Vedi tutti

Credere nell'Italia Under 21

Alla vigilia dell'Europeo, gli Azzurrini si preparano ad affrontare il torneo da padroni di casa con un gruppo super

Credere nell'Italia Under 21 Alla vigilia dell'Europeo, gli Azzurrini si preparano ad affrontare il torneo da padroni di casa con un gruppo super

Sognare, visti i tempi che corrono, è obbligatorio: nonostante il flop della Nazionale di Ventura il movimento calcistico azzurro sta vivendo un periodo brillante, in miglioramento costante forse proprio grazie alla disfatta che ci ha impedito di partecipare alla Coppa del Mondo 2018. Le buone notizie sono arrivate dalla spedizione Under 19 allo scorso Europeo, perso soltanto in finale contro il Portogallo, ma anche dalle due versioni dell'Italia vista ai Mondiali Under 20, sconfitta in entrambi i casi (sia nel 2017 che nel 2019) in semifinale dopo due ottime cavalcate ricche di spunti positivi. Ma più che dai risultati complessivi, ciò che fa sicuramente ben sperare è l'esplosione di tanti nuovi volti per il futuro, sbocciati proprio durante le recenti kermesse: Nicolò Zaniolo, Moise Kean e Sandro Tonali, ad esempio, sono passati in breve tempo da talenti in provetta ad assolute realtà su cui puntare ad occhi chiusi. Alcuni hanno pure ottenuto la continuità e la fiducia di cui avevano bisogno grazie alle squadre di club: Riccardo Orsolini è reduce da un finale di stagione clamoroso con la maglia del Bologna, Emil Audero e Alessandro Bastoni invece da una stagione vissuta da protagonisti, praticamente sempre titolari, rispettivamente con Sampdoria e Parma. Lorenzo Pellegrini, una delle stelle annunciate di questo roster, si è già preso lo sfizio di segnare in Champions League con la Roma.

Se il movimento azzurro sembra essere assolutamente in salute, è perché il gruppo è ricco di sfaccettature diverse, che lo arricchiscono in maniera complementare rendendo la spedizione azzurra assolutamente eterogeneo. E' forse la prima volta, infatti, che abbiamo la sensazione di avere a disposizione un gruppo che fa della diversità la sua forza, scrivendo le regole del cambiamento. Che poi quella azzurra è una rosa dal potenziale davvero incredibile, una delle migliori che abbiamo mai avuto a disposizione, è quasi secondario: non lo diciamo noi perché siamo esageratamente ottimisti ma lo dicono i numeri (dati Transfermarkt), che mettono la squadra italiana al secondo posto tra le tutte le 12 rose, dietro solamente alla Spagna come valore economico assoluto. Per l'occasione, infatti, coach Di Biagio non ha rinunciato praticamente a nessuno (eccetto i due milanisti Gianluigi Donnarumma e Davide Calabria, perché infortunato) puntando su tanti elementi maturi che ormai fanno parte del giro della Nazionale maggiore: Federico Chiesa ad esempio, che in Under 21 ha giocato soltanto 10 partite, o Nicolò Barella, che ormai è un assoluto punto di forza squadra allenata da Roberto Mancini. Tutti insieme per provare il grande exploit e per affrontare, senza paura, le fortissime avversarie.

Il countdown era iniziato il 9 dicembre 2016, quando il Comitato Esecutivo dell'UEFA aveva assegnato all'Italia l'organizzazione dei Campionati Europei 2019. E finalmente, ci verrebbe da dire, visto che non siamo riusciti più ad ospitare nessuna grande competizione calcistica dopo il 1990, sempre costretti a guardare 'gli altri' godere di questo privilegio. A dividersi questo compito saranno due Paesi (visto che c'è anche San Marino), due Regioni (l'Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia) e sei diversi impianti: Serravalle, Cesena, Bologna, Reggio Emilia, Trieste e Udine, dove si giocherà la finalissima del prossimo 30 giugno. E dove l'Italia, ovviamente, spera di ritrovarsi.

Se ci teniamo così tanto alla nostra Under 21 è anche merito del passato, perché 'siamo stati abituati bene' ciclo dopo ciclo: nessuno ha vinto come l'Italia nella storia dei Campionati Europei (abbiamo trionfato cinque volte, tre di queste consecutive tra il 1992 e il 1996) e questo sentimento di competitività e supremazia ci ha sempre accompagnato, facendo aumentare di conseguenza il nostro attaccamento e la nostra fiducia. Nell'Under 21 abbiamo sempre intravisto il futuro in anticipo, e guardare le gare degli Azzurrini (anche quelle in programma di settimana, nel primo pomeriggio sulla Rai, in campi poco mainstream come Rieti, Fermo, Casarano e Castel Di Sangro) ci ha sempre dato un'opportunità ulteriore di vedere crescere e migliorare i talenti del momento: succedeva negli anni '90 con la Nazionale di Del Piero, Nesta e Cannavaro (con il panchina l'indimenticato Cesare Maldini), e si è poi ripetuto con le formazioni guidate da Maccarone, Gilardino, Balotelli, Immobile e Gabbiadini, idoli momentanei di cui siamo riusciti a intravedere le loro potenzialità sempre con largo anticipo. 

Dell'Under 21 abbiamo apprezzato da sempre la freschezza e l'incoscienza, la trasparenza e la convinzione di poter sempre giocare per vincere, di avere fame: l'ultima volta che siamo andati davvero vicini ad un titolo importante è stato nel 2013, quando in Israele fummo sconfitti soltanto in finale dalla Spagna di Morata e Thiago Alcantara; quattro anni dopo invece furono sempre gli spagnoli a buttarci fuori in semifinale durante l'edizione polacca in cui figuravamo tra le serie contendenti al titolo. Il 16 giugno al 'Dall'Ara' faremo il nostro esordio nella competizione proprio contro le baby Furie Rosse, con cui abbiamo un evidente conto in sospeso. Forse è anche per questo motivo che Bologna ha già risposto alla grande, facendo registrare il sold-out nelle vendite dei biglietti. Che sia la volta buona, e forza Azzurrini!