con Maldini e Boban, ma anche Ivan Gazidis e Frederic Massara. Molto probabilmente saranno gli uomini di calcio a dover trovare una soluzione, visto che la proprietà nel corso dei mesi ha mantenuto una linea molto distaccata rispetto ai temi prettamente sportivi, gestendo il club a distanza con l'obiettivo di ottenere la stabilità economica che era mancata nei mesi precedenti. I problemi sul campo e quelli gestionali, però, sono doppiamente intrecciati: dalle sorti sportive dipendono scelte ed evoluzioni future che riguardano la società in questo periodo storico molto delicato, su tutte la questione aperta con la UEFA post deferimento e la costruzione del nuovo stadio San Siro.